Antonelli, nessuno come lui in 75 anni di storia, neanche Senna e Schumi: vince 3 gare di fila dopo il suo primo trionfo
Kimi fa sul serio. Lo scorso anno, per essere un rookie per di più giovanissimo, non era andato affatto male. Quale fosse la considerazione all’interno del team, però, è confermata dagli stipendi dei due piloti. Russell, che aveva rinnovato il contratto dopo il lungo corteggiamento a Verstappen, percepisce un bottino vicino ai 40 milioni, Antonelli, oltre al premio di guidare una Stella a soli 19 anni, parecchi meno di 5. George ha già spento le 28 candeline, ha 7 stagioni d’esperienza in F1 (le ultime 4 in Mercedes), 3 delle quali come scudiero scalpitante di sua maestà Hamilton. Ha disputato 157 GP, vincendone 6 e scattando 8 volte in pole position.
Nel 2025, fra i due amici-rivali, c’era stata una differenza evidenziata dai numeri. L’italiano, nella stagione d’esordio, aveva raccolto meno della metà dei punti dell’inglese (150 contro 319). Il primo è salito un paio di volte sul podio, l’altro ha trionfato in 2 gare, piazzandosi in ben 9 occasioni fra i primi 3. Insomma, la differenza fra una punta di diamante ed un promettente predestinato. Nella pausa invernale è scattato qualcosa. Non è folle pensare che, con la sua freschezza, il ragazzo si sia meglio adattato alle nuove monoposto, quelle con potenza elettrica uguale a quella termica, ma molto più sfruttabile visto che è immediata.
I teenager si trovano meglio con le rivoluzioni, devono rimuovere meno scorie accumulate con l’abitudine. Sia come sia, Kimi si sta divertendo così tanto che non si è mai lamentato della guidabilità dei bolidi che vanno gestiti per recuperare energia. Altra iniezione di fiducia che si è trasformata in un poderoso boost è la Freccia d’Argento quasi perfetta che è riuscito a mettergli a disposizione il suo secondo papà Toto Wolff: il bolognese sembra un tutt’uno con la W17, l’accoppiata forma una miscela esplosiva.
“Last but not least”, cioè ultima cosa, ma non meno importante, si è aggiunta una piccola dose di fortuna. Niente aiuti dal cielo, per carità, ma al baby d’oro non sono capitati quei problemi che hanno rallentato, ed infastidito, il compagno di squadra britannico. Tutto questo per cercare di spiegare, almeno in parte, il dominio assoluto con cui il giovanotto ha infilzato l’inizio di stagione. Il Kimi 2026 è un rullo schiacciasassi, qualcosa di inaspettato ed imprevedibile che mette i suoi rivali sullo spiedo.
Ha messo in cassaforte 131 gettoni, quasi il massimo disponibile avendo inanellato 4 vittorie ed un secondo posto nei 5 gran premi disputati, partendo sempre in prima fila. La freccia tricolore, stanco di incamerare i primati d’età punta ora a quelli assoluti. Non era mai accaduto nei tre quarti di secolo di storia della F1 che un pilota, dopo aver acchiappato la sua prima corsa calasse un poker di fila. Nemmeno ai tempi eroici di Ascari e Fangio, neppure ad eroi del motorsport come Senna e Schumacher, Hamilton e Verstappen. Veramente una bella impresa. Conti alla mano non può non puntare al Mondiale chi si ritrova in una situazione così. Kimi è spumeggiante e coraggioso, non deve cadere nell’equivoco di fare a ruotate con George. I 43 punti di vantaggio gli permettono di correre alla Lauda o alla Prost, tocca a Russell togliere le castagne dal fuoco...

