Bruno Mattucci ad di Nissan Italia

Mattucci (Nissan Italia): «Con Qashqai, Micra ed elettriche il futuro è nostro»

di Sergio Troise
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GINEVRA - Nuova Micra, nuovo Qashqai, sviluppo della mobilità elettrica. Sono le tre direttrici su cui convergono i piani della Nissan. Ne abbiamo parlato con Bruno Mattucci, amministratore delegato di Nissan Italia, uno dei manager “contenti a metà” per la chiusura dell’anno 2016, ma con grandi ambizioni per il 2017.

Dal 2016 al 2017, che cosa cambia per Nissan?
«In Italia il mercato è cresciuto a due cifre – dice Mattucci - e in questo scenario le citycar occupano il 60% della domanda, perciò è importante far bene con le piccole auto. Noi abbiamo dovuto gestire il fine ciclo della vecchia Micra e preparare il lancio della nuova, finalmente pronta ad arrivare nelle concessionarie. Inevitabilmente abbiamo lasciato sul terreno un mezzo punto percentuale. Ciò detto il risultato complessivo è stato positivo e contiamo di riappropriarci di una quota del 3,5% del segmento grazie alla Micra di nuova generazione. Per il resto, Qashqai è una storia di successo che non conosce pause e nel 2017, grazie anche al robusto restyling presentato a Ginevra, non si fermerà».

Il Qashqai si rinnova ma sostanzialmente rimane sempre uguale a se stesso. La Micra, invece, ha cambiato pelle più volte. Come mai?
«Con la globalizzazione la casa madre ha dovuto cambiare posizionamento più d’una volta, dovendo andare incontro alle esigenze e alle aspettative di mercati molto distanti tra loro, che guardano alle citycar con occhi diversi. Ciò ti costringe a modificare le campagne di comunicazione e l’approccio con il cliente. All’inizio la Micra è stata un’auto emozionale, una specie di fumetto che piaceva tanto ai giovani e alle donne, ma non solo. Poi si è trasformata in un’auto razionale. Nel 2010 è diventata una vera e propria world car di dimensioni compatte, capace di soddisfare più esigenze, assicurando prestazioni, efficienza, consumi contenuti e rivolgendosi ad un pubblico molto ampio e variegato».

E oggi? A Chi si rivolge, oggi, la nuova Micra?
«Con la quinta generazione, si torna a parlare anche di prodotto emozionale. Lo si percepisce chiaramente già dal design accattivante, ma lo si percepirà anche dalla campagna di lancio televisiva. Ciò detto la nuova Micra è un’auto in linea con i tempi, e dunque equilibrata nelle misure, nelle prestazioni, nei costi di gestione e dotata di tutto ciò che la tecnologia più avanzata mette a disposizione in materia di connettività, infotainment, assistenza alla guida. Non mancano dispositivi come l’avvistamento pedone e la frenata automatica, o l’avvisatore del superamento della linea di mezzeria con intervento su freni e volante. Insomma, è una citycar che va a collocarsi al top del segmento B. E dunque con le carte in regola per riconquistare la quota di mercato che le spetta».

Veniamo al Qashqai. Qual è il segreto del successo?
«Quando è arrivato, dieci anni fa, ha fatto da apripista ad una nuova categoria di veicoli, i Suv/crossover, e il successo si poteva spiegare con l’effetto novità. Ma ciò che stupisce – osserva Mattucci – è che oggi ne vendiamo più di dieci anni fa, e intanto sono arrivati sul mercato ben ventidue concorrenti diretti».

Il Model Year 2017 esposto a Ginevra non si discosta molto dal modello uscente. Si punta tutto sulla continuità?
«Finora abbiamo dettato noi le regole dello stile per veicoli di questo tipo. Tutti ci sono venuti dietro e questo ha fatto bene al mercato. Oggi non occorrono rivoluzioni. Ciò detto, il restyling è stato abbastanza pesante, a ben guardare il frontale è totalmente nuovo, e profonde sono le modifiche anche sul retro. Soprattutto sono migliorati la qualità degli interni e la ricchezza delle dotazioni, con dispositivi per il comfort e la sicurezza da classe premium. In Italia – osserva Mattucci – le Qashqai meglio equipaggiate sono le più richieste».

Nissan è leader nel mondo nella mobilità elettrica a zero emissioni. Come vanno le cose in Italia?
«Tra Leaf e veicoli commerciali (ENV200 Van e Combi) vendiamo in media 40/45 veicoli al mese. Ancora troppo pochi e in prevalenza ad amministrazioni pubbliche. Si potrebbe fare molto di più, e noi siamo pronti a fare la nostra parte, come già dimostrato con l’aumento dell’autonomia e la riduzione dei tempi di ricarica, perfettamente in linea con le esigenze dell’automobilista medio. Purtroppo, però, l’Italia non ha un piano nazionale in materia di mobilità a zero emissioni. A fronte di positive iniziative di amministrazioni locali, che ci fanno ben sperare per il futuro, nessun governo centrale ha mai preso una iniziativa seria, concreta, per sostenere la diffusione dell’auto elettrica».

Che cosa si dovrebbe fare?
«Servirebbe una regia unica, una road map che fissi i percorsi da seguire, le regole, le scadenze, gli investimenti. Per fortuna alcune società come Enel, A2A a Milano, un po’ meno Acea a Roma, stanno facendo qualcosa, il numero delle colonnine di ricarica è in crescita, ma rispetto ad altri paesi siamo ancora molto indietro. L’importante è non scoraggiarsi e sviluppare idee e progetti innovativi. Con Enel, ad esempio, immaginiamo un percorso elettrificato lungo l’Austostrada A1, da Nord a Sud».

Intanto, però, le auto elettriche hanno prezzi ancora molto alti. Quanti possono permettersi di spendere 10.000/12.000 più di un’auto tradizionale?
«Non essendoci economie di scala, i produttori sono costretti a tenere alti i listini, e comunque al minimo possibile per sostenere il business. Ma se anche in Italia, come in altri paesi, compresa la vicinissima Francia, venissero introdotti gli incentivi governativi, il problema sarebbe risolto».

Gli incentivi gravano però sulle casse dello Stato. L’Italia può permetterselo?
«Se il governo, qualsiasi governo, non può dare soldi direttamente per incentivare l’acquisto di un’auto elettrica, si possono studiare forme alternative di sostengo all’acquisto, sul modello di quanto fatto per l’edilizia ecologica, per i sistemi di riscaldamento a basso impatto ambientale, per le ristrutturazioni. Il costo delle batterie, che incide in misura determinante sul costo dell’auto elettrica, potrebbe essere detratto o spalmato anche in dieci anni. In questo modo l’esborso per lo Stato sarebbe sostenibile e al tempo stesso si avvierebbe un circolo virtuoso. Noi – aggiunge Mattucci - siamo certi che lo sviluppo della mobilità elettrica possa migliorare la qualità dell’aria ma anche la qualità della vita dei cittadini/contribuenti».

Al di là dei benefici ambientali, quali vantaggi porta l’uso dell’auto elettrica?
«Con l’auto elettrica si può essere esentati dal divieto di entrare nelle ZTL, si può risparmiare sui parcheggi con strisce blu, si potrebbero ridurre i pedaggi autostradali, abbattere i costi delle licenze per i taxi… per non dire della possibilità di trasformare la propria auto in una sorta di centrale di stoccaggio dell’energia per le abitazioni. In Italia ci sono già tante case dotate di impianti fotovoltaici che producono energia in eccesso e noi di Nissan pensiamo che sia possibile immagazzinare questa energia sfruttando l’automobile. Questo scambio di energia tra veicoli e rete è una tecnologia già pronta, ma non possiamo sfruttarla perché la legge italiana lo impedisce».

Che cosa dice la legge?
«Dice che lo scambio di energia con la rete si può fare soltanto se hai un impianto fotovoltaico, ma non se hai un veicolo elettrico. In altri Paesi, con altre normative, è invece consentito, e questo ha letteralmente rivoluzionato la situazione: il cittadino/contribuente non fa più i conti su quanto spende per l’energia, ma su quanto guadagna. Si genera infatti un circolo virtuoso che al contribuente può valere tra 700 e 1500 euro all’anno».

A Ginevra si è parlato molto di automazione e di mobilità a zero emissioni. E’ ipotizzabile vedere in futuro anche una Micra elettrica?
«Per ora puntiamo su Leaf e sui veicoli da lavoro a zero emissioni, già abbastanza diffusi tra enti pubblici e società di trasporto. Per il resto posso dire soltanto che la strada è tracciata: abbiamo tutte le tecnologie per puntare su elettrico, ibrido, ibrido plug-in e prima o poi arriveremo all’elettrificazione dell’intera gamma. In che tempi è presto per dirlo: dipende da come reagiranno i mercati».

E per la guida autonoma?
«Anche in questo campo Nissan è molto avanti. La nostra vettura autonoma già circola nella città su misura da noi creata nelle vicinanze di Tokyo, mentre entro l’anno arriverà il Qashqai equipaggiato con il Pro Pilot uno, ovvero con il primo livello di guida autonoma; in seguito arriveranno il Pro Pilot due e il tre, con la capacità di gestire anche i sorpassi e le svolte agli incroci. Il futuro è questo e, piaccia o meno, ci siamo già dentro».
 

 

 

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Lunedì 13 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 14-03-2017 21:02 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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