Tresor, il concept elettrico di Renault

Alta tensione, al “Mondial” francese l’auto accelera la corsa verso le emissioni zero

di Giorgio Ursicino
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PARIGI - Nonostante qualche defezione resta un salone Mondial. All’ombra della Torre Eiffel, il motor show francese non si smentisce e, anche quest’anno, ha dato spettacolo tracciando, forse come non avveniva da tempo, un solco netto fra passato e futuro. Che l’auto stesse andando verso un domani tutto nuovo si era capito da tempo, i messaggi erano stati chiari e numerosi. A Parigi, però, la svolta è stata netta tanto che su qualche stand, anche dei costruttori più importanti, si faceva quasi fatica a capire che, ancora per qualche tempo, a dominare le classifiche delle vendite saranno le vetture tradizionali.
 

 

A quanto pare ancora una volta l’industria del settore, una delle più antiche e globali, è riuscita a rispondere alla sfida ripetutamente lanciata dalla società e dalle istituzioni che la governano, una forte richiesta di sicurezza e rispetto ambientale ormai avanzata non più soltanto dagli ecologisti. Come già fatto in altri frangenti i costruttori hanno risposto alla grande. Si sono addirittura messi in discussione, hanno accettato il duello con i giganti della new economy e si sono impegnati a dialogare fra loro per condividere le conoscenze e gli enormi investimenti necessari per dar vita al nuovo corso.

Il percorso è solo iniziato, ma la direzione è incredibilmente definita, il domani non è più un segreto, nemmeno nei dettagli. Nel corso del suo secondo secolo di vita l’automobile cambierà completamente, una rivoluzione di approccio e di visione che mai c’era stata durante i primi cento anni. Gli amati motori termici, quelli che rombano e tanto ci hanno fatto sognare, sembrano avere i decenni contati. Diventeranno più piccoli, leggeri, efficienti, ma hanno fatto il loro tempo e dovranno progressivamente lasciare spazio ai propulsori elettrici, forse con meno anima, ma ecologici e silenziosi.

I cuori elettrici non fanno rumore e non generano emissioni. Non è importante se per produrre l’energia da immagazzinare nelle batterie da qualche parte bisognerà inquinare. Due vantaggi, infatti, sono sotto gli occhi di tutti e chi volesse smentirli rischierebbe di non essere obiettivo: l’energia elettrica è quella che si può generare dal maggior numero di fonti (alcune anche rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico) e azzerare le emissioni nei posti dove vivono tante persone (le grandi città) è sicuramente l’obiettivo più importante. Sempre al Mondial de l’Automobile è arrivata la conferma che le elettriche a batterie conviveranno con le elettriche a idrogeno (a fuel cell) e non c’è fretta per capire chi avrà spazi maggiori poiché entrambe le soluzioni offrono risposte interessanti.
L’idrogeno non è sicuramente un gas facile da trattare (in Italia solo a breve verrà dato il via libera al suo utilizzo), ma anche gli accumulatori al litio hanno le loro complessità per lo smaltimento e il riciclaggio.

Al salone francese non c’era concept che non avesse la propulsione a recupero di energia, quindi almeno un motore elettrico. Ma anche le vettura già in vendita hanno fatto un grande passo in avanti da questo punto di vista grazie proprio allo sviluppo delle batterie che forse è andato più veloce di quanto anche i più ottimisti potessero immaginare.

Uno, due, tre, quattro generazione di batterie in pochi anni. Elon Musk poteva sembrare esagerato quando parlava di autonomia di oltre mille chilometri per le sue future Tesla, ma modelli già in vendita come la Zoe, la Golf e la i3 vanno verso i 300-400 km e quelli che stanno per arrivare (la Ampera-e già pronta e poi la Volkswagen I.D) si spingeranno a 500-600. Contemporaneamente, con l’aumento della produzione, scenderanno i costi e sarà veramente difficile non prendere in considerazione proposte del genere. Per non parlare, infine, di quanto si sposino bene le vetture elettriche con le esigenze della guida autonoma.

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Giovedì 22 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 23-06-2017 16:11 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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