Batterie EV, il Giappone vuole recuperare terreno su Cina e Corea del Sud con sussidi ad aziende e standard comuni
Saranno quasi 10 le aziende giapponesi - tra cui Hitachi, Ricoh e una controllata del gruppo Toyota - che scenderanno in campo per rilanciare la produzione nazionale di batterie per veicoli elettrici (EV), con l'obiettivo di creare entro il 2026 un sistema ad alta efficienza e in grado di contendere il primato globale a Cina e Corea del Sud. È quanto anticipa il giornale Yomiuri Shimbun, che cita fonti a conoscenza del dossier, spiegando che l'intento è quello di dimezzare i tempi di messa in produzione dagli attuali quattro-sei anni. Attualmente, dicono gli analisti, la filiera giapponese delle batterie EV è piuttosto frammentata, con più di 50 aziende specializzate che intervengono sui singoli passaggi, dalla lavorazione delle materie prime all'assemblaggio dei blocchi delle batterie.
Un modello che, pur garantendo qualità, si è rivelato troppo lento e costoso in un mercato globale dominato da prezzi aggressivi e cicli industriali accelerati. La nuova joint venture - il cui lancio è previsto nell'aprile del prossimo anno, racconta lo Yomiuri, punta a standardizzare l'intera linea produttiva, integrando impianti, macchinari e sistemi di trasporto in un unico modello, consentendo la riduzione dei costi di manifattura. Il progetto, stimato in 18 miliardi di yen, circa 98 milioni di euro, prevede la realizzazione del primo modello pilota entro il 2028, con il governo di Tokyo pronto a coprire una quota significativa dei costi attraverso sussidi legati alla sicurezza economica. Secondo il ministero dell'Economia, nel 2015 il Giappone deteneva il 51,7% del mercato globale delle batterie automotive; nel 2023 la quota è crollata al 7,6%, mentre la Cina ha conquistato il 64,1% e la Corea del Sud il 21%. Di fronte a questo tracollo, Tokyo ha fissato un obiettivo ambizioso: tornare al 20% entro il 2030, espandendo la produzione sia in patria che all'estero.




