Una piattaforma petrolifera

Gli extraprofitti delle compagnie petrolifere a spese degli automobilisti italiani toccheranno i 4 miliardi entro fine anno

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Le compagnie petrolifere sono destinate a realizzare 4 miliardi di euro di extraprofitti a spese degli automobilisti italiani, come conseguenza del conflitto in Medio Oriente e, se gli attuali margini dovessero persistere, gli extraprofitti downstream a livello UE raggiungeranno quest’anno i 24 miliardi di euro. Questi i nuovi dati diffusi dall'osservatorio sui profitti petroliferi di Transport & Environment, la principale organizzazione europea in materia di decarbonizzazione dei trasporti. “Settimana dopo settimana, assistiamo all’aumento degli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Queste ultime hanno tutti i motivi per mantenere l’Europa dipendente dai combustibili fossili, poiché sono loro a trarre vantaggio economico dalla volatilità dei prezzi del petrolio” ha detto Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia.

Secondo l’analisi diffusa dall’organizzazione I prezzi del petrolio sono aumentati rapidamente dallo scoppio del conflitto, nella settimana precedente il 13 aprile, i prezzi medi alla pompa in Italia avevano raggiunto i 2,15 euro al litro per il gasolio e i 1,78 euro al litro per la benzina (dopo aver toccato gli 1,82 euro al litro in marzo). Riempire un serbatoio da 55 litri di gasolio costava oltre 26 euro in più rispetto a prima dell’inizio del conflitto. L’industria petrolifera, a oggi, ricava 46 centesimi al litro sull’aumento medio dei prezzi del gasolio rispetto ai livelli pre-conflitto, mentre lo Stato italiano continua a stanziare fondi per mitigare il costo dei carburanti alla pompa. Per la benzina, lo stesso ricavo da parte delle compagnie petrolifere è di 24 centesimi.

Secondo Boraschi “il governo italiano deve smettere di spendere indiscriminatamente per sterilizzare il prezzo dei combustibili: è una politica che avvantaggia iniquamente la classi più abbienti, come segnalato da molti economisti tra cui Bini Smaghi. Dovrebbe piuttosto investire in misure strutturali per la riduzione dall’import di petrolio e assumere un ruolo guida nell’istituire un’imposta nazionale su questi super-profitti. I proventi dovrebbero sostenere le famiglie vulnerabili e garantire risorse per elettrificare i consumi energetici, a partire da quelli per la mobilità." Secondo T&E, infatti, nella sua risposta alla crisi petrolifera, l’UE non ha presentato alcun meccanismo per tassare gli utili eccessivi delle compagnie petrolifere per questo l’organizzazione invita il governo italiano a introdurre un’imposta nazionale sugli utili straordinari delle compagnie petrolifere e a sollecitare ancora l’UE ad attuare un’imposta sugli utili straordinari a livello comunitario.

Gli utili straordinari sulle attività di downstream (raffinazione e distribuzione) non costituiscono la base imponibile esatta di una misura di prelievo - si legge nel rapporto - poiché non tutti i carburanti consumati in Europa sono raffinati in Europa, e le compagnie petrolifere possono ripartire gli utili tra i loro diversi mercati. Una tassa sugli extraprofitti a livello UE sarà comunque efficace per colpire alcuni di questi utili. Si deve anche ricordare che le compagnie petrolifere realizzano i loro ricavi maggiori nelle attività di upstream, in gran parte localizzate fuori dall’Unione. A livello di upstream ( produzione del greggio) invece, T&E calcola che dall’inizio del conflitto in Iran, gli extraprofitti a livello UE superino i 13 miliardi, e potranno arrivare in proiezione a 67 alla fine del 2026 (di cui quasi 9 dal consumo di carburanti in Italia).

La richiesta di T&E non è un'iniziativa isolata. Solo qualche settimana fa un gruppo di 31 ONG europee, tra cui Oxfam, WWF, CAN Europe e anche la stessa T&E, ha chiesto all’UE di tassare gli extraprofitti petroliferi per sostenere gli europei in questa crisi. In una lettera, le ONG, che rappresentano oltre 40 milioni di cittadini attraverso più di 2.000 organizzazioni affiliate, chiedono che i fondi siano destinati a proteggere le famiglie vulnerabili e a sostenere la transizione verso l’energia pulita, per evitare l’esposizione a una simile volatilità in futuro.

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venerdì 15 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 15:57 | © RIPRODUZIONE RISERVATA