Forum Automotive, filiera in allarme: “Serve una svolta subito”. Cresce la pressione dei costruttori cinesi in Europa
Il settore automotive europeo “ha toccato il fondo” e chiede con urgenza una revisione delle politiche industriali e regolatorie dell’Unione Europea. È il messaggio forte emerso dall’evento “Automotive 2026, la svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, promosso da #FORUMAutoMotive a Milano.

Mercato stagnante e Cina in crescita - A delineare il quadro è lo studio di AlixPartners: nel 2025 il mercato europeo dell’auto è rimasto sostanzialmente fermo rispetto al 2024, mentre l’Italia ha registrato una flessione del 2%. I livelli pre-Covid restano lontani e, secondo le previsioni, non verranno recuperati nemmeno entro il 2030. Nel frattempo, avanzano i costruttori cinesi. La loro quota in Europa è attesa in crescita dal 9% al 13% entro fine decennio, con un aumento stimato di 800mila veicoli. In Italia il balzo è già evidente: dal 3% del 2024 al 6% nel 2025, fino al 7% nell’ultimo trimestre, trainato da marchi come BYD, Chery e Leapmotor. Secondo Emanuele Cordone, Partner di AlixPartners, il contesto è reso ancora più critico da sovraccapacità produttiva e pressione sui prezzi: “I produttori cinesi guadagnano terreno grazie a strutture snelle, rapidità ed efficienza, anche attraverso l’intelligenza artificiale”.
Appello unitario all’Europa - Dal palco di Milano è emersa una posizione comune lungo tutta la filiera: serve una svolta immediata nelle politiche europee. Il fondatore di #FORUMAutoMotive, Pierluigi Bonora, ha ribadito che “non c’è più tempo”, criticando le “imposizioni ideologiche” di Bruxelles. Sulla stessa linea Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia e Membro dell’Alleanza tra le 40 Regioni Automotive Europee che ha parlato di rischio “colonizzazione industriale” da parte della Cina, sottolineando la necessità di una strategia europea che renda sostenibile produrre nel continente. Ancora più netto Marco Bonometti, Presidente e Amministratore Delegato di OMR AUTOMOTIVE ed ex Presidente di Confindustria Lombardia: “Il Green Deal ha fallito nei metodi. Senza un cambio di rotta, il settore non ha futuro in Europa”. Un comparto che, è stato ricordato, vale circa 13 milioni di lavoratori e 400 miliardi di gettito fiscale, ma che solo nell’ultimo anno ha perso 100mila occupati.
Occupazione e industria sotto pressione - L’allarme occupazionale è stato rilanciato da Ferdinando Uliano, Segretario Generale FIM-CISL, che ha parlato di “punto di non ritorno” per la produzione e la componentistica italiana, chiedendo deroghe alle regole europee per sostenere gli investimenti industriali. Anche dal fronte politico europeo arrivano critiche all’attuale quadro normativo. Paolo Borchia, Eurodeputato, Coordinatore ID in Commissione ITRE, ha definito il contesto regolatorio “aggressivo e invasivo”, mentre Carlo Fidanza, Capo Delegazione di Fratelli d’Italia - ECR e membro Commissione TRAN (Trasporti e turismo) ha ribadito la necessità della neutralità tecnologica nella transizione energetica.
Nodo energia e costi industriali - Tra i temi centrali emersi nel dibattito, il costo dell’energia e delle materie prime. Secondo Fabio Bertolotti, Direttore di Assogomma, il 63% delle imprese associate segnala aumenti recenti, con picchi fino al +50% su alcune gomme sintetiche, e ulteriori rincari attesi a breve. Un fattore che si somma alle criticità strutturali del sistema europeo, rendendo sempre più difficile competere con mercati come quello cinese.
Neutralità tecnologica e domanda debole - Dal lato del mercato, Massimo Artusi, Presidente di Federauto, ha evidenziato come il problema sia anche di domanda: “Se il cliente vuole un’auto da 10mila euro, bisogna metterlo in condizione di trovarla”. In parallelo cresce il dibattito sulla neutralità tecnologica, sostenuta da gran parte della filiera come condizione necessaria per rilanciare il settore senza vincoli su una sola soluzione, come l’elettrico. In questo contesto si inserisce anche l’analisi di Italo Folonari, Presidente di ANIASA, che ha sottolineato come la filiera stia finalmente facendo sistema: “Da qualche anno le associazioni stanno collaborando in maniera sempre più efficace, portando avanti istanze comuni a livello nazionale ed europeo. L’auspicio è che la politica sappia ascoltare”.
Folonari ha inoltre evidenziato i cambiamenti strutturali della domanda: “L’innovazione non è solo tecnologica, ma anche culturale. Il futuro della mobilità vedrà crescere sempre più le formule pay-per-use”. Tuttavia, ha avvertito, le politiche europee hanno avuto effetti distorsivi sul mercato italiano: “Molti cittadini hanno rinviato l’acquisto e l’età media del parco circolante è aumentata”. Infine, un monito sulle nuove regole: “Gli obblighi di quote elettriche per le grandi aziende rischiano di creare un doppio binario e generare disparità sul mercato”.
Una filiera compatta - Dall’evento è emerso un dato politico-industriale nuovo: la filiera automotive si presenta oggi più unita nel chiedere un cambio di rotta. Tuttavia, secondo molti interventi, questo allineamento arriva in ritardo rispetto alla velocità con cui si sta trasformando il mercato globale. Il rischio, condiviso da più voci, è quello di perdere non solo capacità produttiva, ma anche competenze tecnologiche strategiche, dalle batterie al software fino alla guida autonoma.
Il segnale finale: “Non c’è più tempo” - Il messaggio conclusivo è netto: senza interventi rapidi su energia, regolamentazione e politiche industriali, l’automotive europeo rischia un ridimensionamento strutturale.A margine dell’evento, il “Premio speciale #FORUMAutoMotive 2026” è stato assegnato a Maria Conti, Chief Communication di Ferrari, con la seguente motivazione: “Entrata nel mondo dell’auto 21 anni fa si è subito distinta per le doti professionali, la sua visione creativa insieme alla capacità di relazionarsi con i media. Un percorso che l’ha portata con pieno merito a guidare la strategia di comunicazione del Cavallino rampante”. Un riconoscimento simbolico in un momento in cui, più che celebrare eccellenze, l’intero comparto chiede risposte concrete per il proprio futuro.




