FE, i piloti elettrici della Ds Penske: Barnard contro i circuiti con giri troppo corti e Günther a favore dei tracciati cittadini
JEDDAH – Max Günther e Taylor Barnard non sono solo piloti “elettrici”, ma anche automobilisti a zero emissioni: il tedesco e il britannico della Ds Penske, la scuderia franco statunitense impegnata in Formula E, guidano le monoposto Gen3 Evo nel mondiale più sostenibile che ci sia e sono al volante rispettivamente di una Ds 8 e di una Ds 4 nella vita di tutti i giorni. Il giovane Barnard ha addirittura immaginato un concept, anche se a Jeddah è concentratissimo sul fine settimana di gara, il primo con due ePrix della stagione 12.
Il britannico riflette sull'ePrix che si è corso due settimane in Florida: «Per me quello di Miami non è stato un brutto fine settimana – spiega – È stata solo una questione di risultati, perché nelle prime libere ero terzo, nelle seconde il più veloce e di nuovo il più veloce nella qualifica di gruppo. La stagione che è cominciata così: sono il più veloce e mi trovo bene con la squadra e con la macchina, ma i punti non lo dicono. A parte quelli, tutto il resto è positivo». Circa quello che è successo in gara, Barnard è diplomatico: «Non posso dire molto – aggiunge – Abbiamo fatto un errore: pensavamo che la pista si sarebbe asciugata più in fretta. È piuttosto chiaro quello che abbiamo sbagliato e anche facile sapere quello che dovremo fare in futuro». A proposito della pista, con tornate da 55 secondi, invece, è decisamente meno cauto: «Non sono troppo favorevole a giri così corti – avverte – Un mondiale dovrebbe avere tornate da un minuto e venti, un minuto e trenta. Era quasi la sensazione di una pista da go-kart: non era troppo piccolo, solo troppo corto. Con qualche curva in più per renderlo più lungo sarebbe stato meglio».
«Conosciamo la pista di Jeddah dallo scorso anno, anche se è stata apportata qualche leggera modifica ai cordoli, la sostanza non è cambiata - riflette Maximilian Günther, il tedesco che un anno fa nel primo ePrix saudita della stagione 11 aveva conquistato pole, successo e giro veloce – Arriviamo da Miami dove le cose non sono andate come volevamo: abbiamo fatto delle scelte sbagliate. È una questione di avere pazienza e di essere resilienti, ma sono fiducioso». «In Formula E devi fare i comptiti a casa perché sai che un decimo, soprattutto in qualifica, può fare la differenza e trasformare il fine settimana».
Con i più prestazionali bolidi Gen4 la Formula E sembra destinata a spostarsi sempre di più verso i circuiti permanenti: «Al simulatore le sensazioni sono eccellenti e non vedo l'ora di guidare la nuova monoposto – ammette Günther – ma anche le gomme saranno nuove. A me piacerebbe che venisse mantenuto il Dna del mondiale, con le gare in città. Questo è quello che ci è sempre piaciuto della Formula E e credo che non sia una cosa che riguarda solo i piloti: portare il motorsport nelle città, vicino a dove abita la gente, è elemento chiave. Ma le decisioni non le prendo io: la mia speranza è che ci siano quanti più tracciati cittadini possibili, perché in futuro anche a Londra e Tokyo sarà difficile gareggiare». In cambio il tedesco è entusiasta degli ePrix notturni della capitale giapponese: «Una grande cosa – conclude – mi piace molto. È un grande spettacolo per il pubblico, ma anche la vista dall'abitacolo è notevole».




