Un distributore di benzina

Carburanti: riforma settore presto in Consiglio dei Ministri, benzinai in pressing “basta rinvii”

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O riforma o sciopero. A tre anni dall’annuncio della riforma della rete dei carburanti, i benzinai proclamano lo stato di agitazione e lanciano un aut aut al governo: “Basta con i rinvii e i cincischiamenti, è ora di tirare fuori il testo del ddl condiviso”. Altrimenti, scrivono Faib e Fegica, “siamo pronti e sostenere la rivendicazione anche con una chiusura prolungata degli impianti”. Le sigle si domandano se non ci sia qualcuno “che si nasconde nell'anonimato e vuole far naufragare un progetto faticosamente costruito” in lunghi confronti tra istituzioni, operatori e compagnie petrolifere, denunciando “ritardi immotivati” da parte del ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare del dossier. Ma in realtà, riferiscono fonti del Mimit, il testo è pronto, è stato già condiviso con gli altri ministeri, tra cui quelli dell'Economia e dell'Ambiente, e presto arriverà in Consiglio dei ministri. Una data ancora non c'è: via Veneto – viene spiegato – si starebbe ragionando sul 'veicolo' da utilizzare per l'approdo più rapido possibile.

Due le opzioni sul tavolo: far confluire le misure, del tutto o in parte, nel ddl concorrenza (pure in corso di stesura al ministero), o produrre un provvedimento a sé stante. Il settore e i gestori chiedono “un sistema di regole certe e condivise che eviti speculazioni sui prezzi e che restituisca all'Erario quelle ingentissime risorse che le vengono sottratte da ‘raiders’ disinvolti che, nelle pieghe di regole lasche, hanno inquinato il mercato, accumulando vere e proprie fortune». Tra gli interventi che la riforma dovrebbe mettere a terra – infatti – c’è proprio l'atteso piano di razionalizzazione della rete, con misure per favorire la chiusura di impianti inefficienti o non a norma, e incentivi per la riconversione degli impianti, inclusa l'aggiunta di stazioni per la ricarica veloce delle auto elettriche. Secondo i calcoli di Fegica, sul territorio nazionale si contano indicativamente 5mila impianti su 21mila sotto i 500mila litri (un impianto di medie dimensioni, in Italia, viaggia su circa 1 milione di litri “ed è una cifra già bassa”, viene sottolineato).

Nel testo dovrebbero trovare spazio, inoltre, norme per rafforzare i requisiti per operare nel settore e migliorare la tracciabilità dei prodotti contro le frodi fiscali. Il tema della legalità, per il comparto, è centrale per costruire una ‘diga’ contro la progressiva espansione della criminalità organizzata nelle maglie del sistema. Secondo le stime della procura di Trento (risalenti però ad una audizione del 2019) in Italia circa il 30% del carburante viene venduto in nero, per un valore complessivo di circa 12 miliardi di tasse, tra accise e Iva, non pagate; secondo altri dati del ministero dell’Economia, aggiornati al 2022, l'evasione fiscale si aggira intorno ai 2 miliardi. In ogni caso, si tratta di “una distorsione del mercato”, che pesa sullo Stato e sugli operatori, che necessita di un intervento strutturale, dicono i gestori. Inoltre, dovrebbero esserci anche norme – sperano le sigle – per regolamentare i rapporti contrattuali.

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sabato 4 luglio 2026 - Ultimo aggiornamento: 09:55 | © RIPRODUZIONE RISERVATA