Dakar 2026, 13 tappe e un riposo per il settimo rally raid saudita: quasi 4.900 km contro il tempo, ma senza l'Empty Quarter. Torna Peterhansel

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YANBU - Come nell'edizione del 2023, anche la Dakar 2026 – il rally raid più duro al mondo che costituisce la tappa iniziale del mondiale di specialità – parte da Yanbu, il centro petrolchimico saudita che si affaccia sul mar Rosso. Sabato 3 gennaio è in programma il prologo (23 chilometri di speciali e 75 di trasferimento), mentre il giorno dopo è previsto un anello con partenza e arrivo a Yanbu (305 km contro il tempo cui vanno sommati i 213 di collegamento). La carovana si sposta poi verso Alula, località che ospita anche la terza, la quarta e parte della quinta frazione, inclusa la “maratona” del 7 e 8 gennaio, prova che verrà riproposta il 13 e 14 gennaio a Bisha, sulla via del “rientro”.
Con questa doppia opzione, gli organizzatori hanno cancellato la cronometrata di 48 ore che era costata gara a diversi attesi protagonisti, senza peraltro eliminare le difficoltà. Dal tracciato è sparita anche l'incursione nel temuto e insidioso deserto “Empty Quarters”. Le tappe sono complessivamente 13 con un solo risposo, a Riad, sabato 10 gennaio, e arrivo il 17 sempre a Yanbu. Al via ci sono oltre 300 veicoli tra auto e camion (anche d'epoca, Dakar Classic), moto e via elencando per un totale di oltre 810 iscritti. Gli equipaggi dovranno percorrere quasi 8.000 chilometri, di cui circa 4.880 a cronometro (auto), vale a dire «una delle Dakar più lunghe di sempre», sintetizza il direttore David Castera.
L'attesa sfida è tra il vincitore dell'ultima edizione, il saudita Yazeed Al-Rajhi (Toyota Hilux della Overdrive), e quelli che si erano aggiudicati le ultime, ossia Carlos Sainz (adesso al volante del Ford Raptor della M-Sport) e Nasser Al-Attiyah (tra i protagonisti dell'operazione Dacia Sandriders – Prodrive). Attenzione anche al brasiliano Lucas Moraes, vincitore dell'ultimo mondiale di rally raid con la Dacia, al “cannibale” del rally Sébastien Loeb (stesso modello), che insegue il primo successo alla Dakar, Guillaume De Mévius con la Mini Jwc (il team X-Raid Mini Jwc ha ingaggiato la pilota italiana Rebecca Busi in un'altra classe), Mattias Ekström e Nani Roma (Ford), Henk Lategan, Seth Quintero e Toby Price del Toyota Gazoo Racing e Mathieu Serradori (Century Racing).
La Dakar torna a dare il benvenuto anche al “re del deserto”, il 60enne francese Stéphane Peterhansel, vincitore di 14 edizione del rally raid tra moto e auto. Il pilota sarà al volante di un Defender D7x-R della Prodrive alimentato da un V8 biturbo da 4.4 litri e sarà navigato dal connazionale Michael Metge per lavorare allo sviluppo della versione con la quale la Land Rover affronterà l'edizione 2027 della Dakar. Anche tra i centauri la sfida è apertissima con i fari puntati su Daniel Sanders (primo nel 2025 con la Ktm) e Ricky Brabec (vincitore nel 2024 con la Honda). Toby Price è nel frattempo passato alle quattro ruote come, dalla prossima Dakar, anche Kevin Benavides (due vittorie) e il fratello Luciano proverà a raccoglierne l'eredità.




