Dakar 2026, il 3 gennaio scatta il rally raid più duro al mondo: tra i quasi 70 italiani al via il 76enne Mutti e il presidente di Confindustria del Trentino
YANBU – Il “contributo” italiano alla Dakar, il rally raid più duro al mondo che per la settima volta si corre in Arabia Saudita (circa 8.000 chilometri quest'anno, anche se non per tutte le categorie), è significativo anche nel 2026. Su oltre 810 iscritti, quasi 70 arrivano dal Belpaese. La maggior parte è impegnata nella versione Classic, che ha riservato parecchie soddisfazioni al movimento nazionale, sempre sul podio nelle ultime tre edizioni con Lorenzo Traglio e Rudy Briani (due volte secondi e di nuovo tra i partenti) e con Paolo Bedeschi (che alla soglia dei 70 anni torna a gareggiare in Arabia Saudita assieme a Iader Giraldi) e Daniele Bottallo (due volte terzi).
I centauri al via sono sette: Paolo Lucci, Tommaso Montanari, Cesare Zacchetti (classe '69), Tiziano Internò, Manuel Lucchese, Mattia Riva e Andrea Gava. Nella prova riservata alle auto Maurizio Gerini affiancherà sempre come navigatore la pilota spagnola Laia Sanz, mentre Silvio e Tito Totani compongono il solo equipaggio tricolore a bordo di un buggy Optimus Md Rallye. Bruno Jacomy sarà il “secondo” dello svizzero Lucas Del Rio, mentre dopo aver fatto molto parlare di sé negli anni scorsi per via dello sponsor, la piattaforma Onlyfans, Rebecca Busi (30 anni il prossimo 20 febbraio) piloterà il Fenic della X-Raid “scortata” dall'uruguaiano Sergio Lafuente. A 27 anni, Busi era stata la più giovane italiana ad arrivare in fondo a una Dakar. Claudio Bellina guiderà sempre una spedizione nei Truck, questa volta per conto della sola Mm Technology e assieme a Marco Arnoletti e Bruno Gotti.
Nella Classic, con i suoi quasi 77 anni (li compirà a fine giugno), Marino Mutti, che al suo fianco su un Mercedes Unimog avrà Angelo Fumagalli, è fra i partenti più anziani in assoluto. Fabrizia Pons (che navigherà Luciano Carcheri), nata il 26 giugno del 1955, è la donna più esperta al via, non solo dell'Italia, che – grazie alla Tecnosport – schiera anche un equipaggio interamente femminile. È quello composto da Rachele Somaschini (classe 1994), Monica Buonamano e Serena Rodella che condividono l'abitacolo di un Unimog.
Contesa politico imprenditoriale tra l'altoatesino Josef Unterholzer (classe '60), decimo assoluto nell'ultima Dakar Classic e primo nella categoria H2b, e il trentino Stefano Delladio, di cinque anni più "anziano" (è del 1955). Unterholzer, navigato da Franco Gaioni con un Mitsubishi Pajero, ha fondato la Autotest, azienda fornitrice di componenti per l'industria automobilistica della quale ha poi ceduto la maggioranza nel 2016, ed è stato consigliere regionale. Delladio è titolare de La Sportiva ed è attualmente il presidente di Confindustria nella provincia di Trento: il manager si è “regalato” la Dakar a 70 anni, come ha anticipato Ubaldo Cordellini su Il T Quotidiano, e sarà al volante di una Porsche 959 Dakar con Guido Guerrini come navigatore.
Gli altri italiani al via sono Marco Ernesto Leva con Alexia Giugni, Gian Paolo Cavagna con Francesco Proietti, Francesco Pece con Simona Morosi, Renato Rickler del Mare con Massimo Gabbrielleschi, Alessandro De Meo con Claudio Pelizzeni, Damiano Lipani con Dominella Maverik (classe '56), Henry Favre con Alessandro Iacovelli, Giuliano Bergo con Francesca Gasperi, Filippo Colnaghi con la telegiornalista Irene Saderini, Michele Bini con Daniele Manoni, Davide Facchini con Francesco Minghetti, Paolo Fellini con Werner Gramm, Francesco Valente con Vichi Carlevaris, Andrea Cadei con Marco Valentini e Stefano Sbrana, Giorgio Porello (nato nel 1951) con Simone Casadei e Gianluca Capelli, Andrea Pozzetti con Enea Martino Corna e Luca Macrini, Giuseppe Francesco Simonato (pilota) con Alexander Sorbelli (meccanico) e il navigatore francese Wade Syndiely nonché Rocco Sbaraglia navigatore dello statunitense Tar Harvey.




