Elena “Hele Biker” Axinte: «Un anno in moto in Arabia Saudita sfidando pregiudizi e pandemìa»

Elena “Hele Biker” Axinte: «Un anno in moto in Arabia Saudita sfidando pregiudizi e pandemìa»

di Rossella Fabiani
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Un anno in Arabia Saudita da sola a bordo di una moto in tempi di pandemìa abbattendo tutti i pregiudizi. E’ la storia di Elena Axinte, 36 anni, romena di origine ma residente a Milano da più di 12 anni, che ha deciso di cambiare casa e vita diventando Hele Biker: una viaggiatrice del mondo assieme alla sua amata Harley Davidson Sportster 883.

“Fortemente spinta da un richiamo del mondo - dice al telefono - da un sentimento di appartenenza universale e dalla convinzione che ‘casa è ovunque’, ad agosto 2019 sono partita da Milano per un periodo indeterminato. Senza progetti e piani stabiliti. Avevo scelto soltanto la direzione: l’Arabia Saudita. Un anno prima avevo fatto la mia prima esperienza di viaggio importante, quattro mesi nei paesi dell’Africa, dal Marocco fino al Burkina Faso, attraversando sette nazioni.

Come è nata l’idea di un viaggio in moto in Arabia Saudita?

Durante il viaggio in Africa qualcuno mi aveva parlato di questo paese e della sua gente e ho deciso di andare in Arabia Saudita. Ma allora le condizioni di viaggio nel Paese erano ancora molto rigide e per una donna entrare da sola, per di più guidando una moto, era completamente impossibile. Dopo alcuni mesi, quando mi trovavo già in viaggio, ho saputo che il Regno aveva introdotto il visto elettronico e aveva abolito le restrizioni per le donne che viaggiano da sole nel Paese.

Quali sono state le tappe del viaggio?

Partita da Milano ho attraversato i Balcani, parte dell’Europa dell’Est (Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Kosovo, Serbia, Romania, Moldova, Bulgaria, Grecia), sono entrata poi in Turchia e da lì ho trovato la mia porta verso il Medio Oriente. Ho preso un traghetto e, attraversando il Mar di Levante, sono entrata in Libano, il mio primo paese arabo. Ho continuato con la Siria, la Giordania e, a fine febbraio 2020, sono entrata in Arabia Saudita: prima donna a farlo, con la moto, da sola in questo Paese dopo decine di anni di restrizioni. Ho iniziato a esplorare il più possibile e, dopo poco meno di due, tre settimane, è esplosa la pandemia del Covid-19. Così sono rimasta nel paese, dove qualche mese prima non sarei nemmeno potuta entrare, per un anno, due mesi e due settimane. Teoricamente sono stata bloccata, ma in pratica non mi sono mai sentita bloccata. L’Arabia Saudita è diventata la mia casa e, per più di un anno, l’ho esplorata tutta. Ogni angolo di questo paese ora è casa mia. Lo conosco meglio del mio paese di origine, la Romania, e meglio del mio paese di adozione, l’Italia.

Come è stato viaggiare nel paese?

Per un anno e quasi tre mesi ho vissuto nelle case dei sauditi avendo la possibilità di conoscerli in modo così autentico da immedesimarmi con loro, con la loro cultura, la loro vita, con tutto. Sono diventata io stessa una saudita. Le prime settimane, dopo l’annuncio della pandemia, le ho passate esplorando la parte del nord del paese e la costa del Mar Rosso. Sono entrata dalla Giordania, dalla frontiera Haql. Dopo l’area di Tabuk, il mio primo contatto con la terra saudita, sono andata ad Al Ula completamente stupita da Madain Saleh e sulle tracce dei nabatei. Ho continuato con Umluj e Yanbo alla scoperta della bellezza del Mar Rosso.

E poi Gedda, che è diventata la mia città del cuore in Arabia Saudita. Qui ho passato cinque mesi, i primi tre costretta dal lookdown e gli altri due perché sono stata infettata dal Covid-19 e ho dovuto guarire completamente prima di poter continuare il mio viaggio. Gedda è il mio punto di riferimento in Arabia Saudita. Lì si trova la mia amata famiglia saudita che mi ha ospitato e accolto senza sapere nulla di me prima. Con loro dovevo passare soltanto una settimana e quando tutto si è bloccato e io tentavo di cercare una sistemazione nelle nuove condizioni, tutta la famiglia mi ha detto che non sarei andata da nessuna parte, che il mio posto era lì e che sarei potuta rimanere per tutto il tempo necessario, una settimana, un mese, due, un anno o di più, la mia casa sarebbe stata quella. Così, dal nulla, senza avere nessun legame con loro. Sono questi i sauditi che io ho incontrato in tutto il mio viaggio. Tutti mi hanno aperto le loro porte come se ci conoscessimo da una vita e io non ho mai toccato una sola porta perché si sono aperte da sole.

Finito il lockdown e ormai guarita completamente dal virus, ho ripreso il mio viaggio. Tutte le frontiere erano chiuse, ma il paese all’interno era libero (certamente con tutte le norme di prevenzione per la pandemia). Ho sfruttato allora l’opportunità e ho deciso di esplorare ogni angolo del paese con la mia moto. È diventato il mio nuovo obiettivo. Non esiste in questo momento un posto, una regione, un villaggio dove non sono passata con le ruote della mia moto.

Il momento di lasciare Gedda dopo quasi cinque mesi è stato molto difficile, con molte lacrime e abbracci fortissimi, ma anche con una promessa: tornare almeno una volta prima di uscire dal paese. Così ho continuato sulla costa, verso sud, passando per Al Lith, una piccola città che nessuno mi consigliava di visitare e che mi ha offerto ancora una volta una grande lezione di umanità, avendo trovato ospitalità in una stupenda famiglia di yemeniti che mi hanno letteralmente pescata dalla strada.

Poi sono andata nell’entroterra, ho visitato Baha con la sua misteriosa nebbia e i paesaggi mozzafiato e infine la famosa regione dell’Asir, entrambe con un clima da invidiare nel periodo in cui gran parte del paese era sotto il caldo micidiale. Ho esplorato tutto: le montagne, i panorami, i tramonti e le albe e per tre settimane sono stata parte di una famiglia siriana.

Dopo la regione di Asir mi sono trasferita nello Jazan, molto a sud, al confine con le montagne dello Yemen. Nonostante il caldo torrido, Jazan mi ha confermato ancora una volte che appartengo a questa terra saudita.

Ho esplorato le fantastiche isole di Farazan nel Mar Rosso, le montagne di Feyfa, il Wadi Lajab e, alla fine, mi sono innamorata completamente delle montagne di Al Reeth e dello spirito beduino. Ho trascorso un’intera settimana in tenda, in cima alle montagne, in mezzo a una piantagione di caffè, isolata dal resto del mondo ma circondata dalle magiche montagne e dai cosiddetti “uomini fiori” (sull’abito tradizionale degli uomini di questa zona, c’è una corona di fiori che loro ancora portano sulla testa). Ho vissuto lì e ho goduto a pieno il “dolce far niente”, dove la frenesia della vita quotidiana sembra fermarsi ad un battito di mani e rimane soltanto un enorme senso di beatitudine nel contemplare la madre terra e un mondo della tradizione che si trova sempre più difficilmente. Nella città di Jizan ho persino avuto un matrimonio, senza sposarmi, organizzato dalla straordinaria famiglia che mi ha ospitato per più di due settimane. Volevano mostrarmi la tradizione di questa celebrazione così che hanno letteralmente organizzato per me un matrimonio in cui io ero la sposa ma senza lo sposo, con tutto ciò che un matrimonio comporta: abito tradizionale, addobbi floreali, tatuaggi con l’hennè, musica e danze, cibo tipico, ospiti e tanta allegria.

Poi è stata la regione di Najran che mi ha accolto con le sue bellezze ma anche con le sue difficoltà (considerando le complicate relazioni con il paese confinante). Un po’ un posto tabù anche per gli stessi sauditi. Le persone di quella zona mi hanno accolta con tanto entusiasmo, ero per loro come una boccata d’aria fresca, perché ci sono andata con il cuore aperto, senza paura e senza pregiudizi.

Sono arrivata molto lontano nella regione, raggiungendo anche la meno conosciuta Sharurah, proprio alla frontiera con lo Yemen, con il suo magnifico Rub ‘al Khali (the Empty Quarter). Ho avuto la possibilità di attraversare il deserto guidando la moto nel nulla e nel silenzio, avendo da una parte e dall’altra della piccola strada le bellissime e affascinanti dune di sabbia. Questa specifica esperienza mi ha fatto crescere, mi ha trasformato tanto in pochi giorni.

Finalmente ho raggiunto Riad, la grande Riad. La Riad aperta ma non ancora del tutto, la diversità, ma allo stesso tempo la staticità caratteristica ereditata dal deserto. Il moderno e l’antico. Tutto si può trovare ora a Riad e tutte le nuove aperture del paese partono da qui.

Ho continuato ad andare verso il nord scoprendo la regione del Qassim dove, in mezzo al nulla, al deserto, sembra che tutte le passioni del mondo si siano riunite. Ho incontrato gente appassionata di tante cose diverse, dalle attività di sport aereo, ai falchi, alle attività sportive sulle dune, ai cammelli, ai cavalli, ai giardini privati con animali esotici, passioni per il passato e per l’antichità, con tantissimi musei privati gratuitamente aperti a tutti.

Poi c’è la regione di Hail, famosa per essere la regione più generosa del regno, con montagne, canyon e deserti bellissimi. Sono andata fino all’estremo Nord nella regione di Arar dove si possono vedere gli inizi dell’era del petrolio, con la famosa “tap line” che era stata costruita per portare il petrolio dall’Arabia Saudita fino al Libano. La provincia dell’Est è stata l’ultima che ho esplorato, con un’area così diversa da tutte le altre, con un passo avanti nella libertà rispetto a tutti gli altri posti, sicuramente grazie all’influenza dei paesi confinanti (Kuwait, Bahrain, UAE) ma anche alla presenza di Aramco, la compagnia petrolifera che lascia la sua impronta occidentale ovunque.

Ma il momento più intenso del viaggio in questa parte del paese è stato quando mi sono immersa ancora una volta nel mio amato deserto Rub’Al Khali (Empty Quarter), questa volta dall’estremo nord, dove sono stata accolta da una famiglia di beduini e dove ho trascorso alcuni giorni con loro, nelle loro tende, in mezzo al nulla e ai cammelli, alle tempeste di sabbia, una vita di un’altro tempo, mangiando datteri e bevendo latte di cammello.

Ho completato così un anno intero e gli ultimi due mesi li ho trascorsi facendo un secondo giro per mantenere le promesse e salutare gli amici e le mie famiglie che porterò nel cuore tutta la mia vita.

Che cosa ti ha colpito di più dell’Arabia Saudita?

Ovunque sono andata ho fatto in modo di appartenere a quel posto. Ho avuto un’enorme opportunità di conoscere intimamente questo paese e il suo popolo. In quanto donna motociclista ho avuto il privilegio di accedere ad entrambi i mondi: quello degli uomini ma soprattutto quello delle donne arabe, in particolare le donne saudite, un mondo così misterioso, molto mal interpretato e stigmatizzato con mille pregiudizi. Ho avuto l’enorme opportunità di entrare nella più intima realtà della donna saudita, scoprendola dietro al velo, dietro all’abaya. E molte volte ho scoperto una normalità disarmante, imbarazzante al pensiero di tutti i luoghi comuni che esistono su questo argomento. Le donne saudite sono stupende, sono forti o deboli, imponenti o obbedienti, sono donne come tutte le altre donne.

Certo che esiste ancora oppressione e restrizione e che alcuni di questi pregiudizi hanno delle radici reali, ma quello che voglio dire è che non c’è soltanto questo. E che dietro a tutto questo c’è una grande parte di normalità, in una cultura completamente differente dalla mia.

C’è poi una grande differenza tra il sistema di un paese e la reale vita quotidiana. Il vecchio regime restrittivo non ha niente a che fare con il modo in cui la gente vive nell’intimità della propria casa. Se il vecchio sistema è stato molto restrittivo con le donne, non tutti i mariti, padri e fratelli delle donne si sono comportati così. Questa è la realtà che io ho conosciuto dall’intimità del nucleo familiare, senza voler dire che dappertutto è così e che tutti i “rumors” non esistano.

Il viaggio è terminato o stai ancora viaggiando in Arabia Saudita?

Dopo un anno, due mesi e due settimane il viaggio in Arabia Saudita è terminato (per ora). Ho trovato il modo di continuare il viaggio e finalmente ho attraversato una nuova frontiera andando alla scoperta di tutto il Golfo Arabo (attualmente mi trovo in UAE, gli Emirati Arabi Uniti).

Per chi volesse seguire il viaggio di Elena puo farlo sui suoi social: Instagram e Facebook

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Mercoledì 15 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento: 21:19 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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