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Una via di mezzo ed un punto di passaggio verso un futuro chiaro e definito. Così ci hanno sempre definito l’ibrido, una parola che non ispira neppure tanta fiducia perché spesso intesa come né carne né pesce invece che come la sintesi di due mondi: quella del motore a scoppio (il passato) e quella dell’elettrico (il futuro). Molti hanno preferito giocare su questo dualismo mentre la realtà li superava a destra. E la realtà è che nei primi 5 mesi dell’anno il 44,6% delle immatricolazioni in Italia è costituito da automobili ibride suddivise tra il 12,5% full e il restante 32,1% mild. Ma ecco che si fa strada un altro ibrido tra gli ibridi: il “middle”, ovvero a 48 Volt come un “mild”, ma capace di spingere la vettura da sola come un “full”. Secondo un recente studio dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, su 762 varianti ibride già 65, pari al 13,7%, hanno tali caratteristiche mentre le mild, nel loro complesso, sono 475 (62%), le full poco meno del 10% (75 varianti) mentre sono ben 210 (il 28% del totale) quelle ricaricabili.

Il succo della storia è che presto tutte le auto con motore a scoppio saranno elettrificate, parlare di ibrido, come una classe distinta di veicoli, non avrà senso e che già un quarto dei modelli ibridi disponibili a listino sono in grado di muoversi parzialmente ad emissioni zero. Lo saprà fare senza dubbio la Toyota Aygo X, la prima auto full hybrid di segmento A, che promette le emissioni di CO2 più basse tra le auto non ricaricabili con consumi inferiori a quelli del 3 cilindri mille, ma con prestazioni nettamente superiori. Saranno sicuramente full anche la RAV4 di prossima generazione, la Corolla Cross rinnovata e la nuova Lexus ES all’interno di una gamma che dal 2012 è solo elettrificata. Tra i convinti protagonisti dell’ibrido “full” ci sono anche i coreani di Hyundai e Kia che di recente hanno ridimensionato gli obiettivi dell’elettrico e potenziato gli investimenti dedicati all’ibrido. L’ultima novità in merito è la Kia Sportage rinnovata che avrà due propulsioni ibride senza spina: un diesel 1.6 da 136 cv “mild” e un full-hybrid da ben 239 cv.
Ma la novità più originale è sicuramente la Niro Tri-fuel ovvero full-hybrid benzina/GPL con un’autonomia complessiva di 1.600 km. Ha dato la sua interpretazione sul tema la Dacia Bigster con il suo 3 cilindri 1.2 da 140 cv mild hybrid bifuel che invece promette “solo” 1.450 km di autonomia. Per la nuova ammiraglia del marchio rumeno del gruppo Renault c’è anche il mild-hybrid solo a benzina e il nuovo sistema full-hybrid da 155 cv con motore 1.8 che guadagna 5 cv in più sulle Renault Symbioz e Captur affiancando il precedente sistema da 140-145 cv con motore 1.6 che ha debuttato nel 2019 sulla Clio. Da quel momento in poi ha contagiato Jogger, Duster e tutti i modelli Renault, anche con il 3 cilindri 1.2 turbo da 200 cv per Austral, Rafale e Espace, diventando un autentico cavallo di battaglia commerciale tanto che nel corso del 2024 il 40% delle vendite di tutti i modelli elettrificati della Régie sono stati full-hybrid.

Dal 1999 anche Honda si cimenta nei propulsori elettrificati e, al pari di Toyota, crede unicamente del full-hybrid offrendolo dalla Jazz fino alla CR-V passando per la HR-V, la Civic e la ZR-V. Crede da molti anni all’ibrido anche Suzuki, con il mild da 12 Volt e 48 Volt e il full-hybrid da 140 Volt montato su Vitara ed S-Cross. Vi si è convertito anche Subaru con un full molto light denominato e-Boxer e consistente in un motore elettrico da 12,3 kW inserito all’interno della solita configurazione meccanica fatta di motore a cilindri contrapposti, cambio CVT e trazione integrale permanente. Anche Nissan ha la propria personale interpretazione del full-hybrid: si chiama e-Power ed è l’unico che funziona soltanto in serie, dunque il motore elettrico è l’unico a muovere le ruote e quello a scoppio serve solo a produrre energia a bordo. Sta su Qashqai e X-Trail e tra poco riceverà aggiornamenti che ne miglioreranno l’efficienza del 20%. E a ruota dei giapponesi e dei coreani stanno spuntando altri occhi a mandorla: quelli dei cinesi, rappresentati dalla MG3 e la ZS con il sistema Hybrid+ da ben 194 cv di potenza, brillante nel temperamento anche quando si viaggia in elettrico. Ma il fenomeno emergente è, come detto, quello dei “middle” hybrid.
Questa nouvelle vague vede in prima fila Stellantis, che l’ha applicato su un gran numero di modelli di tutti i suoi marchi (compresa la nuova Fiat Grande Panda) con motori a 3 cilindri 1.2 e 4 cilindri 1.5 con motore elettrico da 18-21 kW all’interno del cambio doppia frizione e la capacità di marciare in elettrico tra le vie cittadine per almeno il 50% del tempo. La nuova Fiat 500 invece avrà il minimo sindacale: un semplice mild a 12 Volt. Anche la nuova Mercedes CLA ha presentato il suo “middle” inserendo un motore elettrico da 20 kW all’interno del cambio doppia frizione a 8 rapporti in modo da aumentare le prestazioni e ridurre i consumi del 4 cilindri 1.5 a benzina. Soluzione analoga è stata installata da Audi sulle nuove A5, A6 e Q5. Si chiama MHEV Plus e il motore elettrico a 48 Volt da 18 kW si trova in questo caso all’uscita del cambio doppia frizione a 7 rapporti a supporto del 2 litri diesel o del V6 3 litri a benzina per tenerli spenti il più possibile, riducendo consumi ed emissioni almeno del 10%. E non è finita qui: il gruppo Volkswagen sta preparando un nuovo sistema full hybrid destinato a debuttare sulla nuova T-Roc e che, a cascata, potrebbe essere montato su tutti i modelli del gruppo che ne condividono la stessa piattaforma MQB. Dunque ibridi si nasce, ma lo si può anche diventare.




