Mike Manley, presidente e ceo di Jeep, presenta la nuova Wrangler durante il Los Angeles Auto Show

Stelle americane. A Los Angeles i concept si prendono una pausa, sotto i riflettori la nuova Jeep Wrangler e le supercar

di Giorgio Ursicino
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LOS ANGELES - Il futuro, a volte, può attendere. Dopo le abbuffate di Francoforte e Tokyo, saloni in cui i più grandi costruttori di auto giocano in casa, i concept del domani si prendono una piccola pausa. E sugli stand del motor show californiano, per vedere lo stato dell’arte delle emissioni zero e della guida autonoma, bisogna accontentarsi dei gioielli recentemente già svelati in Germania e Giappone. La cosa non è affatto sorprendente perché, se è vero che il Far West è la patria delle nuove tendenze e dell’innovazione (su questo oceano si affaccia la Silicon Valley), la terra dei cowboy è anche la culla ideale del tempo libero e del divertimento e, complice una ricchezza che certo non manca, pure il giardino preferito delle proposte da sogno, supercar o fuoristrada che siano. Così sotto i riflettori sfilano modelli che mostrano i muscoli, tanti cavalli o la possibilità di percorrere tracciati impossibili immersi in scenari di straordinaria bellezza.

La regina del salone, questa volta non ci sono discussioni, ha le ruote alte, l’aspetto amico e caratteristiche sempre più uniche, estreme. È la nuova generazione di Wrangler, un’icona che Jeep non poteva non svelare a Los Angeles. Qualsiasi siano le preferenze e i gusti personali, di fronte ad un capolavoro del genere è scontato emozionarsi. I motivi sono diversi, decisamente numerosi. I primo è perché la seducente signora si avvia verso gli ottant’anni ed è chiaro che ha scoperto da tempo l’elisir di lunga vita.

Il secondo è che la sua storia è iniziata in modo eroico, entrando nel cuore della gente per aver liberato con coraggio paesi e popoli dal terrore della guerra. Poi c’è la capacità impareggiabile di restare fedele a se stessa, nell’aspetto e nell’impostazione meccanica. Infine, la particolarità di essere rimasta l’unica a calcare un determinato palcoscenico che ogni volta si sposta più in alto. Avendo giustamente deciso di continuare a giocare una sfida dalla quale tutti i rivali si sono ritirati, Jeep ha spinto ancora di più sull’acceleratore e secondo Mike Manley, il numero uno globale del brand, «la nuova Wrangler è il veicolo con le capacità di mobilità più estreme che sia mai stato realizzato». In altre parole è il testimonial perfetto di un’azienda che ha sempre più successo, l’essenza di quella filosofia che fece nascere la Willys nel lontano 1941.

Il volto è così inconfondibile da poter rinunciare al marchio, la griglia con sette feritoie e i fari tondi sono molto più di una firma. Restano le forme squadrate, i parafanghi esposti, la sensazione di totale feeling con qualsiasi tipo di terreno. Wrangler ha potenziato il must di muoversi all’aria aperta: con grande facilità si smontano i vetri laterali, il tetto ed anche le portiere, mentre il parabrezza, con altrettanta rapidità, può essere adagiato sul cofano motore. Tutti nuovi i propulsori, diesel e benzina, tre dei quali di chiare radici italiane. Allungato il passo sia della versione lunga che della corta, addirittura migliorati l’angolo di attacco e di dosso. Ma è inutile continuare l’emozionante descrizione che toglierebbe spazio agli altri, è evidente che la stella dell’off road merita un approfondimento ad hoc. Sul filone del tuttoterreno (ma chiaramente meno estremo) altre due novità (oltre a quelle che non sbarcheranno in Europa). Da una parte la nuova Volvo XC40, dall’altra la Infiniti QX50. Due modelli che, nella loro diversità, sono accomunati da valori comune: bell’aspetto, forte senso di modernità, qualità molto elevata, misure “giuste”. Non meno interessante la Lexus RX 350L, ora in grado di ospitare anche sette persone.

Sul tema delle alte prestazioni sono gli americani a sorprendere iniettando di cavalli le loro muscle car. Svetta la Corvette ZR1 da 755 cavalli, sia aperta che chiusa, ma impressiona anche la Ford Mustang Roush già vista al Sema da 729 cv. Su questo fronte, quello della sportività, gli europei non sono stati certo a guardare e hanno messo in campo anteprime mondiali di grande rilievo. Dalla Germania sono arrivate numerose. C’è la terza generazione della Mercedes CLS, quella con i nuovo 4 e 6 cilindri in linea che miscelano performance ed efficienza e c’è l’attesa versione roadster della BMW i8 (batteria maggiorata, motore elettrico più potente), tuttora il massimo per chi vuole anticipare i tempi anche nel campo del dinamismo. Porsche rilucida il piacere di guida allo stato puro con le versioni GTS delle 718 Cayman e Boxster (365 cv, 290 km/h) e con la Carrera 911 T.

Dall’Inghilterra rispondono con gioielli altrettanto intriganti. Jaguar, che ha in bella vista la Formula E e la speciale I-Pace che disputerà il Trofeo, propone la berlina più veloce del mondo: la XE SV Project 8 (600 cv) che ha girato sul vecchio Nurburgring in un tempo (7’21”) in cui nessuna quattro porte era riuscita prima. Per la prima volta esposta in pubblico anche la nuova Aston Martin Vantage, un altro capolavoro che si affianca alla recente DB11.
Anche l’Italia ha le sue gemme: sullo stand Maserati brillano le versioni “Nerissimo” di Levante, Ghibli e Quattroporte. Fra le berline spicca la Mazda che ha completamente rinnovato la “6”: design molto bello, lusso elevato, prestazioni che si annunciano significative.

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Lunedì 4 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:32 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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