FE, Martì (Cupra Kiro), il solo debuttante della stagione 12: «La frenata è la cosa più difficile. Ticktum? Un buon compagno di squadra»

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SAN PAOLO – Pepe Martì ha vent'anni. È catalano. Ed è il solo debuttante della stagione 12 della Formula E. Lo ha ingaggiato la Cupra Kiro (motorizzata Porsche) e, con i suoi modi educati e cortesi, sembra il fidanzato ideale che i genitori vorrebbero per la figlia. Parla un inglese delizioso (ma ha studiato “solo” alla scuola internazionale di Barcellona) e il suo italiano è oltremodo convincente, anche se precisa che «mi manca un po' il vocabolario». Invidiabile. È stato catapultato nel mondiale elettrico pochi giorni prima dei test ufficiali di Valencia, che si sono tenuti a fine ottobre, quando è stato preferito a Jake Hughes, che aveva già corso per la McLaren e per la Maserati: «Non so se ho fatto meglio di lui – sorride – Io ho fatto quello che dovevo fare: non so cosa abbia fatto lui. Ho svolto il mio lavoro e non è il caso di fare paragoni».
In casa non corre nessuno: «Ho cominciato quando avevo quasi undici anni – ricorda – e guardavo le gare con la mamma. Era lei che mi svegliava alle quattro della mattina per il Gran Premio di Suzuka».
Quindi, come ci sei arrivato in Formula E?
«All'ultimo momento. Io ero in Formula 2 e mancavano ancora due gare: la Formula E non era ancora un'opzione, però sono ambassador di Cupra in Spagna».
Cosa ti aspetti da questa prima stagione?
«Difficile dirlo, ma dopo le prime tre gare avrò un'idea migliore del campionato e di dove sono io, rispetto agli altri piloti. Penso che a Jeddah potrò essere più preciso sulla situazione. Vedremo anche quanti punti avrò».
Il tuo compagno di scuderia è Dan Ticktum, il “bad boy” del motorsport.
«È un buon compagno di squadra. Non siamo ancora stati in pista assieme, che è una cosa molto diversa, ma finora, anche nei test di Valencia, mi ha aiutato moltissimo e ho già imparato molto da lui»
Qual è la cosa più complessa in Formula E?
«La frenata, assolutamente. Peraltro è anche possibile che non avendo esperienze né riferimenti precedenti con una monoposto così, con questa tecnologia, sia più facile imparare, almeno all'inizio. Ma la frenata è veramente molto difficile ed è risultato chiaro anche ai test di Valencia. A San Paolo con tutti i dossi e i salti potrebbe essere ancora più complesso».
Parliamo dei test di Valencia: un bilancio?
«Ho fatto il mio lavoro e ho finito a mezzo decimo dal mio compagno: cito lui perché lo considero l'unico da prendere prendere a riferimento visto che abbiamo la stessa macchina. Però i test sono solo dei test: abbiamo portato a termine il programma che ci eravamo prefissati, malgrado io abbia anche avuto un problema al primo giorno per via del quale ho perso parecchi chilometri».




