Philippe Lamberts, consigliere della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per le politiche energetiche e il Green Deal

Motus-E, Lamberts: «Il futuro dell’auto è elettrico, aggrapparsi al passato non è un’opzione»

di Michele Montesano
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ROMA - La transizione verso la mobilità elettrica non rappresenta soltanto una scelta ambientale, ma una necessità industriale, economica e strategica per il futuro dell’Europa. È questo il messaggio lanciato da Philippe Lamberts, consigliere della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per le politiche energetiche e il Green Deal, intervenendo alla conferenza annuale di Motus-E “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità” a Roma. Un intervento nel quale l’ex eurodeputato belga ha difeso con forza gli obiettivi europei di decarbonizzazione del settore automobilistico, sostenendo che il dibattito sul futuro dell’auto non dovrebbe concentrarsi sul rinvio delle scadenze, ma sulla capacità dell’industria europea di recuperare il terreno perso rispetto ai concorrenti globali.

Lamberts ha voluto innanzitutto chiarire di intervenire a titolo personale, forte della sua esperienza sia nel mondo industriale che in quello politico. «Se sono un consigliere, il mio ruolo è parlare con la presidente, non parlare per la presidente», ha precisato, ricordando il proprio percorso professionale come ingegnere e manager in IBM prima dell’ingresso nelle istituzioni europee. Un’esperienza che gli ha consentito di osservare da vicino l’evoluzione dell’industria automobilistica e di maturare una convinzione precisa: i periodi di eccessiva protezione possono trasformarsi in un ostacolo all’innovazione.

Rievocando un incontro con un dirigente dell’associazione europea dei costruttori automobilistici avvenuto prima della sua elezione al Parlamento europeo, Lamberts ha ricordato come per anni il settore sia riuscito a evitare regolamentazioni stringenti promettendo miglioramenti spontanei in termini di efficienza ed emissioni. «Naturalmente l’industria non ha mantenuto quelle promesse», ha osservato, sottolineando come successivamente siano stati introdotti obiettivi che spesso si sono rivelati troppo permissivi o basati su sistemi di misurazione lontani dalle reali condizioni di utilizzo delle vetture.

Da qui la riflessione sul ruolo della politica industriale. Secondo il consigliere della presidente von der Leyen, i governi devono certamente proteggere le proprie industrie, ma senza alimentare forme di compiacimento che finiscono per rallentare il cambiamento. A sostegno di questa tesi ha ricordato una visita in Cina nel 2014, quando gli venne presentata un’azienda allora poco conosciuta in Europa. «Il nostro ospite cinese ci disse: vogliamo che visitiate un’altra azienda. Io non avevo idea di cosa fosse quella società chiamata BYD. Ora lo so».

Per Lamberts, la questione centrale è comprendere dove si stia dirigendo il mercato globale dell’automobile. La risposta è evidente. «Il futuro è chiaramente elettrico». Anzi, ha aggiunto, non si tratta neppure più di futuro ma di presente. «L’auto elettrica non è una tecnologia emergente», ha ricordato. «La prima automobile a superare i 100 chilometri orari era elettrica, alla fine del XIX secolo». A frenarne lo sviluppo furono i limiti tecnologici dell’epoca, ma oggi le condizioni sono completamente cambiate.

Nel suo intervento il consigliere europeo ha affrontato anche il tema della neutralità tecnologica, spesso evocato nel dibattito politico. Pur condividendo l’idea che la politica debba fissare gli obiettivi e lasciare al mercato il compito di trovare le soluzioni migliori, Lamberts ha evidenziato come nella storia dell’automobile non sia mai esistita una vera neutralità. «Quando ho comprato la mia prima auto avevo una scelta tecnologica: benzina o diesel. Fossile o fossile». Una scelta che rifletteva una decisione già assunta dalla società e dalle infrastrutture disponibili.

Per la mobilità stradale, sostiene, la tecnologia oggi più efficiente è quella elettrica. Anche per questo ha difeso l’obiettivo europeo del 2035, ricordando che il regolamento non impone una specifica tecnologia ma stabilisce un traguardo di emissioni zero. «Quando abbiamo adottato il target del 2035 abbiamo detto zero emissioni, non abbiamo detto una determinata tecnologia». È stato poi il mercato, secondo Lamberts, a indicare nell’elettrico la soluzione prevalente.

Diverso il discorso per altri settori dei trasporti, come l’aviazione o il trasporto marittimo, dove i carburanti liquidi continueranno probabilmente ad avere un ruolo. «Teniamo quei combustibili per gli utilizzi in cui saranno davvero necessari», ha affermato, richiamando il tema della sicurezza energetica e della riduzione della dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il ritardo accumulato dall’industria europea rispetto ai costruttori cinesi. «È vero che eravamo leader nel mondo dei combustibili fossili, ma nel mondo elettrico dobbiamo ammettere che l’industria automobilistica cinese ha sviluppato tecnologie e prodotti all’avanguardia». Una situazione che impone una fase di recupero, senza però mettere in discussione la direzione intrapresa.

Secondo Lamberts, la scadenza del 2035 non rappresenta affatto una scelta ideologica. «Questo è pragmatismo, non ideologia», ha dichiarato. «Abbiamo dato all’industria dodici anni, almeno due cicli completi di prodotto, per recuperare terreno». Anzi, a suo giudizio si tratta di un approccio persino prudente. «Personalmente non credo che sia un obiettivo molto ambizioso. È piuttosto conservativo».

Guardando oltre il prossimo decennio, il consigliere della presidente von der Leyen si è detto convinto che il mercato globale si stia dirigendo inevitabilmente verso l’elettrico. «Scommetto che nel 2035 nessuno riuscirà più a vendere qualcosa che non sia un’auto elettrica». Per questo, ha aggiunto, l’Europa deve decidere se affrontare questa trasformazione con riluttanza oppure coglierla come un’opportunità di rilancio industriale.

Lamberts ha però riconosciuto che le istituzioni europee non sono esenti da responsabilità. «Non credo che la decarbonizzazione debba essere sinonimo di deindustrializzazione», ha affermato. «Forse nelle prime fasi dell’azione europea abbiamo prestato molta attenzione alla dimensione ambientale, ma il collegamento con una strategia per la competitività è stato insufficiente. Lo ammetto, perché è vero». Una riflessione che si inserisce nel dibattito sempre più acceso sulla necessità di accompagnare la transizione ecologica con politiche industriali capaci di sostenere investimenti, innovazione e occupazione.

Per il consigliere europeo, la sfida consiste proprio nel coniugare sostenibilità e competitività, mantenendo una chiara direzione strategica. «La prima cosa per riuscire a gestire il rapporto tra competitività e azione ambientale è essere chiari su dove vogliamo andare». Da questo punto di vista, il compito della Commissione europea è quello di indicare una bussola e proporre strumenti concreti per raggiungere gli obiettivi fissati dai legislatori europei.

Nelle battute finali del suo intervento, Lamberts ha ribadito la convinzione che il percorso intrapreso dall’Europa non possa essere invertito. «Spero che manterremo la rotta. La mia sensazione è che lo faremo». Perché, ha concluso, «non esiste altra strada per la competitività europea. Aggrapparsi al passato non è un’opzione». Un messaggio particolarmente significativo pronunciato proprio a Roma, città simbolo della storia europea, ma che secondo il consigliere belga non deve trasformarsi in un museo. «Non credo che un singolo cittadino italiano voglia che questo Paese sia soltanto un museo».

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venerdì 19 giugno 2026 - Ultimo aggiornamento: 12:20 | © RIPRODUZIONE RISERVATA