Alcantara, Andrea Boragno: «Ora occupiamo la fascia più alta in tanti settori»

di Nicola Desiderio
NERA MONTORO - Era il 2004 e l’Alcantara non se la passava proprio bene. Arrivò allora dagli Stati Uniti un ingegnere originario di Albissola (Savona) che in tre anni riuscì a trasformare il rosso dei conti in nero avviando un processo di sviluppo e crescita che non avrebbe mai più avuto pause. Si chiama Andrea Boragno e da allora non ha mai lasciato la poltrona di presidente e amministratore delegato della Alcantara Spa.

Chi meglio di lui può sapere in che cosa consiste il suo successo? «Sta nel suo posizionamento. Volevamo portare sul mercato qualcosa che, oltra a valori tecnologici e funzionali – afferma l’ingegnere – potesse fornirle altri, altamente emozionali e che offrisse prestazioni elevate unite al bello, al senso dello stile, del design e del fashion. Volevano insomma che fosse qualcosa di esclusivo, ma un contesto di sostenibilità. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere prova che questo mix rappresenta un punto di forza verso clienti che occupano la fascia alta a livello globale nei settori più disparati».

L’automotive è sicuramente il settore più importante per Alcantara. Quanto vale sul totale del fatturato?
«Circa i due terzi. E continuerà ad essere il settore principale, anche se auspichiamo e prevediamo una diversificazione».

Quali sono i clienti e le applicazioni?
«Facciamo prima a dire chi non sono i clienti. Sono praticamente tutti. Le applicazioni vanno dai sedili al volante, dai montanti laterali alle portiere e al cruscotto…»

E ci sono altri ambiti nei quali vedete un potenziale?
«L’auto continuerà sicuramente a svilupparsi, ma Alcantara ha dalla sua l’estrema versatilità: può essere usata in infiniti modi differenti ed è trasversale. Penso comunque che il settore dell’information technology sia quello con il potenziale maggiore perché è qui che, accanto al software, si tende a competere sempre di più con il design».

Che cosa chiede Alcantara alle istituzioni per portare avanti questo progetto ambizioso?
«Un aiuto di tipo fiscale per gli investimenti che facciamo in tecnologia, in particolare quelli per la sostenibilità e la protezione dell’ambiente».

Ecco, la sostenibilità è uno dei pilastri di Alcantara: nel 2009 siete stati la prima azienda italiana “carbon neutral”. Quali sono i passi da fare nel medio e nel lungo termine in questo ambito specifico?
«Stiamo lavorando con i polimeri bio, anzi, abbiamo fatto già le prime prove per fare il prodotto finito, almeno parzialmente. Questo sarà per noi un fattore molto importante, perché siamo arrivati al limite dell’ottimizzazione nei processi produttivi e ridurre gli investimenti per la compensazione della CO2 sarebbe decisivo. In ogni caso, vogliamo che anche i nostri fornitori seguano la nostra linea, altrimenti quello che facciamo non avrebbe senso. Persino quasi tuti i nostri trasportatori sono carbon neutral».

I tentativi di imitazione sono innumerevoli. Come vi proteggete?
«Con continui monitoraggi contro le contraffazioni, gli usi impropri e le imitazioni. Paradossalmente, sono la prova del nostro successo . Ma sono i nostri stessi clienti a tutelarci rendendo visibile il nostro brand sui loro prodotti con etichette e altri tipi di iniziative».

Quanto contano i giapponesi nelle scelte?
«Nel quotidiano davvero poco. Ovviamente di più nei processi decisionali, in qualità di azionisti. Quando abbiamo deciso di fare questo investimento, si sono presi il loro tempo per valutare e decidere, ma alla fine ci hanno detto di sì».

Avete aperto un concept store tutto vostro a Milano. Volete aprirne altri?
«Sì, il prossimo sarà a Shanghai».
Ingegnere, che cosa è il made in Italy per Alcantara?
«Una grande variabile di vantaggio competitivo strategico. È quello che ci permette di affermarci e crescere a livello globale».
 
 

 
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Martedì 18 Aprile 2017, 11:01
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