Mauro Caruccio dal I gennaio 2021 lascerà la carica di AD di Toyota Motor Italia e e diventerà  Amministratore Delegato di Toyota Financial Services Italia e Presidente e Amministratore Delegato di Toyota Fleet Mobility Italia

Caruccio, Ceo Toyota Italia: «Vogliamo raccontare la nuova mobilità in modo credibile»

di Nicola Desiderio
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Dopo tre anni pieni lascerà la sua poltrona di amministratore delegato di Toyota Motor Italia e ne avrà addirittura due. Dal primo gennaio Mauro Caruccio sarà infatti Amministratore Delegato di Toyota Financial Services Italia e Presidente e Amministratore Delegato di Toyota Fleet Mobility Italia. Un passaggio che quasi fotografa il percorso che l’intera compagnia sta compiendo per trasformarsi da car company a mobility company. Ma allora che cosa ci fa Toyota sui campi di gara? Glielo abbiamo chiesto a Monza, mentre Sebastien Ogier stava per vincere il suo settimo titolo Piloti al volante di una Yaris WRC.

Toyota negli ultimi anni ha costruito la sua immagine sull’efficienza, sull’elettrificazione e sull’accessibilità. Che senso ha impegnarsi ai massimi livelli in una competizione come il WRC?

«È sicuramente una delle direzioni corporate del brand. Toyota a livello globale punta moltissimo sul motorsport ed è senza dubbio il marchio più impegnato al mondo nelle competizioni sportive. Gareggiamo infatti nella Dakar, nel WEC e alla 24 Ore di Le Mans e nella Nascar. Non a caso, sono tutte competizioni di durata e sottopongono le vetture a stress notevoli. Ci sono tre ragioni fondamentali perché lo facciamo. La prima è che ingaggiamo i fan: l’auto è un mezzo di trasporto che continua a generare emozioni. La seconda è attestare e alimentare la qualità dei nostri prodotti sviluppando le competenze degli ingegneri e del personale. Il terzo punto è: lo sviluppo di auto sempre migliori. In questo senso il motorsport è l’appendice della ricerca e sviluppo e le vetture da corsa sono un laboratorio marciante capace di raccogliere una moltitudine di dati che poi i tecnici trasformano in qualità e affidabilità per le auto di serie».

Avete ottenuto vittorie importanti nei rally, alla Dakar e a Le Mans. Tutto questo lo osservate nella motivazione dei clienti?

«Molti clienti che si avvicinano a Toyota conoscono moltissimo delle nostre attività nel motorsport. Quindi l’alone creato dalle competizione intorno al brand c’è ed è positivo perché siamo capaci di posizionare le nostre tecnologie in modo coerente. A Le Mans, ad esempio, abbiamo vinto per 3 anni di seguito con auto ibride e nel 2018 la prima TS050 arrivata al traguardo ha fatto 13 giri in più rispetto alla terza classificata consumando il 70% in meno di carburante. Nel frattempo stiamo inserendo auto dotate di un taglio sportivo all’interno della nostra gamma quanto più questo aspetto incontra l’interesse dei clienti. La dimostrazione migliore è la Yaris: la versione GR ha suscitato un livello di attenzione davvero incredibile sia da parte della stampa sia da quella della clientela».

Nel futuro avremo auto elettrificate, connesse, condivise e a guida autonoma. Che legame ci potrà essere ancora tra le emozioni suscitate dalle competizioni e questo nuovo mondo che si sta creando?

«Sono mondi che devono convivere. Akio Toyoda, in occasione dell’ultimo Salone di Tokyo nel 2019, ha ricordato che negli Stati Uniti, quando si diffuse l’automobile, tutti pensarono che 15 milioni di cavalli sarebbero stati eliminati completamente. Così non è stato perché rimangono ancora molte persone che continuano ad andare a cavallo. E lo fanno perché dà emozioni. Certamente arriveranno automobili dotate di sistemi di guida automatizzata sempre più efficaci, però il gusto di guidare un’auto e di sapere che siamo protetti da una tecnologia in grado di complementare e amplificare le capacità del guidatore sarà, secondo noi, un futuro davvero interessante da esplorare. Noi siamo convinti che l’evoluzione tecnologica non schiaccerà il guidatore e le emozioni, ma anzi fornirà un gusto diverso».

Toyota negli ultimi anni ha dato parecchia attenzione non solo agli sport motoristici, ma anche ad altre forme di sport. Perché questo avvicinamento? Semplice marketing o cos’altro?

«Toyota ha al centro della propria filosofia il miglioramento continuo e considera ogni obiettivo raggiunto una tappa intermedia verso obiettivi più ambiziosi. E noi vediamo tutto questo nello sport e nei suoi valori: la tenacia, la determinazione, la perseveranza di alcuni atleti nell’ottenere risultati sportivi incredibili sono gli stessi valori ai quali Toyota attinge da sempre. La volontà di migliorarsi degli atleti è la nostra volontà di migliorare noi stessi continuamente. Per questo abbiamo stabilito una relazione di lunga durata con i comitati olimpici e paralimpici internazionali e siamo anche diventati sponsor a livello globale degli Special Olympics. Vogliamo realizzare una mobilità inclusiva e per tutti nella quale ogni barriera e limitazione possano essere superate con l’impegno e la determinazione degli atleti, le stesse che Toyota e i suoi collaboratori mettono nel realizzare soluzioni di mobilità migliori che incontrino e superino le aspettative del cliente. Questo è lo spirito che guida la vicinanza di Toyota allo sport».

Parlando di elettrificazione, Toyota ha iniziato più di 20 anni fa con l’ibrido e oggi tutti i costruttori lo hanno e lo comunicano. L’elettrificazione, parziale o totale, è diventata il messaggio centrale della comunicazione. Come è vissuto questo fenomeno da parte vostra?

«Toyota ne è contenta. L’elettrificazione è la via giusta per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle risorse fossili e delle emissioni attraverso un percorso che ci porta verso il loro azzeramento. Questo percorso è però molto lungo e dovrà tenere conto di molti elementi come lo sviluppo tecnologico delle batterie, ma anche le condizioni in queste tali soluzioni di elettrificazione saranno collocate come il territorio, la situazione reddituale dei cittadini e della finanza pubblica dei singoli paesi. Noi siamo arrivati in anticipo nel 1997 con la Prius, una parola latina che indicava la nostra visione per l’auto per il 21mo secolo. Da allora abbiamo messo su strada 16 milioni di auto ibride, 300 mila in Italia e il Full Hybrid è per noi la piattaforma di sviluppo per tutte le opzioni di elettrificazione che siamo in grado di offrire».

In che senso l’ibrido è la base di tutte le altre forme di elettrificazione?

«Nel senso che anche un’auto a idrogeno è un’ibrida e beneficia di tutte le tecnologie che abbiamo sviluppato in oltre 20 anni. Oggi con l’ibrido siamo alla quarta generazione e arriveranno la quinta e la sesta entro il 2025, in più abbiamo l’elettrico sulla Lexus UX, l’ibrido plug-in, che abbiamo lanciato per primi nel 2012 sulla Prius, ora anche sulla RAV4 e abbiamo anche la Mirai a idrogeno di seconda generazione. Toyota crede che le emissioni zero si raggiungeranno attraverso la complementarietà dell’elettrico a batteria e dell’idrogeno. Per noi l’elettrificazione è comunque un vantaggio perché il cliente sarà più informato e sarà davvero in grado di scegliere ciò che è più conveniente per lui e per l’ambiente».

Il mondo dei servizi ha un’importanza sempre maggiore per la mobilità ed è ciò a cui lei si dedicherà tra poco a tempo pieno. Che cosa può fare un costruttore che si è sempre concentrato sui prodotti in questo campo?

«Può fare moltissimo. Innanzitutto deve avere una grande reputazione ed essere riconosciuto presso i clienti come un brand di cui si possono fidare, che ha sempre puntato alla qualità e al valore nel tempo. Vogliamo essere un costruttore capace di raccontare tanto e di farlo in modo credibile. La nostra è una visione olistica che parte dai prodotti elettrificati e si integra con i servizi per soddisfare pienamente i clienti grazie al nuovo brand di mobilità Kinto con il quale offriamo già soluzioni che vanno dallo sharing al pooling e vanno fino al “mobility as a service” perché già oggi in Italia la clientela ha disposizione app che permettono di facilitare gli spostamenti non solo attraverso la propria automobile».

Che cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?

«Io preferirei parlare di quello che già possiamo offrire oggi e che si chiama WeHybrid. WeHybrid è un ecosistema fatto di tecnologie e servizi e, allo stesso tempo, un patto di sostenibilità che facciamo con i nostri clienti: a loro non diamo semplicemente un incentivo una tantum all’acquisto, ma gliene diamo uno permanente per spingerlo ad utilizzare la tecnologia nel modo più virtuoso. Tanto più il cliente utilizzerà il full hybrid viaggiando a zero emissioni, tanto più avrà benefici concreti perché non pagherà l’assicurazione quando l’auto marcia in elettrico. Avrà inoltre sconti per la manutenzione e bonus che potranno essere spesi con Kinto in servizi di mobilità. Per questo dico che per noi il futuro della mobilità è già qui, ha un carattere olistico e mette l’uomo al centro. Noi infatti non ci accontentiamo di dare la migliore tecnologia possibile, ma vogliamo che il cliente la utilizzi nel miglior modo possibile, a vantaggio proprio e della collettività nella quale è inserito. Questo è il nostro concetto di sostenibilità».

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Lunedì 21 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento: 25-12-2020 11:52 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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