La presa di ricarica della EX60

Volvo EX60, un corpo tutt'uno con la batteria per il nuovo Suv elettrico che viene da Göteborg

di Nicola Desiderio
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La nuova EX60 è la prima Volvo basata sulla piattaforma SPA3 che, tra le sue specificità, ha quella di avere la batteria cell-to-pack, ovvero incorporata nella scocca e con le celle stesse a collaborare alla sua funzione strutturale.

Si tratta della soluzione più avanzata poiché permette di risparmiare peso e spazio e, allo stesso tempo, di avere una vettura più rigida e una migliore protezione per il pacco stesso oltre alla possibilità di ricavare un corpo vettura più basso, accogliente e isolante verso tutte le fonti interne ed esterne di rumore, vibrazioni e risonanza. La differenza con una batteria tradizionale è più o meno quella che c’è tra uno smartphone con batteria removibile e uno di ultima generazione con la batteria integrata per renderlo più compatto, leggero e dotato di maggiore autonomia.

Volvo assembla in casa le batterie utilizzando celle prismatiche NMC613 ovvero al Nickel-Manganese-Cobalto nelle proporzioni 60-10-30 con anodo in grafite. Due i fornitori, entrambi cinesi: Sunwoda per le versioni P6 e P10 e CATL per la più potente P12. La batteria della P6 ha una capacità di 83 kWh (80 netti) ed è composta da 120 celle, quella della P10 è da 95 kWh (91 netti) ed è formata da 136 celle mentre la P12 ha in pancia 168 celle che hanno un peso totale di 333 kg per una densità gravimetrica di 350 Wh/kg. A questi vanno aggiunti i kg di struttura, cablaggi e centraline.

Volvo inoltre dichiara nell’ormai abituale carta d’identità che accompagna i propri veicoli e ne certifica l’impatto ambientale fin nei minimi particolari, che le celle sono prodotte sfruttando il vapore creato con il calore di un inceneritore industriale ed energia da fonti non fossili mentre il 30% dei materiali catodici attivi, del rame e dell’alluminio impiegati provengono al 30% da riciclo. Le celle arrivano prive della protezione che viene applicata dalla Volvo prima dell’assemblaggio.

La batteria viene assemblata al contrario: le celle prismatiche (che hanno la forma di esaedro sottile) vengono inserite con i contatti verso il basso in settori ricavati dal coperchio lungo quattro file longitudinali, dunque senza moduli. Una volta completato, il pacco viene rigirato e fatto “sposare” con il resto della scocca dal basso. Volvo calcola che l’assenza dei moduli e l’integrazione del pacco nel pavimento della vettura facciano risparmiare rispettivamente 24 kg di alluminio e 28 kg di acciaio.

La struttura cell-to-body migliora, secondo Volvo, la densità energetica del 20% e taglia l’impronta di CO2 del 37%, pari a 0,48 tonnellate in meno nel ciclo di vita, e permette una ricarica più veloce, anche grazie al nuovo sistema di gestione termica con pompa di calore che, rispetto a quello delle EX90 e ES90, costa il 20% in meno, ha una capacità superiore del 50% e consuma un terzo in meno di energia. La batteria della EX60 è anche più efficiente in fase di ricarica con un’impronta di CO2 più bassa di 0,060 t con il mix energetico medio europeo e di 0,13 t con quello medio mondiale.

A questi risultati collabora anche il software sviluppato da Breathe Battery Technologies, già impiegato sulla ES90, che ottimizza continuamente la potenza di ricarica (22 kWh in corrente alternata e 320 kW in continua per la P6 e fino a 370 kW per la P10 e la P12) tutelando la salute della batteria che sarà garantita per 10 anni e la cui durata è significativamente maggiore di quella dell’intero veicolo. La EX60 ha anche il sistema V2L e negli USA monterà le presa NACS al posto della CCS2.

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martedì 27 gennaio 2026 - Ultimo aggiornamento: 11:17 | © RIPRODUZIONE RISERVATA