Rischia maxi multa per tassa unica europea calcolata su km percorsi ed emissioni reali

L'Ue deferisce l'Italia alla Corte sull'Eurobollo. Rischia maxi multa per tassa unica europea calcolata su km percorsi ed emissioni reali

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Dietro il gergo burocratico del «mancato recepimento» si cela l'avvertimento di una rivoluzione rimasta in sospeso. Era il 2017 quando Bruxelles mise sul tavolo un progetto destinato a ridisegnare il rapporto tra automobilisti e Stato: un bollo unico europeo, uguale per tutti, calcolato sui chilometri percorsi e sulle emissioni reali. Addio al superbollo e al mosaico di tariffe regionali. Una tassa concepita dalla Commissione di Jean-Claude Juncker - e approvata nel 2022 - come «verde e digitale» per premiare chi inquina meno e usa meno, affiancata da un telepass europeo entro il 2026. Da allora, l'Europa ha iniziato a muoversi: Germania, Austria, Repubblica ceca, Danimarca, Belgio e Slovacchia sono già partite, Polonia e Olanda sono pronte a farlo. L'Italia invece resta in terza corsia: la direttiva 2022/362 non è ancora pienamente recepita e Bruxelles ha deciso di trascinare Roma davanti alla Corte di giustizia europea, con il rischio di una maxi-multa.

L'Eurobollo vale per tutti i veicoli, ma l'obbligo di pedaggi sulla base delle CO2 emesse scatterà in due fasi: entro il 2026 per i mezzi pesanti ed entro il marzo 2027 anche per furgoni e minibus. Per le auto private, invece, l'applicazione resterà facoltativa e potrà arrivare solo in una fase successiva. «Sebbene l'Italia abbia finora notificato due misure di recepimento relative ad alcuni punti della direttiva, la Commissione ritiene che gli sforzi compiuti finora siano insufficienti», si legge nella nota con cui l'esecutivo di Ursula von der Leyen ha annunciato il deferimento, dopo i richiami formali inviati nel maggio e nel dicembre 2024.

Ma dal pacchetto mensile delle infrazioni diffuso da Palazzo Berlaymont il sollecito a Roma su infrastrutture, ambiente e concorrenza è doppio: sul tavolo del ministero guidato da Matteo Salvini è planato anche un nuovo avvertimento sugli appalti pubblici, proprio nel giorno in cui tre persone sono state arrestate per aver tentato di infiltrarsi nei lavori per le Olimpiadi invernali di Cortina 2026. La richiesta di Bruxelles è netta: rivedere le parti del Codice degli appalti che, secondo l'esecutivo Ue, non rispettano ancora pienamente le norme comunitarie su trasparenza e concorrenza. Nel mirino ci sono le disposizioni introdotte con il nuovo Codice del 2023 e ritoccate a fine 2024: quelle che regolano il project financing e la tutela dei segreti commerciali nelle gare. Per la Commissione europea, così com'è, il sistema italiano rischia di penalizzare le piccole imprese e di rendere più opaco il mercato. 

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giovedì 9 ottobre 2025 - Ultimo aggiornamento: 11:07 | © RIPRODUZIONE RISERVATA