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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
La BYD Atto 2 DM-i

BYD Atto 2, la regina delle plug-in esalta la tecnologia DM-i: con un litro si percorrono 20 chilometri

di Giorgio Ursicino

Si fa presto a dire plug-in. Una tipologia di veicoli di notevole successo in questa fase di transizione, soprattutto in Italia. I clienti di queste vetture, particolarmente attenti alle emissioni di CO2 ed ai prodotti di tecnologia avanzata, sono molto sensibili alle problematiche ambientali. Non si sentono ancora pronti, però, a passare al “full electric”. Insomma, non hanno forse l’ansia di autonomia, ma preferiscono conservare la possibilità di fare il classico pit-stop dal benzinaio in caso di necessità. Un cosa è certa: le auto plug-in devono avere la spina e quindi il modo di ricaricarsi con energia elettrica, magari al 100% green.

Per il resto, ci troviamo di fronte ad un gruppo molto variegato, dal funzionamento diverso e dai risultati, in particolare dal punto di vista dei consumi, senz’altro differenti. In questo innovativo segmento di mercato giocano un ruolo di primo piano i costruttori cinesi che, oltre ad avere i listini estremamente competitivi, sono pure innovativi. Il ruolo del leader a livello globale spetta a BYD che è anche il primo costruttore del pianeta di vetture NEV, cioè a “nuova energia”, quindi ricaricabili. BYD produce solo veicoli con la spina. Lo scorso anno ne ha venduti nei vari continenti oltre 4 milioni e nel 2026 potrebbe superare i 5.

La cosa sorprendente, però, è la rapidità con cui l’azienda di Shenzhen ha scalato le vendite nel nostro paese: ha conquistato la vetta delle plug-in e, in alcuni mesi, si è arrampicata al 4% del mercato totale. Una performance sorprendente considerando che BYD è approdata in Italia solo nel giugno del 2023. Probabilmente, da sempre, nessun altro concorrente ha avuto una partenza tanto bruciante. La casa è famosa per la sua vastissima gamma di vetture solo a batterie ma, visto che nella Penisola le auto zero emission sono ancora una rarità (la percentuale di diffusione resta a cifra singola), è riuscita a lasciare un segno profondo grazie alle sue plug-in che utilizzano la tecnologia proprietaria “Dual Mode Intelligent” diventata ormai famosa con l’acronimo DM-i.

Nel 2025 è stata una Super Hybrid DM-i di BYD la plug-in più venduta nel Belpaese e quest’anno ha raddoppiato con l’arrivo della Atto 2 che si è affiancata alla best seller Seal U. Essendo più compatta, e con un prezzo inferiore, c’è stato il passaggio di testimone fra le due ed ora è proprio Atto 2 a fare da locomotiva. Come se non bastasse, gli orientali hanno recentemente lanciato l’ancora più aggressiva Dolphin G, un’altra DM-i che si affianca all’Atto 2 ed alla famiglia Seal per incrementare il vantaggio. Dando un’occhiata allo scenario, da gennaio ad inizio agosto, il tandem BYD dominava le graduatorie delle plug-in Italia.

La Atto 2 in testa con oltre 14 mila consegne, la Seal U a ruota con più di 8 mila ed pure la Seal 06 era sopra a 3 mila. In effetti Atto 2 ha tutte le doti che giustificano la sua accoglienza e che l’hanno resa una delle vetture di volume più avanzata che non sia “full electric”. Il merito di tanto successo è in gran parte dovuto proprio al sistema DM-i. L’ibrido per i costruttori tradizionali era a senso unico: il termico guidava, l’elettrico faceva da supporto intervenendo quando serviva ed, in più, recuperava una parte dell’energia. Anche il plug-in hybrid, con le debite proporzioni, non faceva eccezioni.

Quei diavoli di cinesi hanno capovolto l’impostazione e BYD è uno dei protagonisti che ha fatto meglio con il DM-i. Con questa tecnologia la vettura diventa sostanzialmente un’elettrica poiché il propulsore ha, da solo, la potenza adeguata per spingere l’auto e l’accumulatore non è più un semplice “tampone”, ma ha la capacità di accumulare l’energia sufficiente al movimento della vettura. Insomma, l’elettrico spinge, quello a combustione ha prevalentemente la missione di fare da generatore aumentando l’autonomia. Potrebbe non sembrare, ma i vantaggi sono enormi.

Atto 2, come tutti i modelli DM-i, si comporta come un’auto il 100% a batterie: fluida e docile, reattiva e silenziosa. Il cuore ad idrocarburi, uno Xiaoyun da 1,5 litri con l’efficienza record del 43,04%, quando serve contribuisce a far girare le ruote, ma il segreto è coinvolgerlo il meno possibile, lasciandogli l’incombenza di generare energia. Atto 2, nelle versione Boost, dispone di una potenza totale di 156 kW (212 CV) garantiti dai 145 kW (197 CV) del propulsore ad induzione e dai 72 kW (98 CV) del benzina. La coppia del motore zero emission, sempre disponibile, è di 300 Nm, la batteria “Blade Battery” (a lama) utilizza la chimica LFP, ha l’architettura “Cell-to-Pack”, una capacità di 18,3 kWh ed è garantita per 8 anni o 250 mila km.

La velocità è di 180 km/h, l’accelerazione 0-100 di 7,5 secondi, la percorrenza esclusivamente in elettrico è di 90 km che salgono a 1.000 se si utilizzano i 45 litri di carburante del termico. In questo caso con un litro si fanno circa 20 km, ma se non si forza è possibile anche fare meglio. La potenza di ricarica in AC è 6,6 kW, per rifornire dal 15% al 100% bastano 3 ore e c’è anche la funzione V2L per alimentare device esterni fino a 3,3 kW. La BYD Atto 2 DM-i Boost ha un prezzo di listino di 30.100 euro, ma i dealer la offrono a 26.500. Decisamente interessante.

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mercoledì 26 agosto 2026 - Ultimo aggiornamento: 08:37 | © RIPRODUZIONE RISERVATA