Nissan, la guida autonoma sbarca in Europa. Sulle strade di Londra due Leaf anticipano il domani

di Nicola Desiderio
LONDRA - Lasciatevi guidare per mano verso il futuro perché sarà il futuro stesso a guidare per voi mentre, comodamente seduti nella vostra automobile, lascerete che sia lei a portarvi dove desiderate. C’è chi la chiama guida autonoma, chi auto-robot, Nissan la chiama ProPilot e, dopo averla sviluppata per anni in Giappone e America, ha finalmente portato il programma di sperimentazione anche in Europa iniziando dal Regno Unito con due Leaf elettriche appositamente attrezzate.
 
 


Era inevitabile che la casa giapponese cominciasse dall’altra parte della Manica, come del resto fece nel 1986, quando scelse l’isola britannica per impiantare a Sunderland, nel Nord-Est dell’Inghilterra, il suo primo stabilimento nel Vecchio Continente. Allora furono le politiche del “prime minister” Margaret Thatcher a convincere Nissan e altre case nipponiche – in quegli anni arrivarono anche Honda e Toyota – a optare per la terra di Chaucer e di Shakeaspare. Oggi è la consapevolezza di possedere una vera e propria fortezza produttiva dove sono stati investiti negli anni oltre 3,5 miliardi di sterline per arruolare 6.700 operai – più i 27mila dell’indotto – e avere una potenza di fuoco di quasi mezzo milione di veicoli l’anno. Era inevitabile, inoltre, che la vettura destinata ad essere il laboratorio della guida autonoma fosse la Leaf, l’elettrica più venduta al mondo, la messaggera dei valori del marchio e della nuova mobilità dove gli elettroni oscureranno gli ottani, il software prenderà definitivamente il sopravvento sull’hardware. E i sensori prenderanno il posto dei sensi.

C’è chi teme che questo sia una perdita di umanità, ma è altrettanto vero che è proprio l’errore umano a essere l’origine, nella quasi totalità dei casi, degli incidenti che causano oltre 1,2 milioni di morti e tra 20 e 50 milioni di feriti sulle strade di tutto il mondo. Un grande male che ha costi sociali altissimi, gravati ulteriormente da quelli causati da traffico e inquinamento. Ma nella dialettica tra l’homme faillible e l’homme capable, le nuove tecnologie offrono una via d’uscita ed è proprio l’impasto tra elettrificazione, connettività e guida autonoma a costituire la ricetta della nuova pietanza che l’industria proporrà ai propri clienti nel prossimo futuro.

Tralasciando il tema dello zero emissioni, gli altri due sono intimamente connessi perché il nodo della guida autonoma è sviluppare un sistema capace di fondere i dati provenienti da radar, sonar, lidar, ultrasuoni e telecamere e di incrociarli con le informazioni provenienti dalla infrastruttura e dalla cartografia per guidare la vettura senza l’intervento umano su acceleratore, sterzo e freni. Nissan si sta concentrando sulla parte “senziente” e “raziocinante” della vettura, lo si vede dai prototipi sui quali sono ben visibili tutti i sensori aggiuntivi e il bagagliaio è pieno di computer. Dove andranno a finire tutti questi dispositivi sulle auto di serie? L’ingegnere che ci accompagna giura che sarà tutto ben nascosto e la centralina madre della guida autonoma sarà poco più grande di un laptop. Sulla plancia della Leaf il display al centro è più grande di quello di serie e ve ne sono altri due che ci dicono che cosa l’auto vede intorno a sé. Su uno ci sono puntini rossi: sono le persone che si muovono nei pressi della vettura. L’auto esce dal parcheggio, l’ingegnere preme un pulsante e lascia il volante.

A Londra si guida a destra, ma il prototipo ha il posto guida “continentale”. Questo sulle auto a guida autonoma non fa differenza, ma la fa per la visuale e le sensazioni di chi sta a bordo e rende l’esperienza un po’ più thrilling, almeno all’inizio perché poi la Leaf fa di tutto per meritarsi la fiducia viaggiando in modo perfetto e soprattutto fluido. Semafori, pedoni e ciclisti che sbucano più o meno all’improvviso, incroci con curve a gomito: l’astro-auto è impeccabile, persino sulle famigerate rotonde britanniche multicorsia, organizzate perfettamente, ma guai a sbagliarne l’ingresso! Da umani, ci si rende conto di quanto varie e complesse siano le situazioni che noi, fallibili guidatori, siamo abituati a gestire quando siamo al volante. A proposito: nel futuro sarà retrattile per dare maggiore spazio e, quanto al mondo circostante, ci riguarderà a tal punto che potremo girare all’indietro i sedili trasformando l’auto in uno spazio conviviale, per le riunioni e persino per riposare.

Così sarà una delle 10 auto a guida autonoma che Nissan, insieme all’alleata Renault, lancerà da qui al 2020, ma al livello 5 della scala SAE (quello della vera e propria auto-robot) ci si arriverà per gradi. Già per la fine di quest’anno la Qashqai sarà in grado di gestire la guida in autostrada su una corsia, il prossimo anno la nuova Leaf saprà compiere le manovre di sorpasso. In questi casi, parliamo ancora di guida assistita, estensione di funzioni e dispositivi già presenti sulle nostre automobili. Saranno loro a condurci nel futuro.
 
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Martedì 9 Maggio 2017, 12:05
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