Una petroliera in un porto di stoccaggio del carburante

Pacchetto auto UE. T&E: “Nuove richieste dell'industria auto potrebbero costare all'Europa 74 mld in più di importazioni di petrolio”

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Fino a 74 miliardi di euro aggiuntivi in importazioni di petrolio, tanto costerebbero le nuove rivendicazioni in termini di emissioni dell'industria automobilistica europea. A renderlo noto uno studio di Transport&Environment, la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, realizzato sulla base di un documento riservato inviato da Acea, l’associazione dei carmaker europei, ai Ministri dell'Ambiente Ue, di cui l’organizzazione è entrata in possesso.

Nel paper, Acea chiede diversi aggiustamenti riguardanti il cosiddetto “pacchetto auto”. In primo luogo l’associazione dell’industria automobilistica chiede di calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, un significativo indebolimento rispetto alla proposta avanzata lo scorso dicembre dalla Commissione europea che, invece, prevede il calcolo su una media triennale. Una posizione, quella di Acea, che il governo tedesco ha fatto propria, sostenendo il prolungamento delle vendite di PHEV inquinanti. Questa scelta, se concretizzata, rischia di rallentare la transizione dell’industria automobilistica europea verso le full electric e di aumentare il divario con la Cina. Secondo i calcoli di T&E, infatti, se le richieste di Acea fossero accolte, le vendite di BEV potrebbero rimanere ferme all'attuale quota di mercato del 21% per il resto del decennio, invece di raggiungere il 57% attualmente previsto per il 2030 con la normativa vigente.

"Le case automobilistiche vogliono confermare la dipendenza europea dal petrolio proprio quando milioni di cittadini pagano la benzina fino a 2 euro al litro, e hanno un disperato bisogno di uscire dall’era degli idrocarburi - dice Andrea Boraschi, direttore di T&E italia - Le richieste dei carmaker, se accolte, ritarderanno l’arrivo di veicoli elettrici più accessibili in termini di prezzo, ciò di cui i cittadini europei hanno realmente bisogno. È deludente, in questo senso, vedere il governo tedesco cedere alle pressioni dell’industria automobilistica per rallentare il processo di elettrificazione. Ogni ulteriore ritardo danneggia sia i cittadini sia la competitività dell’Europa”.

Acea chiede anche un ulteriore indebolimento dell'obiettivo di emissioni al 2035 portandolo dal 90% proposto a dicembre dalla Commissione all’80%, prevedendo per i costruttori un 10% di crediti senza condizioni, un ulteriore 5% per i carburanti con emissioni inferiori alla benzina e un altro 5% per i materiali a basse emissioni di carbonio. Secondo i calcoli di T&E, questo potrebbe far sì che nel 2035 le vendite di auto elettriche a batteria si fermino al 52% del mercato, invece di raggiungere il 100%. I crediti legati ai carburanti permetterebbero inoltre ai costruttori di vendere meno veicoli elettrici in cambio di risparmi di emissioni che, di fatto, non esisterebbero.

In sintesi, la proposta di Acea potrebbe costare all’UE fino a 74 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio tra il 2026 e il 2035. Inoltre, aderire alla proposta dei carmaker potrebbe far aumentare le emissioni di CO₂ delle auto europee fino a 2,4 gigatonnellate tra il 2026 e il 2050 rispetto alla normativa vigente, l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto UE.

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mercoledì 15 aprile 2026 - Ultimo aggiornamento: 17:50 | © RIPRODUZIONE RISERVATA