Belloni e la nuova Renault: «Twingo parte meglio della R5, ma il futuro si vince con coerenza e pazienza»
C’è una parola che attraversa il racconto di Arnaud Belloni: senso. Senso del prodotto, senso della marca, senso della memoria. A Milano, davanti ai giornalisti italiani, il Direttore Marketing Mondo Renault descrive una casa automobilistica che non vuole limitarsi a vendere auto elettriche, ma ricostruire un immaginario attorno all’automobile. «Renault è un brand latino», dice, sottolineando il legame emotivo con l’Italia e con una cultura fatta di città, strada, design, prossimità e carattere. Twingo E-Tech Electric arriva dentro questa cornice: non soltanto una piccola elettrica urbana, ma un’icona affettiva, riconoscibile, popolare.
Dopo Renault 5 e Renault 4, rappresenta il terzo capitolo di una strategia che riporta in vita modelli amati senza trasformarli in semplici esercizi nostalgici. Per Belloni, infatti, «ridare vita a veicoli iconici che le persone hanno amato è una strategia intelligente», ma solo a una condizione: «la fedeltà al concetto iniziale». Non basta usare un nome storico, serve rispettarne lo spirito. «Non bisogna mai tradire il concept», avverte, perché il passato funziona solo quando viene riportato nel presente con autenticità.
Arte, strada e cultura La dimensione culturale è centrale. Belloni lo dice con una frase che sembra più vicina al linguaggio di una maison che a quello di un costruttore automobilistico: «Oggi un cliente non acquista semplicemente un’auto, acquista un’arte di vivere». E aggiunge: «Gli italiani lo sanno meglio di chiunque altro». Per Renault, questa arte di vivere è francese, latina, europea; è un modo di dare profondità alla marca in un mercato dove la tecnologia rischia di rendere tutto più simile, più freddo, più intercambiabile. Da qui nasce anche il rapporto con l’arte.
Belloni ricorda la lunga storia di Renault con la fotografia, le collaborazioni artistiche, la fondazione culturale e il museo previsto per il 2027, dove saranno esposte sia la collezione di auto sia quella di arte contemporanea. La direzione scelta oggi è la street art, perché «il campo di gioco di Renault è la strada»: le auto vivono nello spazio urbano, lo attraversano, lo abitano, lo interpretano. Anche qui, quindi, il marketing diventa qualcosa di più ampio: non solo comunicazione, ma ricerca di identità.
Partnership e nuova clientela La stessa logica guida le partnership strategiche, a partire dallo sport. Belloni racconta che sei anni fa Renault ha scelto di ripensare le proprie sponsorizzazioni, allontanandosi da contesti meno coerenti con il pubblico futuro del marchio. «Sapevamo già che avremmo lanciato Renault 5, Twingo, Renault 4, Scenic, Rafale, Austral», spiega. Auto più sofisticate, destinate a parlare a una clientela nuova, «un po’ più ricca» e «probabilmente anche più giovane». Da qui la scelta di Roland Garros: «La clientela di Roland Garros sei anni fa era la futura clientela di Renault».
Oggi, secondo Belloni, quella scelta appare naturale: «A Roland Garros abbiamo proprio i nostri clienti» e gli spettatori trovano logico vedere Renault perché il marchio «corrisponde a quello che loro hanno voglia di acquistare oggi». Non è sponsorizzazione intesa come semplice esposizione del logo, ma costruzione di un territorio culturale coerente, dove il brand incontra il pubblico che vuole raggiungere. In questa logica rientrano anche tennis e rugby, mondi capaci di parlare a pubblici diversi ma complementari, rafforzando l’immagine di una Renault più sofisticata, internazionale e vicina a nuovi stili di vita.
Tecnologia, emozione e magia In questa nuova fase, Renault prova a tenere insieme elementi apparentemente opposti: tecnologia e calore, elettrico e memoria, intelligenza artificiale e personalità, prodotto e cultura. Anche l’AI entra nel racconto di Belloni, ma non come scorciatoia creativa. «Io utilizzo tantissimo l’intelligenza artificiale nel marketing», racconta, citando l’evoluzione dei siti, del customer journey e del rapporto tra cliente e brand. Ma quando si parla di creatività, la cautela è netta: «Attenzione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella creazione».
Può far guadagnare tempo, può aiutare, può ottimizzare, ma se diventa protagonista rischia di togliere personalità. Twingo E-Tech Electric, allora, diventa il simbolo di una strategia più ampia: restituire all’automobile un volto, una storia, un’emozione. Il futuro dell’auto, sembra dire Belloni, non sarà vinto solo da chi avrà la tecnologia migliore, ma da chi saprà ancora far venire voglia di guidare, scegliere, riconoscersi. In una parola: sognare.




