Verstappen stellare, un pilota unico. Piegate le McLaren, le Ferrari non possono che restare a guardare
A Monza non puoi tagliare le ali alle astronavi se in squadra non hai un tipo come Max Verstappen. Charles ha fatto veramente una gara gagliarda, arrivando in scia alle McLaren, quarto. Pure Lewis, su un tracciato in cui ha scritto pagine gloriose, ha lottato come un leoncino risalendo, dalla decima posizione, al sesto posto finale, non distante dal rampante e più giovane compagno. Nonostante l’impegno dei piloti a gettare il cuore oltre l’ostacolo, l’idea Ferrari di ribaltare la situazione presentandosi nel Parco con un assetto molto scarico non ha funzionato. È vero, il Tempio della Velocità, con la sua particolare configurazione di rettilinei lunghissimi, offre questa possibilità, ma è sempre un “piano B”, niente affatto una garanzia.
Così le papaya sono rimaste entrambe davanti ai Cavallini, facendo vedere di essere capaci anche di superare nonostante la minor velocità di punta. La particolarissima strategia, invece, ha fatto centro nella squadra orfana di Newey e Horner che ancora può vantare nel suo pacchetto di mischia sulla presenza del super fenomeno. L’olandese, dopo aver fatto le sue verifiche in prova, ha impartito ordini per la qualifiche: «Limate tutto quello che si può delle ali, andiamo all’attacco completamente scarichi. Non vi preoccupate, a guidare ci penso io...». Virare last minute nella direzione di Maranello, poteva sembrare un azzardo, invece il campionissimo sapeva quello che diceva.
Mentre l’ottimo Leclerc si arrampicava sugli specchi per tenere dietro Piastri, guidando magistralmente come fosse sul ghiaccio una Rossa tanto scarica da scappare da tutte le parti, Massimino metteva in campo tutto il suo talento. Con una Red Bull ancora più “leggera” delle SF-25, era rapido più di un Frecciarossa rimanendo come un treno sui binari. Vederlo era semplicemente sublime anche se il regista, dopo un po’, gli toglieva le telecamere perché battagliava solo con se stesso. Alla partenza Norris, che voleva recuperare in classifica generale, lo affiancava all’interno, costringendolo a saltare la chicane. Max doveva dare la posizione per la manovra non consentita e la corsa sembrava finita lì.
L’inglese, con una monoposto perfettamente assettata e pista libera, avrebbe imposto la sua legge. Invece la sorpresa: c’era super Max. Senza scomporsi, l’orange mostrava che la Red Bull, nelle sue mani, non era solo un caccia velocissimo in rettilineo che in curva remava come un pattino. Si poteva andare molto forte anche quando la strada curvava. Con abilità straordinaria, pennellava in scioltezza tratti da brivido come Lesmo, la Variante Ascari e persino la Parabolica. Il 4 volte campione ha messo la freccia e dato appuntamento a tutti sul podio. Erano le perfette monoposto di Woking a tribolare per tenere il passo senza peraltro riuscirci. Il box britannico pasticciava nel cambiare le coperture a Lando, ma poi intimava ad Oscar di ridargli la posizione in pista.
Sfruttando il consumo quasi inesistente dei pneumatici, le papaya tiravano dritto senza fermasi con l’unica speranza di poter effettuare la sosta in regime di safety car. Non è accaduto e anche per questo alla fine il distacco è stato di 20 secondi, quasi mezzo secondo al giro. Per togliere ogni dubbio, senza farsi notare, dopo aver segnato il primato assoluto in qualifica, Verstappen stampava il giro più veloce della gara al penultimo giro che Norris, in lotta con Piastri per il secondo posto, gli sfilava all’ultima tornata per solo un decimo nonostante lui aveva le bianche dure e i “papaisti” le rosse morbide.
Come se non bastasse, ha battuto il tempo più breve per coprire un GP, un’ora e 13 minuti, che resisteva dai tempi di Schumacher. Una dimostrazione di forza senza pari. Per la Ferrari, che aveva sognato il colpo grosso, la delusione di non salire sul podio davanti alla marea rossa. Ma piloti e team hanno fatto il massimo e ci riproveranno già a Baku, fra due settimane. Toto Wolff ha messo una pietra tombale sulle gerarchie del Circus, confermando che il dialogo con l’asso olandese resta vivo per i prossimi anni: «In Formula 1 c’è un solo pilota...». Russell ha chiuso quinto, Antonelli, che era scattato sesto, solo nono. Bene l’altro rookie Bortoleto che gli è finito davanti, ottavo.

