Auto usate, più casi di contachilometri manomessi per i veicoli di seconda mano importati
Le auto importate rappresentano una quota significativa del mercato dell’usato in Europa, ma per chi sta per acquistare un veicolo proveniente dall’estero è fondamentale valutare con attenzione i rischi. L’assenza di un sistema di scambio dati tra i diversi Paesi lascia infatti spazio a numerosi casi di chilometraggio manipolato. Una nuova analisi di carVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, evidenzia come gli acquirenti italiani debbano essere particolarmente prudenti: i veicoli importati hanno una probabilità tre volte superiore di presentare un contachilometri alterato. Un rischio concreto e percepito dai consumatori: secondo un sondaggio della stessa carVertical, il 75% degli automobilisti teme problemi nascosti e il 35% dichiara di essere già stato ingannato in passato.
L’analisi dei report sulla storia dei veicoli richiesti dagli utenti italiani di carVertical tra settembre 2024 e agosto 2025 rivela che il 2,9% delle auto controllate presenta segni di manomissione del chilometraggio. Tuttavia, il dato generale non restituisce l’intero quadro delle frodi. Tra le vetture importate il fenomeno è infatti molto più diffuso: il 6,3% risulta avere un contachilometri manipolato, contro il 2,1% delle auto utilizzate esclusivamente in Italia. Acquistare un modello proveniente dall’estero significa quindi esporsi a un rischio oltre tre volte superiore. Un sondaggio condotto da carVertical su oltre 10.000 automobilisti europei mostra inoltre che il 46,3% non ripone alcuna fiducia nei venditori di auto usate. L’esperienza di essere stati ingannati in passato rende la fase d’acquisto particolarmente stressante. Poiché i dati su chilometraggio, incidenti e manutenzioni restano nei Paesi di origine, alcuni venditori potrebbero persino ignorare che l’auto messa in vendita abbia subito un rollback del contachilometri o danni importanti.
“I vari Paesi hanno normative diverse sulla manipolazione del contachilometri, e questo rende molto complesso controllare il fenomeno a livello internazionale. Senza uno scambio dei dati storici, la storia di un’auto si azzera di fatto al momento dell’esportazione. Ecco perché il rischio di acquistare un veicolo con chilometraggio alterato è significativamente più alto quando si sceglie un’auto importata”, spiega Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical. Il peso delle importazioni varia sensibilmente da Paese a Paese in Europa. I volumi maggiori si registrano in Lettonia, Lituania, Serbia e Ucraina. In Italia, tra tutte le verifiche effettuate su carVertical, il 20,6% riguarda veicoli importati, mentre il 79,5% riguarda auto che hanno sempre circolato nel Paese. All’aumentare delle importazioni cresce anche la probabilità di trovarsi di fronte a vetture con difetti o irregolarità non dichiarati. “Molte auto provenienti dall’estero hanno alle spalle incidenti o presentano un chilometraggio non autentico. Il fatto che arrivino da Germania, Francia o altri Paesi non è garanzia di qualità. Ogni vettura ha una storia a sé, e non sempre si tratta di una storia positiva”, commenta Buzelis. Quando un’auto rimane nello stesso Paese dalla produzione in poi, le autorità dispongono solitamente di una cronologia completa. Ma nel momento in cui viene importata, questa storia non sempre la segue.
Secondo il sondaggio carVertical, l’83,2% degli europei ritiene che gli acquirenti dovrebbero poter accedere ai dati storici dei veicoli, e il 61,5% si dice favorevole alla condivisione dei dati non sensibili per renderlo possibile. Nonostante in alcuni Paesi europei il numero Vin sia considerato un dato personale, oltre il 70% degli intervistati (tra chi si dice 'd’accordo' e 'fortemente d’accordo') non lo considera sensibile. La maggioranza ritiene quindi che la sua divulgazione non rappresenti un rischio per la privacy. Secondo la ricerca di carVertical, il 35% degli automobilisti è già stato vittima di venditori disonesti, acquistando un’auto con chilometraggio alterato o difetti nascosti. Una maggiore trasparenza nella circolazione dei dati sarebbe decisiva per ridurre le frodi e portare al mercato europeo dell’usato il livello di chiarezza di cui ha urgente bisogno.




