Maurizio Castro

Maurizio Castro: «Speedline è un marchio da rilanciare, tra heritage sportivo e innovazione tecnologica»

di Michele Montesano
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Quanti di noi sono rimasti ammaliati dai cerchi dorati della Subaru Impreza che Colin McRae faceva danzare sugli sterrati del WRC? O, prima ancora, dagli iconici Turini bianchi che hanno accompagnato le Lancia Delta nei titoli vinti nel Mondiale Rally? Entrambi portano la firma di Speedline, azienda orgogliosamente Made in Italy e da quasi cinquant’anni punto di riferimento nel motorsport. Basti pensare che in quel di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia, hanno prodotto cerchi che hanno conquistato oltre 90 titoli iridati dai rally, all’Endurance fino alla Formula 1.

Non solo racing, Speedline equipaggia i marchi più prestigiosi del panorama automotive. Da Ferrari a Maserati, da Lamborghini ad Aston Martin, solo per citarne alcuni, ogni supercar calza cerchi sapientemente realizzati dall’azienda veneta. Le vicissitudini, legate alla gestione del Gruppo Ronal, hanno però visto Speedline perdere man mano il suo smalto tanto da finire in Amministrazione Straordinaria. La ripresa del glorioso marchio è passata ora sotto la guida dei Commissari Straordinari Alfonso Celotto, Mario Patti e Maurizio Castro che hanno il compito di rilanciare l’azienda e traghettarla verso nuovi acquirenti.

C’è sicuramente voglia di riscatto. La rinascita di Speedline è appena iniziata ed è stato scelto il palcoscenico di Auto e Moto d’Epoca, la prestigiosa kermesse di Bologna, per intercettare sia gli addetti ai lavori che un pubblico appassionato e in grado di apprezzare la tecnologia e la qualità artigianale del marchio. Per fare il quadro della situazione e scoprire i piani, le ambizioni e i progetti futuri dell’azienda veneta abbiamo incontrato il Dottor Castro che, da vero appassionato del mondo delle competizioni automobilistiche, ha prontamente esordito: «Per Speedline è ora il momento di crederci, penso che il motto del campione di rally Colin McRae: “Se sei incerto, tieni aperto” le calzi a pennello».

La Fiera Auto e Moto d’Epoca di Bologna ha rappresentato per Speedline un ritorno importante, in un momento cruciale per il rilancio dell’azienda. Qual è stato il riscontro del pubblico e degli operatori del settore?

«Attualmente ci troviamo in una condizione particolare. Speedline è stata dichiarata insolvente ed è stata ammessa, nel 2024, alla procedura di Amministrazione Sraordinaria per effetto della crisi in cui l’aveva condotta il precedente proprietario, il Gruppo Ronal. Quest’ultimo, nel 2021, aveva annunciato la chiusura della fabbrica: una decisione che aveva scatenato una vera e propria sollevazione popolare, istituzionale e sindacale. La cessione a un fondo speculativo tedesco non ha portato alcun rilancio, anzi ha aggravato la situazione».

Cosa è successo poi?

«A quel punto è intervenuto il Governo, inserendo Speedline nella procedura di Amministrazione Straordinaria riservata alle grandi aziende di rilevanza strategica per il Paese, con l’obiettivo non di recuperare denaro per i creditori, ma di garantire la continuità industriale. Pensiamo che nel punteggio di valutazione per i nuovi investitori, 80 punti su 100 siano assegnati alla qualità del piano industriale e solo 20 al prezzo. Come commissari abbiamo il compito di garantire la continuità produttiva e di accompagnare l’azienda al mercato, intervenendo dove necessario per mantenerla attrattiva. Per rispondere alla sua domanda: a Bologna abbiamo percepito un segnale fortissimo, il marchio Speedline gode ancora di una potenza evocativa straordinaria, sia tra gli appassionati che tra gli operatori del settore».

Speedline vanta una tradizione prestigiosa nel motorsport, con oltre 90 titoli mondiali. In che misura questa eredità sportiva continua a influenzare i risultati economici?

«Il Gruppo Ronal aveva trascurato completamente il settore racing durante la sua gestione. Noi, appena arrivati, abbiamo subito capito che quel comparto poteva diventare un motore di sviluppo. Speedline nasce nel racing con oltre 90 titoli mondiali vinti dalla Formula 1 al rally. Nella precedente gestione si producevano appena 20.000 cerchi l’anno per il motorsport, mentre quest’anno puntiamo a 60.000 se non, addirittura, a 70.000. Ci sono grandi prospettive, ma anche sfide».

Quali sono, a suo modo di vedere, le principali?

«Oggi realizziamo cerchi racing destinati direttamente alle competizioni, come la mitica “Turini” usata nei rally, ma dobbiamo ricostruire una collezione aftermarket per gli appassionati. Abbiamo assunto nuovi progettisti proprio per disegnare linee contemporanee, senza dimenticare il valore evocativo delle nostre produzioni storiche. A Bologna molti collezionisti ci hanno chiesto cerchi per auto storiche. Non abbiamo più gli stampi originali, ma l’idea di rilanciare versioni moderne di modelli leggendari, come quelli per la Subaru Impreza o la Ferrari Testarossa, è concreta. Pensi che quei cerchi dorati sono ancora tra i più richiesti. Insomma, il potenziale economico del nostro heritage è reale».

Dal punto di vista commerciale, come si bilanciano oggi le due anime di Speedline tra racing e clientela stradale?

«Speedline ha due linee di prodotto: una B2C, dedicata a racing e aftermarket, e una B2B, per le grandi case automobilistiche. Ma serve equilibrio: una fabbrica come la nostra, con una capacità produttiva di circa 900.000 cerchi l’anno, non può vivere solo di nicchie da 30.000 pezzi. Il punto di pareggio, secondo le nostre stime, è intorno ai 350.000 cerchi annui, con un piano industriale che punta a 400.000. Abbiamo superato il vincolo contrattuale che ci impediva di vendere oltre a pochi marchi di lusso, e ora possiamo tornare a proporci ai grandi costruttori: Audi, Porsche, BMW solo per citarne alcuni. Nel frattempo, Ferrari e Lamborghini hanno continuato a credere in noi anche nei momenti più difficili, e li ringrazio per questo».

In che modo la competenza tecnica resta un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti internazionali?

«Siamo universalmente riconosciuti come tra i migliori produttori di cerchi, sia per dimensione che per valore estetico. Abbiamo introdotto per primi la tecnologia Flow-forming e ne siamo ancora maestri. Tuttavia, dobbiamo andare oltre. Il mercato chiede cerchi sempre più leggeri, competitivi rispetto ai forgiati ma più economici e affidabili. Stiamo lavorando su due fronti: alleggerire ulteriormente i cerchi fusi, riducendo la differenza di peso rispetto ai forgiati entro il 25%, e sviluppare in parallelo una capacità produttiva interna per i cerchi forgiati, che oggi forniamo, per esempio, a Maserati. Vogliamo creare una supply chain tutta europea, con partner dell’Est e Nord Europa, così da offrire qualità continentale e ridurre eventuali rischi geopolitici».

Questa potrebbe essere anche la chiave per fronteggiare la concorrenza asiatica?

«Assolutamente sì. Le tensioni geopolitiche e i problemi nelle catene di fornitura hanno reso evidente l’importanza della prossimità produttiva. Le case automobilistiche europee vogliono fornitori affidabili, non necessariamente i più economici. Inoltre, stiamo esplorando nuove frontiere tecnologiche, come i cerchi in carbonio. Abbiamo già avuto esperienze con Alfa Romeo e ci stiamo confrontando con diversi partner italiani. Il futuro, però, sarà anche nella personalizzazione. Oggi il cliente vuole unicità: incisioni, diamantature, dettagli estetici. Speedline, abituata a piccole serie e di altissima qualità, è pronta a rispondere a questa domanda».

Ci sono stati anche contatti con aziende della Silicon Valley. Di che tipo di progetti si tratta?

«Siamo stati contattati da alcune startup californiane molto avanzate. Hanno intuito che il cerchio può diventare parte integrante del sistema intelligente dell’auto, un vettore di informazioni e funzioni. Non posso entrare nei dettagli, per via degli accordi di riservatezza, ma si tratta di progetti che integrano sensoristica e connettività. È la conferma che il cerchio, troppo spesso considerato solo un elemento estetico, avrà un ruolo funzionale nell’auto del futuro».

Quali sono oggi i mercati più promettenti per la crescita di Speedline?

«Nel racing vediamo grandi opportunità nei mercati del Sud-Est asiatico, negli Emirati e perfino in Africa. Il marchio Speedline è noto in tutto il mondo e può espandersi dove altri non hanno la stessa fama. Alcune aziende di quei Paesi ci stanno osservando con interesse. Per l’OEM, invece, ci sono anche player cinesi che valutano la possibilità di investire in Europa, acquistando Speedline come piattaforma produttiva già pronta. Costruire da zero un impianto con la nostra capacità costerebbe 160-200 milioni di Euro. Mentre, attraverso l’Amministrazione Straordinaria, potrebbero farlo con un decimo di quella cifra. È un’opportunità reale».

Parlando di obiettivi economici quali sono, a suo avviso, quelli prioritari nel medio termine?

«Partiremo a breve con la procedura di gara d’appalto, che dovrebbe concludersi nella primavera del 2026. Grazie alla transazione con il Gruppo Ronal, abbiamo acquisito la proprietà del complesso industriale di oltre 160.000 metri quadrati, il che rende l’azienda ancora più appetibile. Abbiamo inoltre presentato un piano industriale triennale, dal 2025 al 2027, ed elaborato con PwC, che prevede il ritorno a un margine operativo positivo del 4-5% nel 2027, con oltre 400.000 cerchi prodotti. È un piano prudente ma realistico, e i primi riscontri ci confortano».

Quale tipo di investitore potrebbe essere più adatto per il rilancio?

«A mio avviso, un investitore italiano medio-grande sarebbe il candidato ideale, anche perché il Governo guarda con favore a chi mantiene produzione e occupazione nel nostro Paese. Ma non escluderei anche un gruppo asiatico con ambizioni europee. Il cerchio è un componente costoso da trasportare e potrebbe diventare il primo elemento da produrre localmente. Per il motorsport, invece, chi investe in Speedline si assicura un marchio unico che, nonostante le varie vicissitudini, è ancora percepito come il numero uno tra i professionisti del settore, con un indice di riconoscimento superiore al 90%».

Nel 2026 Speedline festeggerà i cinquant’anni dalla fondazione. Come celebrerete questo traguardo?

«Vogliamo farlo in modo coerente con la nostra storia. Lanceremo una serie di cerchi speciali per il 50° anniversario, reinterpretando in chiave moderna i nostri modelli iconici a partire dai Tourini e passando per i cerchi che hanno equipaggiato Subaru e Peugeot attraverso i rispettivi club. In occasione della fiera di Auto e Moto d’Epoca di Bologna abbiamo capito che esiste un mercato che potremmo definire “Legend”. L’effetto nostalgia è fortissimo, inoltre la personalizzazione è un trend inarrestabile e noi siamo già pronti a offrirla grazie alla nostra flessibilità produttiva. Ci saranno anche eventi celebrativi: saremo presenti al prossimo Rally di Monza, a inizio dicembre, e stiamo valutando di partecipare con un nostro stand alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Il sogno, confesso, sarebbe essere sulla Prova Speciale del Col de Turini quando Lancia tornerà nel WRC2 con la nuova Ypsilon Rally2».

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giovedì 30 ottobre 2025 - Ultimo aggiornamento: 12:09 | © RIPRODUZIONE RISERVATA