Luce, una Ferrari diversa da tutte: aerodinamica e propulsori sono la marcia in più

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Ferrari Luce, svelata a Roma la prima elettrica del Cavallino: prestazioni superbe, massimo comfort
«Una buona auto da corsa è un buon motore e poi tutto il resto» diceva Enzo Ferrari. Non sapeva forse che un giorno una delle vetture che portano il suo nome di motori ne avrebbe avuti 4, neppure un pistone o un tubo di scarico e che l’aerodinamica sarebbe diventata così importante non solo in pista, ma anche su strada. La nuova Luce è una Ferrari diversa da tutte, ma sicuramente ha molto da dire in entrambi tali ambiti attingendo a quanto appreso in Formula 1 e nelle corse di durata. I motori sincroni della prima elettrica di Maranello possono girare a regimi altissimi: 30.000 giri/min i due anteriori da 105 kW l’uno e arrivano a 25.500 giri/min i posteriori da 310 kW che pesano solo 28 kg l’uno e, completi di trasmissione e inverter (provvisto di 6 moduli al carburo di silicio), 129 kg per un rapporto peso/potenza di 4,8 kW/kg.

A questa leggerezza concorrono il lamierino esterno da soli 0,2 mm di spessore e la configurazione tra magneti Halbach superficiali e avvolgimenti con filo Litz che permettono di ottenere un’unità compatta e potente. Altra finezza sono i rotori avvolti da sottili strisce di carbonio in modo da sopperire alle terribili forze centrifughe (oltre 2,5 tonnellate) che si sviluppano quando si schiaccia l’acceleratore. Se potessero farlo da fermo, i motori della Luce passerebbero da 0 al regime massimo in 6 decimi di secondo. Tanto bendiddio eroga fino a 770 kW e una coppia di 990 Nm che, moltiplicata dal rapporto di trasmissione, diventano 11.150 Nm alle ruote.

A Maranello hanno prestato massima attenzione all’efficienza con un sistema che, non appena possibile, scollega meccanicamente i motori anteriori dalle ruote mentre quelli posteriori, quando si marcia a velocità costante, spingono alternandosi ad alta frequenza per risparmiare energia. E questo proposito, la Luce ha ricevuto, come tutte le Ferrari stradali, tutto il know-how accumulato nelle competizioni sviluppando le proprie forme attraverso 6.000 simulazioni e 250 ore in galleria del vento. Il risultato è il migliore cx che un’auto del Cavallino abbia mai avuto (cx di 0,254) e attenzioni inedite come i cerchi che diminuiscono la resistenza del 5%, le tendine d’aria intorno alle ruote anteriori e le maniglie delle portiere a scomparsa accanto a soluzioni da auto da corsa come il frontale triplano che sfrutta lo sfogo del radiatore per accelerare i flussi, i tergicristalli che rimangono verticali a riposo, i generatori di vortice e gli sfoghi all’inizio dei longheroni inferiori che creano minigonne virtuali per sigillare il fondo.

Anche la forma fastback, con lo spoiler incorporato e la coda tronca, risponde ai dettami scoperti dall’ingegnere tedesco Wunibald Kamm e utilizzati da numerose vetture da corsa, come la strepitosa 250 GTO e la celebre 250 GT “Breadvan” del 1962 progettate entrambe da Giotto Bizzarrini o anche numerose Alfa Romeo carrozzate da Zagato, la Lamborghini Mura, La Ford GT 40, l’Alfasud e le Citroën GS e CX. Anche per una vettura innovativa come Ferrari Luce i fondamentali dell’automobile rimangono gli stessi. Anche il Commendatore, dietro i suoi occhiali, sarebbe stato d’accordo.




