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Emissioni auto, ecco quanto il dietrofront della Commissione UE peserà sul mercato dell’elettrico

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La frenata della Commissione, che propone l’indebolimento dell’obiettivo 2035 di riduzione delle emissioni dalle auto nuove dal 100% al 90%, potrebbe avere un effetto concreto sul futuro del settore automotive. Ecco cosa emerge da un report di Transport & Environment, il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti. Secondo l’organizzazione, infatti, la revisione verso il basso dei limiti di emissioni potrebbe incidere sulla quota di mercato delle auto elettriche - tra il 50% e il 95% - e sull’aumento delle emissioni di CO2 del 10% rispetto all’obiettivo attuale. “Le modifiche che si vogliono introdurre alle normative vigenti hanno il sapore di una scommessa.

Si punta su più cavalli, quando in realtà in pista ce n’è solo uno” dice Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia. “L’automotive mondiale - proseguono da T&E - sta virando verso l'elettrico, ma questa proposta dell'UE dirotterebbe gli investimenti verso tecnologie alternative che non hanno futuro, che non apporteranno benefici né per il clima né per l'economia. L'attuale obiettivo per il 2035 - 100% zero emissioni - offre all'Europa la certezza di investimento necessaria per competere a livello globale. Un cambiamento, ora, significherebbe mantenere in vita tecnologie vecchie e inefficienti, premiando di fatto chi è in ritardo”.

Secondo T&E, infatti, la proposta della Commissione Europea minerebbe la certezza necessaria all'Europa per investire in modo significativo nell'elettrificazione e rimanere così competitiva nei confronti della Cina. La percentuale esatta di BEV vendute a partire dal 2035 dipenderà dal mix delle diverse tecnologie (endotermiche pure, ibride, plug-in hybrid, EREV, BEV) commercializzate da ciascun produttore. L'obiettivo di riduzione del 90% di CO2 implica che, in media, le emissioni della flotta delle case automobilistiche non debbano superare gli 11 grammi di CO2 per km nel 2035 (calcolato a partire dal valore di riferimento delle emissioni medie effettive della flotta nel 2021, pari a 110 gCO2/km). Un simile limite consentirebbe alle case automobilistiche di vendere qualsiasi tipo di propulsione anche dopo il 2035. Ad esempio, considerando i range extender (EREV) migliori della categoria, con emissioni di 22 g/km, la loro quota potrebbe arrivare fino al 50% (col restante 50% coperto dalle BEV).

Inoltre, sempre secondo l’analisi di T&E, la proposta della Commissione comporterebbe anche un aumento delle emissioni di CO2 delle auto nell'UE, con un totale di 720 MtCO2e aggiuntive tra il 2025 e il 2050, superando così del 10% l'obiettivo attuale. Una quantità di emissioni che, stando ai dati Ispra, T&E ha stimato in quasi due anni di emissioni totali italiane (circa 385 MtCO₂e all’anno secondo l’Inventario nazionale delle emissioni dei gas serra 2023 pubblicato da ISPRA). Secondo l’analisi l’abbassamento dell’obiettivo al 2035, dal 100% al 90%, dovrebbe essere “compensato” da una quota di utilizzo di carburanti alternativi (il cui impiego può garantire ai car maker fino al 3% di crediti) e di acciaio a basse emissioni di carbonio (fino al 7%); ciò consentirà alle case automobilistiche di vendere qualsiasi tipo di propulsore dopo il 2035, compresi quelli a combustione e ibridi.

“Consentire la vendita di ibridi plug-in, biocarburanti ed e-fuels dopo il 2035 penalizzerà soprattutto i consumatori. Le auto elettriche sono più economiche di anno in anno, la curva di discesa dei prezzi delle batterie è sotto gli occhi di tutti. Chi può pensare che da qui ai prossimi anni acquistare un’auto con due motori - uno elettrico e uno endotermico, come per gli ibridi plug-in - sarà vantaggioso rispetto a una full electric? Per non parlare dei costi di gestione e di quelli per i carburanti sintetici, che arriverebbero a 6 8 €/litro, e per i biocarburanti avanzati, che in virtù della loro scarsità saranno a loro volta svantaggiosi. Le auto elettriche hanno consumi energetici inferiori di due terzi alle auto convenzionali. Sono e saranno la soluzione più conveniente per il clima, per la salute pubblica e per le finanze dei consumatori” conclude Boraschi.

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domenica 8 febbraio 2026 - Ultimo aggiornamento: 13:31 | © RIPRODUZIONE RISERVATA