Una battaglia in partenza di un  ePrix di formula E

ePrix Formula vincente. Cresce il campionato delle monoposto elettriche: il prossimo weekend tappa a New York

di Mattia Eccheli
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BERLINO - Un chilometro e 950 metri di gloria automobilistica. Là dove non è arrivata la Formula 1, arriva la Formula E, il campionato Fia riservato alle monoposto elettriche. Cioè la classe che recapita il motorsport direttamente a casa degli appassionati. Senza inquinare. Sabato e domenica prossimi il circuito dei bolidi politicamente corretti anima Brooklyn, nel cuore di New York. La Grande Mela si apre per far spazio alla Formula E, per la quale questa doppio ePrix (già confermato anche per il 2018) è un trionfo in termini di immagine e di credibilità.

La Formula E rivoluziona i canoni classici del motorsport. Perché è senza emissioni: atmosferiche ed acustiche (il sibilo sostituisce il rombo rispetto al quale i decibel non sono nemmeno lontanamente paragonabili) e perché arriva nel cuore delle grandi città. Prima di New York era già arrivata in quello di Parigi, di Berlino, di Londra, di Hong Kong (da dove il prossimo dicembre scatta il quarto campionato), di Marrakech e di Pechino, solo per fare alcuni esempi. E l’anno prossimo arriverà anche nella città eterna, a Roma, nel quartiere dell’Eur, oltre che a Santiago del Cile ed a San Paolo del Brasile.
 

«È un grande sogno che, finalmente, diventa realtà», ha commentato il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani, che è anche membro Consiglio Mondiale dello Sport, del Senato e dell’Euroboard Fia. La Formula è un circuito messo in piedi dallo spagnolo Alejandro Agag, genero dell’ex primo ministro spagnolo Josè Maria Aznar, che anticipa ed interpreta la rivoluzione planetaria che riguarda la mobilità. «Si tratta – ha sintetizzato Sticchi Damiani - di un segnale importante per educare anche il mondo del motorsport alla cultura del rispetto dell’ambiente, dimostrando a tutti che è possibile correre ad emissioni zero».

A Parigi i piloti, molti con trascorsi in Formula 1 tipo Nick Heidfeld (13 volte sul podio) che corre per la Mahindra o con cognomi leggendari tipo Piquet (Nelson jr, sotto contratto con i cinesi della NextEv Nio) e Prost (Nicolas, legato al destino del padre, co-fondatore della Renault e.Dams, che ha vinto i primi due titoli riservati ai team), si sfidano attorno allo storico complesso de Les Invalides, dove è stata scritta una pagina di storia della rivoluzione francese, a Berlino si è corso anche due passi dalla porta di Brandeburgo, mentre di New York impressionerà lo skyline, con statua della Libertà e lower Manhattan a fare da cornice. Con le sue 13 curve ed i suoi due lunghi rettilinei, il circuito cittadino è destinato a riservare grandi emozioni: anche televisive. Uno spettacolo nello spettacolo.

Nella Formula E sono attualmente impegnate dieci scuderie, destinate ad aumentare con la quinta stagione (quella che si sta concludendo è la terza), quando non sarà più necessario il cambio macchina. La capacità delle batterie per ora non è infatti sufficiente per completare i circa cinquanta minuti di gara: il pit stop della Formula E prevede che i piloti (venti) saltino dal bolide scarico a quello con gli accumulatori pieni. Non è previsto il cambio gomme: Michelin ha messo a punto una mescola “all season” che dovrebbe assicurare grip sufficiente in ogni condizione. Il condizionale è d’obbligo visto che agli sgoccioli di questo campionato nessun ePrix è mai stato corso sotto l’acqua. Il circuito è stato finora “graziato” e solo qualche prova si è disputata sul bagnato.
 

 

Il circuito del futuro è “popolare”. Nel calendario di ogni evento, i beniamini sono a disposizione del pubblico per una sessione comune di autografi: a Berlino, ad esempio, che quest’anno ha ospitato due ePrix, hanno preso posto dietro ai banchi dei check-in dell’ex aeroporto di Tempelhof, sul cui asfalto hanno poi gareggiato. Nella Formula E non ci sono (non ancora, almeno) stelle inaccessibili: con un pizzico di fortuna si possono raggiungere quasi tutti i protagonisti. Che, a parte un paio di eccezioni sopra il milione di euro di ingaggio, guadagnano cifre quasi “normali” e infatti più d’uno è impegnato anche in altre classi. Proprio a New York, ad esempio, mancheranno il campione del mondo in carica ed attuale leader del mondiale, lo svizzero Sèbastien Buemi (Renault e.Dams) nonché Sam Bird (DS Virgin), impegnati al Nurburgring nel campionato Fia di Endurance (WEC).

È un circuito che funge da laboratorio per le tecnologie destinate a venire adottate sulle prossime auto elettriche di serie. E, naturalmente, è una vetrina per molti marchi: da quelli tedeschi come Audi e BMW (il prossimo anno impegnata con Andretti) a quelli francesi (DS, Renault e Venturi, che è monegasca in realtà) a quelli “anglofoni” (l’americana Penske e la britannica Jaguar, fresca di debutto) fino a quello indiano Mahindra o a quello cinese NextEv, tra l’altro vincitore del primo titolo piloti con Piquet jr.

Il titolo iridato di Formula E vale 5 milioni di euro ai quali si possono sommare i 3.500 euro di premio per ciascun punto mondiale. Ogni team, chiamato a versare una tassa di iscrizione di 50.000 euro, non può sforare il budget di 3 milioni di euro. Ancora per la prossima stagione, le scuderie possono intervenire in maniera limitata sulle monoposto perché telaio, batteria e aerodinamica sono uguali per tutti. I bolidi sono lunghi 5 metri ed alti poco più di 1,2 per un peso complessivo, inclusi il pilota, la batteria (200 kg) ed il motore, di 880 chilogrammi. L’accumulatore ha una capacità di 28 kWh, mentre la potenza del motore supera i 230 cavalli per una velocità massima attorno al 225 km/h.
 

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Giovedì 13 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 14-07-2017 16:18 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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