Unrae ribadisce l'allarme: «Fra i grandi mercati l'Italia è l'ultima per le vetture ricaricabili»
«Nonostante gli incentivi Mase, l'Italia rimane ultima tra i major market per veicoli ricaricabili con una penetrazione dell'elettrico puro nel comparto vetture che è oltre 3 volte e mezzo inferiore a quella degli altri 30 Paesi europei (5,8% rispetto al 20,5%)". Lo sottolinea Andrea Cardinali, direttore generale dell'Unrae. «Le nuove misure, pur introducendo una certa flessibilità, confermano l'ambizione di una mobilità a zero emissioni, con un ruolo centrale dell'auto elettrica, in particolare per le flotte aziendali e le auto dei segmenti inferiori», spiega Cardinali. «Dopo un dibattito sulla revisione anticipata dei Regolamenti che si trascina ormai da quasi due anni, il Pacchetto automotive doveva finalmente portare certezze sul quadro normativo, un bisogno vitale per operatori e clienti- Al momento, però, queste certezze sembrano ancora di là da venire.
La proposta della Commissione dovrà attraversare il consueto iter legislativo del Trilogo con Europarlamento e Consiglio Europeo, che potrebbe modificare il dispositivo anche sostanzialmente. Ma lo stesso Pacchetto fa ampio rinvio ad Atti delegati che solitamente vengono redatti dopo l'approvazione di un Regolamento e che quindi potrebbero allungare ulteriormente i tempi». Cardinali evidenzia alcuni punti lacunosi del Pacchetto: «Servono chiarezza e semplicità; invece, il sistema dei crediti appare complesso e macchinoso. Lo stesso concetto di 'Made in Eu' è molto ambiguo, in un'industria caratterizzata da catene di fornitura estremamente globalizzate: il modo in cui verrà definito è cruciale per l'applicazione concreta dei crediti.
Si tratta comunque di una misura che potrebbe generare un forte impatto inflazionistico a scapito della clientela, sia consumatori che aziende. Inoltre, lo schema del 'banking & borrowing' lascia ancora scoperto il periodo 2028-29. Ma soprattutto, nella proposta manca qualunque investimento sui fattori abilitanti, che sono fondamentali per il decollo della mobilità a zero emissioni, soprattutto in mercati arretrati come il nostro. La proposta sulle flotte aziendali verdi fissa dei target differenziati per i vari Paesi membri, basati sul Pil pro capite senza tenere sufficientemente in conto l'effettivo stadio di avanzamento della transizione energetica. Così l'Italia si ritrova obiettivi più ambiziosi rispetto a Paesi che sono già molto più avanti».




