Concorso d'Eleganza Villa d'Este, il lago delle meraviglie. Dà spettacolo la manifestazione d’auto d’epoca più antica e prestigiosa d’Europa
L’eterno non è fatto di morte stagioni, almeno non per l’automobile che trova dal 1929 l’occasione per celebrare la sua storia e i suoi miti sulle rive di uno dei rami del Lago di Como, al Concorso d’Eleganza di Villa D’Este che anche quest’anno si è confermato come uno degli eventi più prestigiosi a livello mondiale nel suo genere in concomitanza con i 100 anni dell’Automobile Club di Como. Per la cronaca, la Coppa d’Oro è andata ad una Mercedes 300 SL Roadster W198 con tetto rigido del 1963 presentata dallo statunitense Eric Blumencranz mentre il trofeo Best of Show è andato ad una BMW 328 del 1937 portata dal collezionista italiano Stefano Martinoli.

Due macchine dalla storia gloriosa quanto bizzarra se si pensa che la prima deriva dalla famosa W194 “Ali di Gabbiano” che Mercedes fece nel 1957 su pressione dell’importatore per il Nordamerica, Max Hoffman il quale, pur di avere una versione stradale della W192 che aveva vinto praticamente tutto – 24 Ore di Le Mans, Carrera Panamericana, 24 Ore del Nürburgring nonché un secondo posto alla Mille Miglia – si impegnò a pagarne mille esemplari. È grazie a lui se la Stella ha creato l’automobile che incarna al meglio l’immagine di stile, tecnologia e prestazioni che la caratterizza. La 328, così BMW per il frontale a doppio rene, fece dell’equilibrio tra il motore 6 cilindri in linea, l’aerodinamica e la leggerezza l’arma che la portò a vincere numerose competizioni tra cui la Mille Miglia del 1940.

L’esemplare presentato a Villa D’Este con il numero 71 arrivò sesto ed è chiamato Bügelfalte (piega dei pantaloni) per l’unicità della nervatura sui parafanghi anteriori. Fu portata in Russia come bottino di guerra andando a finire nelle mani di Artem Ivanovich Mikoyan, progettista dei primi MIG. Il figlio nel 1972 la barattò per una Lada. Il suo pregio maggiore da auto storica è il non essere mai stata restaurata e portare impresse tutte le rughe di un’ultraottantenne che si mantiene però in ottima salute e nei giorni di festa come quelli sul Lago di Como, è pronta ancora a dispensare sorrisi, storie ed emozioni. Hanno tanto da raccontare anche le altre 50 e passa concorrenti, suddivise in 8 categorie. Alcune di loro hanno nomi che non esistono più come la Tipo 23 della SPA, casa assorbita nel 1947 dalla Fiat, la torinese Siata, la spagnola Pegaso, la francese Delage o le americane Duesenberg, che dominò con i suoi motori la 500 Miglia di Indianapolis negli anni ’20, e la Auburn fino alla svizzera Monteverdi. Altre non hanno bisogno di presentazioni e, oltre ad altri prestigiosi esemplari di BMW e Mercedes c’erano fior di Alfa Romeo, Aston Martin, Bentley, Rolls-Royce e Bugatti con le sue tre vite rappresentate dalle Type 37 e 57C, dalla EB110 e dalla Veyron 16.4.

C’erano anche due Cadillac mastodontiche (una Eldorado Brougham del 1957 e una V-16 del 1930), due Lamborghini (Miura CV e Countach LP400), la Maserati Ghibli del 1967, la Lancia Flaminia Sport del 1959 e altri frutti del genio italico come l’Isotta Fraschini 8C Monterosa e la Bizzarrini 5300 GT accanto alla Fiat V8 Zagato o altre rarità vestite da Pininfarina, Bertone, Ghia, Scaglietti e Touring Superleggera. E poi c’era una pletora di Ferrari che avevano una sezione specifica per le Sport da corsa e hanno conquistato metà delle 8 categorie previste: la 375 MM del 1954 per il Best Engine Sound, la 275 GTB del 1965 per essere arrivata sulle proprie ruote dal Regno Unito, la F40 del 1989 (l’ultima deliberata dal fondatore) per il suo design e la splendida 250 GTO del 1962 per il Miglior Restauro. E per chi voleva acquistare, c’era anche l’asta organizzata da Broad Arrow con un catalogo di 78 lotti contenenti veri e propri capolavori. Villa D’Este coltiva anche il futuro con alcune concept cars, ma anche il presente più esclusivo con la Pagani Zonda C12S 7.0L, l’italianissima Kimera K-39 che monta un V8 Koenigsegg venuto dalla Svezia e punta a partecipare niente di meno che alla Pikes Peak, e infine la Capricorn Zagato “Tutto Rosso” che con il V8 5.2 di origine Ford da 900 cv e 1.200 kg di peso accende emozioni.

Nel cosiddetto FuoriConcorso, accanto a percorsi espositivi come KraftMeister (dedicato all’automobilismo tedesco), all’eredità Mercedes-Benz, all’Endurance, a Casa Audi e ad altri spettacolari supercar e prototipi da corsa, si sono tenute mostre come la “Helmut Newton. Cars” (che rimarrà aperta fino al 30 giugno) e c’è stata un’altra novità: la Brabus Bodo, una coupé 2+2 dedicata al fondatore dell’atelier di Bolltrop, Bodo Buschmann, e costruita sulla base di un’Aston Martin Vanquish con motore V12 da 1.000 cv. Se ne faranno 77 con prezzo di partenza di 1 milione di euro. È vero: i sogni costano per chi vuole possederli, ma per vederli ad occhi aperti c’è Villa D’Este.




