Pierre-Olivier Gracia, il designer francese della Opel

FE, Garcia sintetizza il design della monoposto Gen4 di Opel Gse: «Prestazioni alla velocità della luce»

di Mattia Eccheli
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LE CASTELLET - «Identificare il nuovo temperamento». Per il 48enne designer francese della casa del Fulmine Pierre-Olivier Gracia è questa la cosa più difficile nell'approcciare una monoposto da competizione come la Gen4 con la quale la scuderia Opel Gse debutta in Formula E la prossima stagione, la numero 13. Qulla svelata a Le Castellet non è la livrea definitiva. «Quando affrontiamo il design tedesco cerchiamo sempre di evolverci e di imparare dalle cose – esordisce – e per questo era importante mantenere un legame con quello che già facciamo nel motorsport con il rally di Opel, ad esempio con i cubi e i pixel, che richiamano la ghiaia e sono sinonimo di questo tipo di competizione».

E il messaggio della monoposto elettrica è?

«Questa macchina è tutta incentrata sulla folle velocità (fino a 335 km/h, ndr) e pertanto il lavoro è stato quello di trasferire la prestazione (l'accelerazione da 0 a 100 orari avviene in poco più di 1,8 secondi, ndr) anche quando la monoposto è ferma: la dovevamo rendere comunque scattante, in movimento».

Altro?

«C'è la nostra campagna Omg (acronimo di Oh my god, ndr), che è quello che dovresti esclamare quando vedi la monoposto girare».

A Le Castellet anche altri costruttori hanno portato solo livree provvisorie.

«Stiamo lavorando alla versione definitiva, che riveleremo a Parigi, in occasione del Salone (tra il 12 e il 18 ottobre, ndr), assieme ad un'altra serie di comunicazioni. Però volevamo essere anche qui e volevamo anche essere super visibili e super riconoscibili, con il nostro super giallo».

La livrea finale sarà molto differente?

«Quello che vedremo sarà lo stesso linguaggio estetico. Qualcosa si è già intuito anche con la tuta di Sophia Flörsch (la 25enne pilota tedesca ingaggiata come sviluppatrice e collaudatrice, ndr) e anche con il suo casco: tutto fa parte della stessa interpretazione. Mettiamola così: gli ingredienti saranno sempre gli stessi, ma verranno “cucinati” in modo leggermente differente».

Quanto è difficile “disegnare” una monoposto?

«Non è tanto il numero di posti a fare la differenza, ma quello che per questo bolide è stato piuttosto difficile è stato adattare il design alle superfici. Sulla Gen3 si lavorava praticamente su dei pannelli, mentre sulla Gen4 ci sono onde. È stata una nuova sfida, ma siamo contenti perché siamo riusciti a trovare un modo per interpretarle e configurarle in una maniera... tedesca».

In tre parole?

«Prestazioni alla velocità della luce».

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mercoledì 22 aprile 2026 - Ultimo aggiornamento: 11:43 | © RIPRODUZIONE RISERVATA