Flotte aziendali elettriche, non scocca la scintilla: gli utilizzatori ancora diffidenti

di Mattia Eccheli
ROMA - Costi, tempi di ricarica e autonomia. Per la scossa elettrica, anche nello strategico segmento delle flotte aziendali, alle auto a zero emissioni mancano ancora diversi elementi per diventare competitive. Alcuni limiti sono reali, altri ancora psicologici. Ad esempio quello sul raggio d’azione, considerato ancora troppo basso dal 43% degli operatori del settore intervistati da Top Thousand nell’ambito di una ricerca dal titolo “Le flotte aziendali verso una svolta elettrica... ancora lontana”.

Quasi il 45% dei veicoli delle flotte campione delle 60 grandi aziende dei settori più disparati per un totale di 52.000 mezzi sentite nel corso dell’indagine percorre meno di 100 chilometri al giorno ed il restante non supera i 200. Già oggi l’autonomia media dei modelli elettrici supera i 100 chilometri ed è in progressivo aumento.
Ma i dati raccolti dall’Osservatorio sulla mobilità aziendale in collaborazione con Sumo Publishing e con il patrocinio di Cei Cives, la Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali a Batteria, Ibridi e a Celle a Combustibili, rivelano anche amare verità. Come quella sulla diffusione a “macchia di leopardo” dell’infrastruttura di ricarica, ancora più avvertita nelle regioni meridionali, o sui tempi di ricarica valutati non ottimali.

Con i sistemi rapidi, in mezz’ora è possibile fare il pieno di energia fino all’80%. Ma anche trenta minuti sono sempre parecchi per un “semplice” rifornimento. Del resto, meno di un quarto delle aziende ha stipulato specifici accordi con le società energetica e la maggior parte dipende così dalla rete di ricarica pubblica. Appena il 5% delle aziende intervistate dispone di colonnine proprie, mentre il 9% ha dichiarato di essersi attrezzato per la produzione di energia fotovoltaica. Quasi un quinto sta lavorando ad un’intesa con le Utility.

Malgrado i costruttori insistano su un costo totale di proprietà interessante, secondo i gestori delle flotte il rapporto costi/benefici dei veicoli elettrici continua a non essere conveniente. A quanto pare, tuttavia, esiste la possibilità di far quadrare i conti: un’azienda di food&beverage ha convertito gradualmente la propria flotta ed ha ora in servizio 111 veicoli elettrici, quasi il 70% dei 163 che costituiscono la sua flotta. Gli operatori rilevano anche nella “ristrettezza” della gamma uno dei freni alla crescita del mercato EV: l’offerta di versioni, allestimenti e accessori per i modelli a gasolio o benzina non è paragonabile a quella elettrica.

«C’è bisogno che tutti gli attori facciano la propria parte», sottolinea Riccardo Vitelli, presidente di Top Thousand: «i costruttori attraverso il lancio di un maggior numero di modelli a prezzi più contenuti e che permettano percorrenze più rilevanti – prosegue - Le istituzioni, attraverso l’ampliamento dell’attuale rete di rifornimento su tutto il territorio nazionale, gli operatori di noleggio con canoni più sostenibili; non ultimo, i mobility manager dovranno prevedere car policy più premianti per i driver che scelgono questa opzione». In Italia, le alimentazioni alternative nelle flotte sono in aumento, ma non superano il 9% di un mercato che viaggia a gasolio (88%), con emissioni medie in calo (120 g/km) grazie al costante rinnovamento (i mezzi vengono sostituiti in media non oltre i 48 mesi): il bifuel a metano raggiunge il 4,5%, quello a Gpl il 3,5% mentre ibride ed elettriche si fermano all’1%.
 
 

 
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Venerdì 6 Gennaio 2017, 19:52
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