Nautica Italiana puntualizza
e il Messaggero.it alimenta il confronto

Nautica Italiana puntualizza
e il Messaggero.it alimenta il confronto

di Sergio Troise
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Gentilissimo Dott. Troise,

con riferimento all'articolo a sua firma pubblicato sul Messaggero.it del 19 dicembre 2017, dal titolo “Dopo Ucina, anche Nautica Italiana festeggia la ripresa. Ma le divisioni non fanno bene al settore”, mi corre l’obbligo di rilevare una rappresentazione parziale di una situazione certamente non semplice da interpretare, come lo sono tutte le fasi di passaggio e di cambiamento, ma che merita a nostro avviso più attenzione e obiettività.

Come avrà avuto modo di riscontrare in altre occasioni, la nostra Associazione non ha mai alimentato polemiche, men che meno attraverso i media. Tuttavia, in questa circostanza, con spirito costruttivo ci permettiamo di scriverle, pensando di fare cosa utile a lei e ai suoi lettori, per provare a fornirle una diversa e più nitida chiave di lettura che ci piacerebbe venisse ripresa da una testata autorevole come Il Messaggero di cui oltretutto sono da sempre a mia volta affezionato lettore.

Partiamo da una considerazione oggettiva: le Aziende sono libere di associarsi così come ritengono più opportuno, e se ben 103 Aziende italiane leader del comparto nautico a livello mondiale, hanno scelto, e per giunta con entusiasmo e viva partecipazione, di aderire al progetto di Nautica Italiana, evidentemente questo progetto intercetta un bisogno reale delle nostre migliori imprese e va ad arricchire una rappresentanza di categoria alla quale peraltro mai abbiamo avuto intenzione di contrapporci, ma con la quale piuttosto ci siamo sempre detti disponibili al dialogo.

Non ci appare dunque disdicevole che in Italia possano e debbano esistere due o più Associazioni di categoria per uno stesso settore, strategico come quello Nautico, con target e obiettivi specifici e complementari, senza che questo vada a detrimento del comparto, ma anzi raddoppiando e rafforzando l'azione congiunta a vantaggio dello stesso. Ne sono esempio Paesi altrettanto evoluti sul piano dell’industria nautica, come Olanda e Germania, dove da moltissimi anni convivono appunto due Associazioni distinte che lavorano di concerto sostenendo il proprio sistema-Paese nel mondo, che a sua volta supporta le rispettive industrie, cosa che non sempre accade in Italia.

Il nostro obiettivo è contribuire a far valere e conoscere l'eccellenza della produzione italiana nel mondo facendo leva sulla capacità di avere marchi ambasciatori del Made in Italy. Strettamente legata a quest'obiettivo vi è l'esigenza di creare nuove e diversificate vetrine internazionali, di raccogliere e divulgare dati di mercato su scala mondiale, di interpretare e far crescere l'indotto turistico e dei servizi che potrebbe diventare volano innovativo di ricchezza per l'Italia del presente e del futuro.

Questi i nostri propositi, che riteniamo sia nostro diritto perseguire, in accordo con chiunque voglia lavorare insieme a noi, dal momento che rappresentiamo come NAUTICA ITALIANA, bilanci certificati alla mano, il 75% del valore della produzione cantieristica nautica nazionale, ed il 60% del valore della produzione nautica complessiva. Parliamo di una filiera, quella rappresentata da NAUTICA ITALIANA, che abbraccia tutti i segmenti del settore, dalla cantieristica e new building (31%), al refit (8%), accessoristica e componentistica (23%), servizi (25%), marina (8%) e design (5%), per un fatturato globale di circa 1,8 miliardi di euro e un totale di oltre 4 mila addetti diretti e 15.000 operatori dell'indotto (questi dati senza considerare l'ingresso di Fincantieri).

A fronte di ciò, anche NAUTICA ITALIANA ritiene che sottolineare e portare continuamente alla luce le divisioni tra le due associazioni, danneggi l’intero comparto che, come da tutti sottolineato, sta vivendo un momento di positiva ripresa anche grazie al sacrificio, agli investimenti, e alle leadership delle nostre Aziende in primis.

Tornando alla sua analisi, rispettiamo il suo comprensibile senso di disagio da osservatore esterno, e la ringraziamo per l'esortazione alla coesione e lo stimolo al confronto.

Siamo consapevoli che creando una nuova associazione abbiamo messo in crisi "liturgie" consolidate, ma siamo altrettanto convinti che sia una strada inevitabile per far crescere il settore e con questo spirito, se si accetta l'ineluttabile fatto che esistiamo –e che rappresentiamo le Aziende trainanti dell’industria di cui si sta parlando, citando fra i soli produttori i primi tre cantieri al mondo nel motoryacht e nella vela- rimarremo a totale servizio dell'Industria Nautica Italiana senza alcun distinguo e pronti a collaborare e dialogare con ogni stakeholder, Istituzionale e/o di categoria.

Porgo con l'occasione i migliori Auguri di Buone Festività.

Marco Cappeddu – Direttore Generale Nautica Italiana

La lunga lettera del nuovo direttore generale di Nautica Italiana testimonia l’importanza del tema da noi trattato e per questo ci sia consentito di compiacerci: evidentemente Il Messaggero ha toccato un nervo scoperto, e dunque ha fatto buona informazione. Anche se dissentiamo dalle osservazioni a proposito del deficit di obiettività e imparzialità (ribadiamo che il nostro punto di osservazione è da terzi osservatori, e non di parte), condividiamo tutte le tesi del nostro interlocutore a proposito della assoluta liceità di rappresentare il settore con due associazioni, come avviene in alcuni paesi stranieri, apprezziamo l’impegno per il perseguimento di tutti gli obiettivi citati e gli straordinari risultati in termini di fatturato e di reputazione internazionale.

Il Messaggero, del resto, ha dedicato numerosi articoli alle attività di Nautica Italiana, ai cantieri ad essa associati e allo Yachting Rendez-Vous di Viareggio, che dopo anni di monopolio di Genova ha creato le basi per una alternativa espositiva ai massimi livelli dello yachting. Se - come auspica Cappeddu - si perseguono obiettivi specifici e complementari, due associazioni di categoria possono coesistere pacificamente, procurando, insieme, soltanto benefici all’intero settore e, probabilmente, anche all’economia del Paese.

Ma se abbiamo scritto che “le divisioni non giovano”, è perché il clima tra Nautica Italiana e Ucina è di tensione estrema, spesso ci si accavalla sui medesimi temi e ci si attribuisce meriti che andrebbero condivisi o riconosciuti cavallerescamente agli “altri”. Tutto ciò ha creato problemi anche nel rapportarsi con la politica, che dopo aver tentato una mediazione impossibile si è schierata solo con una parte. Per questo rimaniamo dell’idea che le divisioni non giovano al settore. Ma non per questo escludiamo che il 2018 possa portare fortuna, buon senso e lungimiranza a tutti. Anzi, è il nostro augurio più sincero. (s. t.)

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Giovedì 4 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 05-01-2018 17:06 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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