Romboni, l'onta del destino
Lui, Sic e le piste maledette

Romboni, l'onta del destino
Lui, Sic e le piste maledette

di Giorgio Belleggia
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E’ morto come Marco, nel giorno di Marco, nella corsa di Marco e proprio come lui, come Sic. Storie parallele e destini incrociati, tragicamente incrociati sulle piste che in fondo alle staccate sono tutte uguali, dal lusso di Sepang e della Malesia al modesto Sagittario di Latina. Doriano Romboni non c’è più e non ci si crede che il destino gli abbia fatto anche questo, portarlo via alle due figlie e alla moglie e agli amici che gli volevano bene tutti, in una circostanza in cui tutto può succedere tranne una tragedia. Al Sagittario doveva essere una corsa di beneficenza, per raccogliere soldi per la Fondazione Simoncelli, per Kate: non poteva certo finire così, travolto e ucciso dopo un salto di corsia dal pilota che arrivava in senso inverso, in uno scontro frontale di strada, più che di pista. Doriano Romboni non torna a casa. Poteva succedere tante altre volte, sparire in uno schianto in pista, e uno generoso e coraggioso come lui ci aveva girato intorno per anni ed anni accettando il rischio che succedesse. Come tutti i piloti, ma anche come tutti quelli che nella vita, tutti i giorni, ci mettono il cuore non tanto in quello che fanno, ma nel come lo fanno. In Doriano c’erano tutte e due le cose: il suo carattere era un prolungamento del suo modo di guidare, e l’esatto contrario.

IL RETROSCENA DI ASSEN
Doriano Romboni, con Loris Capirossi e Max Biaggi, formava il terzetto dei piloti più forti del mondo nella 250 dei primi anni Novanta. Correvano con le Honda e ognuno dei tre doveva dimostrare di meritare la moto ufficiale, quella per puntare al titolo. Eppure il destino volle che nessuno dei tre riuscisse a diventare campione con la Honda (Biaggi tre volte e Capirossi una volta, ma con l’Aprilia). Un retroscena cambiò la carriera e la vita di Doriano. Era il 1993 e ad Assen con Capirossi e Biaggi era il solito assalto al podio. Doriano cadeva spesso e così il suo team decise di far costruire carenature più robuste per resistere meglio alle abrasioni, e più economiche. Quelle ufficiali della Honda sostituite con una copia fai da te. Pronti via ad Assen, Capirossi anticipa la frenata, diciamo per sbilanciare chi insegue. Biaggi riesce a frenare, ma Rombo tampona Biaggi. Lo spillo della marmitta della Honda di Biaggi si piega e Biaggi deve ritirarsi. Romboni continua, ma alla Esse del curvone il manubrio si incastra nella carena: Doriano cade e si rompe di brutto la gamba destra. Per lui il campionato finì lì e con questo anche la sensibilità alla gamba, che non riacquisterà più completamente. La carena della Honda gialla 250 avrebbe dovuto bucarsi nell’urto con la marmitta di Biaggi, ma irrobustita dal team resse. Si piegarono invece i supporti che la reggevano e che erano rimasti gli stessi della versione più leggera. I supporti si piegarono e il manubrio di Doriano, in quella Esse velocissima, si incastrò. Non doveva andare così. Doriano Romboni aveva provato mille volte a rimettersi in piedi. Aprì un pub a Imola con Marco Lucchinelli, tornò alle corse con l’Aprilia 400 e poi nella Superbike. Non riuscì mai più a ottenere risultati in linea con il suo talento. Una moglie e due figlie bellissime erano il presente e futuro, accogliente e sicuro. Su facebook giorni fa aveva messo una foto della legna appena accatastata: «ora siamo pronti per l’inverno», scriveva. Si sentiva bene nella sua casa rifugio. Il destino, la fortuna, erano stati in debito con lui. Ora lo saranno per sempre.

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Sabato 30 Novembre 2013 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2013 19:29 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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