Ferrari vola a Budapest, il re dell'Hungaroring Hamilton sfida la Mercedes del suo amico Antonelli
È sempre venerdì, ma la Ferrari affila le armi. Com’era nelle attese, le vetture di Maranello hanno affrontato l’Hungaroring con un approccio autoritario, risultando le più veloci in entrambe le prime sessioni. Ad ora di pranzo ha svettato Leclerc, nel pomeriggio si è imposto Hamilton considerato da tutti il re di Budapest. Si sa, sui tempi della prima giornata non si può fare troppo affidamento, ma guardando le crescita della rossa nell’ultimo periodo, e la particolare configurazione della pista ungherese, c’è più di qualche motivo per sorridere.
L’attuale Ferrari, ormai è cosa nota, è ancora un po’ debole di power unit nonostante l’utilizzo di un primo motore sviluppato sfruttando l’Aduo, mentre quest’anno ha lavorato parecchio bene sul telaio e sull’aerodinamica portando peraltro numerosi sviluppi quasi tutti funzionanti. Almeno in linea con i buoni risultati che avevano dato al simulatore. Di conseguenza emerge che la SF-26 sia più forte nelle curve e sui circuiti lenti come è appunto il tracciato magiaro considerato da molti il kartodromo della F1.
Questo sulla carta, ma nessuno ci mette la mano sul fuoco perché da Silverstone e Spa-Francorchamps, tracciati storici e velocissimi, il Cavallino doveva uscire bastonato invece è risultato competitivo tanto che Charles è salito sul gradino più alto del podio in Gran Bretagna ed ha chiuso in scia della Mercedes di super Kimi fra i boschi delle Ardenne. Si attendeva l’Hungaroring per prendere una boccata d’aria e Budapest è arrivato e dai primi fuochi le cose si mettono bene, ma è impossibile illudersi.
Nel “time attack”, che simula il giro di qualifica per cercare la pole, le Ferrari sono state rapide, con Lewis che nel finale ha scavalcato il compagno monegasco di poco più di un decimo rifilando mezzo secondo ad un ottimo Norris, 7 decimi a Max Verstappen quasi un secondo alla Stella di Russell. E Antonelli? Il ragazzo di Bologna ormai è una certezza, ha un feeling unico con la sua Freccia e sembra il migliore in assoluto ad aver interpretato queste monoposto del futuro sulle quali bisogna dosare abilmente l’energia. Kimi è forse l’unico a non essersi mai lamentato del proprio destriero.
Ieri la freccia tricolore ha guardato le prime prove dai box perché ha dovuto cedere la sua vettura al buon danese Frederik Vesti che è il pilota di riserva del team. Nel tardo pomeriggio, come un vero leader, non ha dato la soddisfazione di far vedere quale sia la sua prestazione velocistica limitandosi a fare dei “long run” con le gomme più morbide, quelle con la banda rossa, mentre il suo compagno effettuava il test con le gialle medie per fare una comparazione a parità di condizioni.
Manco a dirlo, Kimi ha avuto un buon passo, uno dei migliori, anche se nella lista dei tempi veloci risulta solo tredicesimo. La Ferrari, quindi, potrebbe essere favorita nella lotta per la pole puntando a tutta la prima fila. È comunque azzardato esserne certi. In tutti i dieci gran premi finora disputati è sempre stata la Mercedes a partire davanti a tutti ed a Montecarlo, il circuito che più somiglia all’Hungaroring, Antonelli ha dato la zampata in qualifica dopo essersi coperto nelle prove libere. Dare per spacciato il tandem “freccia d’argento-freccia tricolore” è sicuramente incauto.
C’è da aggiungere che da queste parti la pole è più importante che altrove perché superare non è affatto facile. O almeno non lo era prima che arrivassero i bolidi attuali. In più, Maranello ha nel suo arco l’asso pigliatutto di Budapest. Lewis ha vinto più di chiunque altro in Ungheria: 8 vittorie e 9 pole, oggi farà di tutto per andare in doppia cifra. Eppure proprio l’anno scorso a Budapest aveva dichiarato con lo sguardo perso: «Credo che la Ferrari abbia puntato sul pilota sbagliato...». Oggi le qualifiche alle 16, diretta su Sky.

