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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
La Ferrari Luce, la nuova full electric di Maranello

Ferrari Luce, svelata a Roma la prima elettrica del Cavallino: prestazioni superbe, massimo comfort

di Giorgio Ursicino

Per togliere il velo dalla sua nuova era, la Ferrari sceglie Roma. E puntare su Caput Mundi non è certo un caso. A parte la potenza di una storia millenaria costellata da monumenti mozzafiato, è stata proprio la capitale del Belpaese a lanciare il Cavallino Rampante verso l’emozionante avventura sportiva che ha accompagnato il marchio sul palcoscenico planetario. Da allora sono passati esattamente 79 anni. Era il 25 maggio 1947 quando Franco Cortese, con la 125 S, sfrecciò sul circuito di Caracalla regalando a Ferrari la sua prima vittoria ufficiale.

Otto decenni dopo, la Vela di Calatrava nella Città dello Sport ha accolto il debutto in società della folgorante Luce che è molto più dell’ingresso della gloriosa casa nell’era del “full electric”. Luce non sostituisce nulla, si aggiunge alla collezione degli attuali gioielli. Esaltando la strategia multienergetica ferrarista che affonda le radici nel principio di neutralità tecnologica. Un’opportunità in più, dunque, che i geniali tecnici di Maranello hanno sfruttato per proporre qualcosa di mai visto finora.

 

Luce è un oggetto del desiderio lungo oltre 5 metri che, con 4 porte, può ospitare comodamente 5 passeggeri e tutti i loro bagagli. Le enormi potenzialità della motorizzazione elettrica, ormai, sono sotto i riflettori per rendimento, efficienza ed ingombri senza pari. Solo le operazioni di rifornimento, per il momento, prendono più tempo e richiedono di variare le tradizionali abitudini. Ferrari ha messo in rampa di lancio le formidabili doti realizzando un vero capolavoro. La gemma della Motor Valley ha intuito che, anche per plasmare l’elegante vestito, serviva qualcosa di dirompente.

Si è così rivolta a LoveFrom, un collettivo di creativi fondato da Sir Jony Ive e Marc Newson soltanto nel 2019 a San Francisco di cui fanno parte architetti, artisti, ingegneri, registi, grafici, musicisti e designer con le più svariate specializzazioni. La collaborazione con il Design Studio interno diretto da Flavio Manzoni ha permesso di integrare il nuovo linguaggio stilistico in un’autentica esperienza Ferrari: i fanali posteriori rotondi richiamano la bellezza della 360 Modena e della 458 Italia. Il risultato è tutt’altro che banale e non era per niente scontato dovendo inventare un filone che prima non c’era.

Di diavolerie inedite ce ne sono a bizzeffe: Luce è accompagnata da oltre 60 brevetti. Nonostante le forme da signora e le opportunità che garantisce, mette sul piatto performance che non hanno nulla da invidiare alle blasonate sorelle in Rosso, anche quelle a due soli posti. Insomma, è un vero Cavallino, la tradizione e l’immagine del brand non vengono minimamente intaccate. Luce ha il baricentro basso (quasi 10 cm inferiore a quello della Purosangue) grazie alla batteria disposta sotto il pianale, fra i due assi.

L’accumulatore, integrato in scocca e telaio per fare corpo unico con una rigidità elevatissima (+25% flessionale e +35% torsionale rispetto alle altre 4 porte Ferrari), contiene 210 celle divise in 15 moduli ed è in grado di mettere a disposizione, con impianto a 800 volt, 122 kWh di energia ricaricabili a 350 kW: 70 kWh si riforniscono in soli 20 minuti. L’autonomia non stop supera i 530 km. Ma la vera marcia in più è il gruppo motopropulsore formato da 4 unità elettriche indipendenti, che possono frullare fino a 30 mila giri, ognuna delle quali si occupa di una singola ruota.

Sia la batteria che i propulsori sono rigorosamente made in Maranello, sia per quanto riguarda la progettazione, sia la costruzione. I dati tecnici sono intriganti da leggere: 772 kW (1.050 cavalli), 990 Nm di coppia che, grazie alle riduzioni, diventano 11.150 alle ruote. L’accelerazione, nonostante la mole (2.260 kg il peso), è bruciante. Bastano due secondi e mezzo per raggiungere i 100 all’ora, con 6,8” si arriva a 200 orari, la velocità massima è 310 km/h. La dinamica di marcia dovrebbe sfiorare la perfezione perché Luce ha chiaramente la trazione integrale e, in più, le 4 ruote sterzanti.

L’impianto frenante ha dischi carboceramici di 34 mm di spessore (gli anteriori hanno un diametro di 39 cm), i cerchi e i pneumatici sono imponenti, mai utilizzati prima a Maranello: 23 pollici davanti, ben 24 dietro. Le sospensioni, a controllo elettronico (impianto a 48 v), sono tutte indipendenti. I 4 angoli della vettura sono pianeti autonomi: sterzano, ammortizzano e garantiscono trazione e frenata ognuno per conto suo. Il tutto è controllato e gestito dalla VCU (Vehicle Control Unit), una vera cabina di regia che interviene 200 volte al secondo sulla powertrain e sulla dinamica.

Il torque vectoring sui due assali rende sublime la precisione di guida, Luce è sempre su due binari, cosa che ha sorpreso ed esaltato anche Hamilton e Leclerc. Nell’abitacolo, veramente piacevole, condito da tasti fisici e funzioni digitali avanzate, troneggia un impianto audio da urlo fatto in casa che può contare su 21 altoparlanti ed una potenza di 3 mila watt. Il rombo trasmette emozioni e Luce non scimmiotta quello di vetture termiche, ma amplifica abilmente, sia all’esterno che all’interno, quello originale forse più entusiasmante di un razzo zero emission.

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lunedì 25 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 27-05-2026 10:08 | © RIPRODUZIONE RISERVATA