Fabrizio Bardi, il secondo da sinistra, e la squadra italiana delle gomme della Formula E

Bardi e gli "azzurri" degli pneumatici della Formula E: nella Gen3 con la Hankook e nella Gen4 con la Bridgestone

di Mattia Eccheli
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LONDRA – Una vita per gli pneumatici. Nel 1969 papà Silvano, adesso 82enne, aveva avviato l'attività nella quale è adesso coinvolto anche il nipote, Michele, 26 anni. Fra i due c'è Fabrizio Bardi, il 59enne livornese che ha appena archiviato l'esperienza di 4 anni con il precedente fornitore delle gomme alla Formula E nell'era Gen3 (65 gare con la Hankook alle quali si sommano i test ufficiali e altre sessioni di prove). Con la sua nuova società, la AkiTech, collaborerà alle attività della Bridgestone, che si è assicurata il contratto per il quadriennio Gen4, le monoposto a trazione integrale permanente che disporranno per la prima volte di ruote con una doppia mescola, una anche per il bagnato “spinto”.

«Le cose che mi piacciono della Formula E sono tre – sorride Fabrizio, il titolare – anche se una vale anche come difetto. Che è il rumore: è bello lavorare con il silenzio, anche se ogni tanto il rombo mi manca. Solo che torno ad apprezzare il sibilo elettrico dopo qualche decina di minuti sui circuiti dove corrono i bolidi con motori convenzionali». Gli altri due sono pregi reali: «Apprezzo molto l'armonia che regna nel paddock – prosegue – perché è vera, almeno con noi. Il resto non lo so. Ma parliamo con tutti e ci rapportiamo molto bene. Mi piace il fatto che si corra ancora dentro le città, anche se sempre meno. Ma credo sia inevitabile con le future monoposto».

La “squadra” della AkiTech di Bardi è tutta italiana. Poco più di una dozzina di persone, praticamente sempre con la valigia in mano, che la prossima stagione trascorreranno ancora meno tempo a casa perché il calendario sarà di 21 gare, anche se in ballo c'è perfino l'inserimento di Barcellona, che diventerebbe la seconda tappa spagnola dopo Madrid e anche la terza città iberica ad ospitare il mondiale elettrica (la prima era stata Valencia).

Con i suoi ragazzi – il figlio Michele, i fratelli Alessio e Thomas Conti, Giuseppe Evangelista, Alessandro Mainetti e il solo non toscano, ossia il veneto Riccardo Barbirato – Bardi arriva a inizio settimana e comincia ad allestire la propria struttura per smontare, montare, gonfiare e controllare gli pneumatici prima che vengano recapitati i container con le monoposto. Le procedure per l'approntamento delle gomme su ogni vettura richiede grosso modo un quarto d'ora, grazie a esperienza e strumentazione: «Consegniamo gli pneumatici a 1.7 bar di pressione – spiega – poi le scuderie fanno quello che ritengono più opportuno, naturalmente nell'ambito dei limiti imposti dal regolamento». In genere riducono la pressione al minimo: i controlli spettano ai commissari, sotto il tendone della AkiTech / Bridgestone rilevano le temperature esterne delle gomme, che fino alla 12 erano 250 per i fine settimana con due gare e 170 per quelli con una. Dalla prossima saranno di più per via della doppia mescola.

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mercoledì 19 agosto 2026 - Ultimo aggiornamento: 15:32 | © RIPRODUZIONE RISERVATA