Campionato Italiano Gran Turismo, la battaglia fra piloti entra in una fase calda

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Il Campionato Italiano Gran Turismo sta vivendo un autentico boom. I dati dell’ultima prova disputata al Mugello prima delle ferie riferiscono di 160 piloti impegnati sui saliscendi della pista toscana, che fanno del CIGT il più importante campionato nazionale. Sono presenti i brand più celebri: Ferrari, Lamborghini, Mercedes, McLaren, Audi, Porsche, BMW, e ancora Toyota, Alpine e Lotus. E a proposito di vetture di il parere drenze i Alberto Clementi Pisani, gia’ campione GT Cup Endurance 2024 che ha iniziato la stagione con l’Audi R8 LMS GT3 di Tresor Attemp Racing, per poi passare alla Lamborghini Huracán EVO 2 GT3 di GL Racing.
Studente modello alla Luiss, il giovane pilota romano, ventuno anni, spiega così le differenze tra le due macchine. “Capita spesso che mi chiedano quale delle due sia la macchina migliore. È la domanda sbagliata. Sono due GT3 costruite per lo stesso regolamento, con prestazioni allineate dal Balance of Performance, ma con due filosofie di guida distinte: quando passi dall’una all’altra non cambia il cronometro, cambia il modo in cui devi pensare al giro. La prima differenza che ho sentito, e la più netta, è la frenata. La Lamborghini frena meglio: il pedale è più rigido, ha una corsa più corta e ti restituisce subito quello che sta succedendo all’anteriore. È una sensazione che dà fiducia, e la fiducia in staccata è tutto— ti permette di posticipare il punto di frenata di quel poco che, sul giro secco, fa la differenza.
Sull’Audi il pedale è meno immediato e ti obbliga a essere più graduale nel rilascio, con un lavoro di modulazione più fine. Sullo sterzo il rapporto si inverte. L’R8 ha una guida che percepisco più morbida, meno diretta, ma che trasmette più informazioni: senti prima quando l’anteriore comincia a chiedere aiuto, e questo ti dà un margine di reazione più ampio. La Huracán è più decisa nell’inserimento, ma dialoga meno; devi fidarti di quello che hai imparato sulla macchina, più che di quello che ti arriva in quel momento dal volante.
Il vero discrimine, però, è il retrotreno. La Lamborghini ha tendenzialmente il posteriore più libero: in percorrenza e in trazione bisogna gestirla, non subirla. È una macchina che premia la precisione e che, quando la metti nella finestra giusta, ti restituisce moltissimo —ma sbagli poco e te lo fa pesare. L’Audi è più stabile dietro, più permissiva, e nel complesso leggermente più facile da guidare. Su un long run, o in una gara endurance con condizioni che cambiano e piloti diversi che si alternano al volante, quella facilità diventa un valore concreto e non un dettaglio.
Va detta una cosa che spesso si perde quando si fanno questi confronti: tutto dipende dal setup e da come la macchina viene mantenuta. Una GT3 preparata bene, con un assetto costruito attorno al pilota, può ribaltare buona parte di quello che ho appena descritto. Le differenze di cui parlo sono quelle che restano quando togli le variabili — la natura di base delle due vetture — non verità assolute valide in ogni weekend e su ogni pista. Poi c’è il capitolo che non si misura con i dati. Il sound. Il motore e il cambio della Lamborghini sono più piacevoli, punto. Non ti fanno andare più forte, ma influiscono su come vivi il tempo che passi dentro l’abitacolo, e chi guida sa che anche questo conta.
Per il resto siamo su terreni molto simili. L’elettronica è comparabile: traction control, ABS, strategie di gestione — la logica di lavoro è la stessa, cambiano le sfumature nella taratura. E questo, in fondo, è il senso della categoria GT3: convergenza tecnica, con abbastanza spazio perché ogni costruttore mantenga il proprio carattere. Se dovessi riassumere: l’Audi ti accompagna, la Lamborghini ti mette alla prova. Ho imparato cose diverse su entrambe, e credo che alternarle sia stato uno dei passaggi più utili della mia crescita come pilota. La macchina migliore, alla fine, è quella che in quel weekend riesci a capire prima degli altri”.




