Tajani: «Bene l'Europa sull'auto, avremmo perso 70.000 posti di lavoro». Urso: «Scardinata l'ideologia del green deal»
«Fortunatamente abbiamo vinto una battaglia importante a livello europeo perché la sciagurata decisione di bloccare la produzione di auto non elettriche a partire dal 2035 è entrata in crisi. Votai contro insieme ai parlamentari europei del mio partito. Però perdemmo e la sciagurata decisione passò. Adesso si può cambiare. Teniamo presente che se fosse entrata in vigore quella norma sul serio, in Italia avremmo perso 70.000 posti di lavoro». Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani aprendo la Conferenza Nazionale dell'Export e dell'internazionalizzazione delle imprese a Milano.
«La revisione del Cbam rispecchia in gran parte le nostre indicazioni, sia per quanto riguarda la tutela dei prodotti a valle, come elettrodomestici e macchinari, che per la lotta ai fenomeni di aggiramento e di elusione. Lavoreremo nei prossimi mesi per affinare questa riforma - fondamentale per la competitività delle industrie energivore, a cominciare dalla siderurgia - e per allinearla con il sistema degli Ets, che va anch’esso rivisto”. È quanto ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in riferimento alla proposta di revisione del Cbam annunciata dalla Commissione europea. “In poche ore abbiamo scardinato l’ideologia del Green Deal - ha aggiunto Urso -, nel settore delle auto, con la rimozione del totem del 2035, e ora nelle industrie energivore, con la proposta di revisione del Cbam. È l’Italia che ha tracciato la via delle riforme con i suoi non paper, segnando così la nuova politica industriale europea. I prossimi mesi saranno decisivi per consolidare e allargare il fronte: per questo serve il concorso di tutti gli attori”. “Avevamo ragione a non mollare, anche quando i più lo ritenevano impossibile. Ora ci sono le condizioni per aprire una vera stagione riformatrice, capace di coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica e sociale, preservando l’industria e il lavoro in Europa” ha concluso il ministro.




