La sede della borsa di New York il giorno della quotazione di Fca

Ferrari, esordio trionfale a Wall Street: per
il 10% Fca incassa un miliardo di dollari

di Giorgio Ursicino
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Come un anno fa, almeno per un giorno, su New York sventolerà il tricolore. Oggi alle 14 italiane (nella costa Est degli Usa saranno le 8) Sergio Marchionne e John Elkann a suoneranno la campana, un gesto simbolico che vedrà l’esordio a Wall Street della Ferrari, una delle aziende più prestigiose del pianeta, l’autentica icona di tutto il made in Italy.

Poco più di un anno fa (era il 13 ottobre) una scena molto simile era andata in onda nella downtown di Manhattan dove ha sede il mercato di capitali più importante del mondo. La quotazione di Fca è stata un’operazione di grande successo visto che da allora la capitalizzazione della nuova società è più che raddoppiata e adesso è pronta a ricevere un ulteriore impulso dallo spin off del suo asset più prezioso.

Come era ampiamente previsto dopo il successo del road show, il valore dell’azione Ferrari è stato fissato al massimo della forchetta contenuta nel dossier depositato alla Sec, cioè a 52 dollari. Il valore dei 18,8 milioni di titoli messi in vendita corrispondenti più o meno al 10% del capitale, è di 997,6, ma un ulteriore crescita è attesa dopo l’avvio delle contrattazioni. Sull’Ipo è intervenuto scherzando anche l’ex numero uno di Maranello, Luca di Montezemolo: «Comprare azioni Ferrari? Dovrebbero regalarmele... Le acquisto perché ci credo e per motivi affettivi».

Ieri, mentre il Cavallino galoppava veloce verso la Borsa, per Fca è stata una giornata agitata e, dopo la crescita dei giorni scorsi, l’azione ha perso oltre il 2% a Piazza Affari chiudendo a 14,22 euro. Sull’andamento ha sicuramente influito la notizia rilanciata dal Financial Times: Fca rischierebbe una multa di 200 milioni di euro da parte dell’Unione Europa poiché la Commissione contesta l’accordo fatto con il Lussemburgo per la tassazione agevolata (1%) delle attività di finanza del gruppo.

Immediata è arrivata la smentita di Fca: «Nell’accordo Apa (Advanced Pricing Agreement) raggiunto da Fcf (Fiat Chrysler Finance Europe), società controllata da Fca, con il Lussemburgo non c’è alcun aiuto di Stato. Su questo punto riteniamo di aver fornito solide spiegazioni. In ogni caso l’aumento della base imponibile in Lussemburgo avrebbe comportato maggiori deduzioni delle società del gruppo che pagavano interessi a Fcf. Quindi ogni esito della questione non sarebbe significativo rispetto ai risultati consuntivati».

Se la sanzione arrivasse, però, sarebbe pari a circa l’1% dell’attuale capitalizzazione di Fca, anche se gli analisti hanno riconosciuto che l’azienda avrebbe facoltà di appellarsi. Contemporaneamente Fitch ha confermato per Fca il rating Issuer Default a lungo termine a “BB-” e quello del debito Idr a breve a “B”: «I rating riflettono la debole metrica del credito, l’elevato debito, il free cash flow negativo e le sfide operative che richiedono investimenti importanti. Ma rispecchiano anche il solido profilo di business, inclusa la diversificazione ampia a livello di prodotto e geografica, marchi solidi, un’ambiziosa strategia e una storia positiva quanto alla fusione e all’integrazione».


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Mercoledì 21 Ottobre 2015 - Ultimo aggiornamento: 22-10-2015 04:10 | © RIPRODUZIONE RISERVATA