Ford, in trattativa con Geely per farle produrre a Valencia modelli in grado di aggirare i dazi

Ford Pro, il dominio continua: si conferma leader dei veicoli commerciali in Europa per l'11^ anno consecutivo

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Ford, in trattativa con Geely per farle produrre a Valencia modelli in grado di aggirare i dazi
Ford sta discutendo con Geely di collaborare per permettere al costruttore cinese di utilizzare gli impianti europei dell’Ovale Blu, in particolare quello di Valencia. La notizia arriva dalla Reuters la quale afferma che i colloqui sono in corso da mesi e riguardano più ambiti.
Secondo l’agenzia di stampa americana i contatti sono avviati già da mesi e si sono intensificati nelle ultime due settimane nel corso delle quali prima una delegazione di Geely si è recata in Michigan e infine una della Ford ha restituito la cortesia è volata in Cina per precisare tutti gli argomenti che potrebbero essere oggetto di una collaborazione industriale e tecnologica incentrata sull’elettrico e la guida autonoma.
Interpellate ufficialmente in merito, la Geely ha declinato l’invito a commentare mentre la Ford ha dichiarato: «Abbiamo discussioni con tante compagnie continuamente su una grande varietà di argomenti. Alcune di materializzano altre no». Una frase decisamente troppo generica e che non equivale certo ad una smentita. Al contrario, Reuters è molto precisa nel citare il numero di persone coinvolte e quello delle fonti che hanno fornito la soffiata.
Stando sempre a quanto riportato dalla Reuters, Ford avrebbe offerto alla Geely la possibilità di utilizzare i propri impianti europei, da tempo ampiamente sottoutilizzati dato che la casa americana ha dismesso modelli di volume storici come Fiesta e Focus e si è concentrata sui veicoli commerciali oppure produce automobili elettriche, come Capri ed Explorer, di derivazione Volkswagen mentre la propria quota di mercato in Europa è scesa a meno del 3%.
Quello di Valencia potrebbe essere il primo stabilimento ad accogliere la produzione di auto del gruppo Geely con il quale – lo ricordiamo – Ford ha avuto già a che fare nel 2010 quando gli vendette la Volvo, prima di una lunga serie di mosse che ha visto l’ingresso silenzioso, ma inarrestabile, del conglomerato guidato da Li Shu Fu e che oggi ha partecipazioni in Mercedes-Benz (9,69%), Smart (50%), possiede Lotus e Benelli e ha il 17% di Aston Martin.
Geely ha anche collaborazioni importanti con Renault a partire dalla joint-venure Horse Powertrain (al 40% con il 10% di Aramco) che produce tutti i sistemi di propulsione basati su unità termiche per i due costruttori che hanno allacciato rapporti anche per la Renault Korea nel quale il 34% è in mano cinese e i due modelli più recenti (Grand Koleos e Filante) sono basati su una piattaforma nata sotto la Grande Muraglia e hanno motori con parentele esclusivamente orientali.
Renault e Ford hanno da poco annunciato un accordo che permetterà a quest’ultima di produrre due modelli elettrici sfruttando impianti e piattaforme di origine francese. Non è dunque peregrino immaginare un’alleanza produttiva a tre in Europa che permetterebbe a Renault di continuare il proprio percorso virtuoso, a Ford di restare in Europa senza perdere altri miliardi di euro e a Geely di produrre, aggirando i dazi, modelli di volume con il proprio marchio, da poco sul Continente.
Quello che è sicuro è che Ford Motor Company sta cercando disperatamente partner industriali e tecnologici visto che negli USA nelle ultime settimane si sono succedute voci di collaborazioni con Xiaomi e BYD, rispettivamente per i sistemi operativi e le batterie, alle quali sono seguite forti critiche da parte di ambienti vicini all’amministrazione presidenziale ponendo il veto contro accordi con entità cinesi che porterebbero a rischi strategici per il sistema industriale statunitense e per la sicurezza nazionale.
A questo proposito, il ceo e presidente del gruppo di Dearborn, Jim Farley, parlando a proposito del veto che la Casa Bianca avrebbe messo ad un accordo con un’azienda cinese, ha dichiarato: «Non penso. Almeno fino a quando ci saranno le giuste barriere e noi pensiamo che si possa fare nel modo giusto. No, abbiamo trovato apertura all’interno del governo per agire in questo modo perché io penso che loro sappiano che è doveroso». Parole non chiare e che tradiscono imbarazzo.
Farley tuttavia è all’angolo: nel 2024 ha perso 5,1 miliardi di dollari e le proiezioni per il 2025 parlano di almeno altri 5 miliardi con svalutazione delle attività legate all’elettrico di ben 19,5 miliardi bilanciate solo in minima parte dal buon andamento delle vendite di veicoli con motore a combustione interna n Nordamerica. L’elettrico e le piattaforme software tuttavia sono una necessità e, con i venti che tirano a Washington, è necessario muoversi mantenendo equilibri difficili.
C’è solo un fattore che potrebbe giocare politicamente a favore del ceo di Ford. Da un lato, Donald Trump non potrebbe permettere un accordo che porta i nemici cinesi direttamente sul suolo americano, dall’altro non gli dispiacerebbe sfruttare il fattore Dagone per indebolire ulteriormente, per mano americana, il sistema industriale europeo il quale, dopo aver imposto dazi ai costruttori cinesi, ne ha accolto i piani industriali, dapprima per i produttori di batterie e infine per i veicoli.




