GWM sbarca in Italia: Ora 5 è l’apripista ideale. Suv medio con propulsore termico a benzina, full hybrid o a batterie
VERONA - GWM, acronimo di Go With More (non più Great Wall Motors), cambia passo in Europa e sceglie l’Italia come uno dei due mercati, insieme alla Spagna, su cui aprire una filiale di vendita a gestione diretta. Questa strategia permette al costruttore cinese non solo di esportare vetture attraverso importatori, ma di strutturare sul territorio una propria organizzazione commerciale, con il controllo diretto della vendita e del rapporto con la rete.
Il debutto porta il nome di Ora 5, un Suv di segmento C annunciato a Milano a inizio giugno e arrivato nelle concessionarie da fine mese, con una formula finora inedita per il marchio: la stessa vettura offerta in tre motorizzazioni diverse, benzina, full hybrid ed elettrica, costruite sulla medesima piattaforma.

La scelta è più strategica che tecnica: anziché dedicare modelli distinti a ciascuna alimentazione, come fa la maggior parte dei costruttori generalisti, GWM lascia al cliente la selezione della tecnologia mantenendo invariati carrozzeria, spazio interno e dotazioni. Chi entra in concessionaria sceglie il motore in base al proprio uso quotidiano, non un diverso modello, ed è la piattaforma modulare della vettura a rendere possibile questa flessibilità.
La Ora 5 misura 4,47 metri, ha un passo di 2,72 metri, offre cinque posti e un bagagliaio che arriva fino a 1.120 litri con i sedili posteriori abbattuti. Il listino, ufficiale dal 1° giugno, parte da 26.950 euro chiavi in mano per la 1.5 turbo benzina da 160 cavalli e sale fino a 38.000 euro per la versione elettrica in allestimento Premium; in mezzo si colloca la full hybrid da 223 Cv, tra 28.600 e 30.600 euro.
Sul fronte di consumi e autonomia, la variante a batteria dichiara fino a 435 km nel ciclo combinato Wltp e fino a 603 nel ciclo urbano, grazie a un pacco da 58,3 kWh, con ricarica rapida in corrente continua fino a 120 kW e passaggio dal 10 all’80% in circa mezz’ora. La full hybrid, che non richiede la spina, si ferma a 5,1 l/100 km e 117 g/km di emissioni. Sono valori dichiarati dal costruttore, che collocano entrambe le versioni nella media della categoria e lasciano alla prova su strada il compito di confermarli nell’uso reale. La doppia offerta elettrica e ibrida consente comunque di coprire tanto l’automobilista urbano quanto chi percorre lunghe distanze senza accesso a una colonnina.

La leva competitiva più esplicita è però quella della garanzia: sette anni o 150.000 km sul veicolo, otto anni o 160.000 km sul pacco batterie, al raggiungimento del primo dei due limiti. Una copertura più estesa di quella offerta dalla maggioranza dei marchi generalisti, pensata per abbattere la principale barriera all'acquisto di un costruttore ancora poco noto al pubblico italiano: la fiducia sulla tenuta nel tempo. A questa GWM affianca una dotazione di serie completa fin dal modello di base, che comprende 23 sistemi di assistenza alla guida, sette airbag, cerchi in lega da 18 pollici, quadro strumenti digitale da 10,25 pollici affiancato da un display centrale da 14,6, oltre ad Android Auto e Apple CarPlay wireless. Anche la scelta di non lasciare l'entry level spoglio risponde alla stessa logica di rassicurazione del cliente. La gamma si articola su due allestimenti, Origin e Premium, con sei tinte di carrozzeria e due abbinamenti per gli interni.
Il livello superiore aggiunge sedili in pelle ecologica ventilati e riscaldati, tetto panoramico, impianto audio a nove altoparlanti e illuminazione ambientale a 64 colori: contenuti che nel segmento C restano spesso confinati alle versioni top di gamma o alla lista degli optional a pagamento. È su questo terreno, quello del rapporto tra prezzo, dotazione e garanzia, che si gioca la scommessa di GWM. Il marchio arriva in un mercato in cui i costruttori cinesi non sono più una curiosità ma una presenza con cui il cliente italiano ha imparato a confrontarsi, e in cui la concorrenza si misura sempre più sul valore percepito a parità di spesa. La partita, per un nome ancora da costruire in termini di notorietà, si gioca nel convincere chi non conosce il brand che la proposta regge il confronto con quella dei marchi già radicati da decenni nel nostro Paese.




