Stellantis accelera nelle consegne del 4° trim. 2025: +9% a 1,5 mln ma crolla in borsa (-21,6%) per il maxi profit warning
Stellantis ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con consegne consolidate stimate a 1,5 milioni di unità, con un aumento del 9% su base annua. L’incremento è principalmente attribuibile al Nord America e ulteriormente supportato dalla crescita su base annua delle consegne in Sud America e in Medio Oriente e Africa. Ciò è stato parzialmente compensato da un calo nell’Europa allargata per l’effetto combinato di un mercato dei veicoli commerciali leggeri in contrazione e di pressioni competitive. In Nord America, le consegne del quarto trimestre sono cresciute di circa 127 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2024, con un aumento del 43% su base annua. Tale aumento - si spiega - è stato trainato in larga parte dalle nuove e rinnovate offerte dei marchi Jeep, Ram e Dodge.
L’Europa allargata ha registrato una diminuzione di circa 26 mila unità, pari al 4% su base annua. ma con una crescita di quattro modelli su piattaforma Smart Car (Citroën C3, Citroën C3 Aircross, Opel Frontera e Fiat Grande Panda), con 61.000 unità aggiuntive, pari al +127% su base annua. Nelle altre regioni di Stellantis, le consegne sono cresciute di 24 mila unità in aggregato, con un aumento del 6% su base annua, trainato principalmente da un aumento di 18 mila unità in Sud America (+7% su base annua) e un aumento di 3 mila unità ciascuna sia in Medio Oriente e Africa (+2% su base annua) che in Cina, India e Asia-Pacifico (+20% su base annua). Stellantis ha mantenuto la sua leadership in Sud America, con un aumento del 7% su base annua supportato da una solida domanda in Brasile. La crescita in Medio Oriente e Africa è stata trainata principalmente dagli sviluppi positivi in Turchia e, in misura minore, sia dall’aumento della produzione locale in Algeria, sia dalla continua crescita in Marocco.
Brusca battuta d'arresto per Stellantis a Piazza Affari dopo il profit warning con una perdita netta tra 19 e 21 miliardi di euro attesa per il secondo semestre, i maxi oneri da 22,2 miliardi per reimpostare il business più ampi del previsto, le guidance 2026 peggiori delle attese e la sospensione del dividendo a causa dei risultati, mentre gli analisti si attendevano che "rimanesse almeno una cedola simbolica". A poco servono gli spiragli positivi, come il fatto che le consegne consolidate globali sono viste in rialzo del 9% a 1,5 milioni di unità nel quarto trimestre e dell'11% a 2,8 milioni nel secondo semestre. E il fatto che il Ceo, Antonio Filosa, puntando l'indice contro "criticità pregresse" e "una sovrastima del ritmo della transizione energetica", abbia parlato di un male necessario per rilanciare il business e riportare il gruppo su una traiettoria di crescita e maggiore redditività, spiegando che le azioni correttive avviate nel 2025 stanno già cominciando a dare frutti. Così il titolo è arrivato a cedere oltre il 21% e, dopo essere stato fermato varie volte per eccesso di ribasso, scambia al momento in calo del 21,65% a 6,39 euro per azione, il livello più basso dalla nascita della società dopo la fusione tra Psa e Fca, effettiva da gennaio 2021.
"I dati sono stati peggiori delle attese. Sono stati annunciati oneri straordinari per 22,2 miliardi di euro con cash out di 6,5 miliardi da spalmare su quattro anni, superiori alle nostre attese (oltre 2 miliardi di cash out) e del consensus", sottolineano gli analisti di Equita, secondo cui "anche le stime per il secondo semestre 2025 e le guidance 2026 sono inferiori alle attese". Nel dettaglio, i ricavi netti del secondo semestre sono attesi tra 78 e 80 miliardi di euro e l'Aoi tra -1,2 e -1,5 miliardi. E' vista una perdita netta tra 19 e 21 miliardi e un cash flow dalle attività operative tra -2,3 e -2,5 miliardi. Il free cash flow delle attività industriali è atteso tra -1,4 e -1,6 miliardi. Tenendo conto della perdita netta del 2025, l’azienda non distribuirà dividendi nel 2026. Inoltre, il Cda di Stellantis ha autorizzato l'emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di 5 miliardi. "Sebbene alla luce delle recenti notizie ci aspettassimo delle importanti svalutazioni/oneri straordinari (riallineamento portafoglio prodotti, ridimensionamento supply chain e ristrutturazione), la dimensione è nettamente più ampia delle attese", spiegano gli analisti di Intermonte, sottolineando che "i risultati 2025 e la guidance 2026 riflettono da un lato un ritorno alla crescita, ma sono ancora fortemente penalizzati dalla profonda ristrutturazione". Ricavi ed Ebit adjusted potrebbero attestarsi attorno a 162 miliardi e 5 miliardi rispettivamente.
"Nel complesso le notizie non sono positive per via dell’entità della svalutazione, del taglio del dividendo e di una guidance 2026 che seppure in recupero mostra che il turnaround richiederà più tempo", aggiungono gli esperti. Guardando avanti, dunque, "il gruppo va verso un percorso lungo, con significative difficoltà per riorganizzare l'attività e ancora nessuna notizia sulla riduzione della capacità produttiva", dicono gli analisti di Citi, preoccupati soprattutto per il fatto che "la società prevede ora un nuovo cash burn nel 2026, con il 2027 ancora altamente incerto date le tendenze generali dei prezzi del settore". Inoltre, visto che gli oneri annunciati "non includono alcuna chiusura di stabilimenti, non riteniamo che la notizia ripristini completamente la base di costo di Stellantis, cosa probabilmente necessaria vista la riduzione delle quote di mercato". Secondo Citi, dunque, la futura e necessaria risalita di Stellantis "comporterà molto probabilmente una riduzione della capacità produttiva per ripristinare completamente le attività in Nord America e in Europa".




