l’Amministratore Delegato Ducati, Claudio Domenicali

Domenicali (Ducati): «Stiamo vivendo il momento più bello dei cent’anni della nostra storia, competizioni centrali per realizzare le moto»

di Michele Montesano
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L’inaugurazione della “nuova casa” Ducati nella Capitale arriva nell’anno del centenario e diventa l’occasione per fare il punto su un momento straordinario per la Casa di Borgo Panigale: successi sportivi senza precedenti in MotoGP e Superbike, una gamma sempre più ampia e tecnologicamente avanzata, una community globale in continua crescita e una strategia industriale che punta con decisione sulla fascia alta del mercato.

Al taglio del nastro dello showroom romano era presente anche l’Amministratore Delegato Claudio Domenicali che, ai nostri microfoni, ha tracciato un bilancio della storia recente di Ducati, oltre a raccontare cosa ci aspetta nell’immediato futuro del marchio di Borgo Panigale e, spostando le lancette più in là, un possibile scenario elettrico delle due ruote.

Che significato ha per Ducati l’inaugurazione del nuovo concessionario a Roma, soprattutto nell’anno del centenario?

«Siamo molto contenti di inaugurare questa sede completamente nuova, dove si respira davvero lo spirito del nostro marchio. La bellezza che abbiamo attorno è molto allineata con i valori di Ducati: il design per noi è fondamentale e le nostre moto stanno davvero bene in questa nuova casa. Siamo presenti a Roma con una filiale diretta dal 2013 e questo rinnovamento è una conferma dell’importanza di essere in una piazza così rilevante, certamente complessa, ma che ci sta dando grandi soddisfazioni. È un momento emozionante, ancora di più perché cade in occasione dei cent’anni di Ducati».

Cent’anni sono un traguardo straordinario. Quanto è cambiata Ducati in questo secolo di storia?

«Cent’anni sono tantissimi. Direi che Ducati è cambiata molto anche solo negli ultimi dieci, non soltanto negli ultimi cento. È un’azienda nata piccola, come tante in Italia nel dopoguerra, cresciuta con vicende alterne, attraversando momenti facili e altri molto difficili, anche crisi importanti. Oggi festeggiamo questo anniversario forse nel momento più bello della nostra storia: abbiamo una gamma moderna, tecnologica, con prodotti che in molte categorie rappresentano il riferimento mondiale. E dal punto di vista sportivo abbiamo vinto gli ultimi quattro campionati mondiali piloti MotoGP consecutivi, un unicum nella storia della categoria dal 2003, oltre a sei titoli costruttori e due mondiali Superbike piloti negli ultimi anni. Stiamo scrivendo un pezzo di storia del motociclismo che nessun altro costruttore aveva mai realizzato».

A tal proposito, quanto è importante il legame tra corse e prodotto di serie?

«Per noi è una cosa estremamente naturale. Non siamo un’azienda che produce scooter, ma abbiamo scelto da tanti anni di posizionarci nella parte alta del mercato, con prodotti di grandissima qualità che possono permettersi anche soluzioni tecniche più sofisticate e costose. Questo ci consente di trasferire con maggiore facilità ciò che sviluppiamo in Ducati Corse sulle moto di serie».

Può farci degli esempi esempi concreti?

«La Panigale R, ad esempio, ha più della metà dei componenti ispirati direttamente al mondo delle competizioni. Il diametro del pistone è di 81 mm, come in MotoGP; l’albero motore controrotante ruota nella stessa direzione della MotoGP per migliorare la maneggevolezza, ma è una soluzione più complessa e costosa. Anche il motore “a V stretta” ha più potenziale ed è più compatto, ma richiede soluzioni tecniche più onerose. Lo stesso vale per l’elettronica: per noi è una proprietà intellettuale interna. Gli algoritmi di controllo di trazione o di slide vengono sviluppati nelle corse e poi implementati sulle moto di serie senza condividere il codice sorgente con fornitori esterni. È un patrimonio tecnologico che trasferiamo anche su modelli come la Multistrada».

L’elettronica oggi è centrale. Quanto incide nell’esperienza di guida?

«Incide moltissimo. Un tempo la manopola del gas era collegata direttamente alla farfalla con un cavo: ruotavi metà manopola, si apriva metà farfalla. Oggi la farfalla è comandata elettricamente e la risposta dipende dalla mappatura. Posso decidere che a metà rotazione corrisponda un quarto di apertura oppure una risposta più diretta. Ad esempio in un tratto autostrade scelgo una mappatura touring, più dolce, che rende la moto morbida anche sulle buche. Se sono in montagna preferisco una risposta più pronta. Con un pulsante cambia il carattere della moto. E non è solo questione di piloti esperti: anche in MotoGP le mappature cambiano durante la gara per adattarsi al degrado delle gomme. L’elettronica permette di gestire performance estreme, un po’ come certi aerei che sarebbero instabili senza sistemi di controllo. Grazie a questi sistemi possiamo estremizzare alcune caratteristiche ciclistiche mantenendo la moto governabile».

Sul piano commerciale, che salute ha oggi Ducati?

«Ducati gode di ottima salute grazie a un posizionamento molto chiaro. Non competiamo nella fascia più bassa del mercato, dove la competizione è durissima e la pressione sui prezzi è fortissima, anche per la presenza di costruttori asiatici con strutture di costo molto diverse dalle nostre. Operando nella parte medio-alta e alta del mercato, con prodotti come Panigale e Multistrada V4 che sono riconosciuti come riferimento, riusciamo a mantenere una buona redditività anche in un contesto globale complicato. Quello degli Stati Uniti per noi restano uno dei mercati principali insieme all’Italia e all’Europa. Dopo il boom post-Covid abbiamo rallentato i volumi rispetto a due anni fa, ma restiamo su numeri interessanti e continuiamo a generare risorse da reinvestire in prodotti che faranno sognare i ducatisti».

Le vittorie sportive incidono davvero sulle vendite?

«L’acquisto di una moto è sempre il risultato di molti fattori: caratteristiche tecniche, prezzo, qualità percepita del marchio, rete di assistenza. Non è facile misurare quante moto vendiamo in più per questo, ma è evidente che rafforza l’attrattività del marchio. E poi ogni cliente va riconquistato: mediamente cambia moto ogni quattro anni. Abbiamo una community molto fedele, fatta di club ed eventi, ma i clienti sono sempre tentati anche dai concorrenti. Per questo investiamo tanto anche nella qualità della rete retail: ogni dettaglio conta».

Sul tema dell’elettrificazione, dopo l’esperienza in MotoE Ducati è pronta?

«Abbiamo sviluppato la MotoE come fornitori unici del campionato e siamo orgogliosi di aver realizzato la moto elettrica più performante mai vista in pista. Ma lo abbiamo fatto con l’obiettivo di investire in ricerca e competenze, consapevoli dei limiti attuali. Per una moto sportiva il peso è fondamentale e la fisica non si può aggirare: se una moto pesa 80 kg in più, il piacere di guida ne risente enormemente. Oggi le batterie non consentono ancora di offrire, in una supersportiva, un’esperienza preferibile rispetto a un prodotto tradizionale. Credo che serviranno ancora 10-20 anni per arrivare a un livello tecnologico adeguato. Le forzature di mercato, come abbiamo visto nel mondo dell’auto, sono sempre complicate».

Cosa dobbiamo aspettarci dal 2026, anno del centenario?

«Sarà un anno di grande festa. Il culmine sarà il World Ducati Week a Misano, il 3-4-5 luglio, proprio nei giorni del compleanno dell’azienda. Sarà un raduno mondiale dei ducatisti, un momento di condivisione unico».

E per quanto riguarda nuovi modelli?

«Oltre alla nuova DesertX, nella seconda parte dell’anno arriveranno nuovi prodotti. E per gli appassionati più esigenti stiamo preparando una sorpresa: in occasione del centenario presenteremo la moto più performante ed estrema mai realizzata da Ducati. Sarà una moto da sogno, frutto di un lavoro tecnico di cui siamo davvero molto orgogliosi».

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giovedì 12 marzo 2026 - Ultimo aggiornamento: 09:59 | © RIPRODUZIONE RISERVATA