FE, i volontari del mondiale elettrico, tra 150 e 300 quelli reclutati dalla Fia per ogni EPrix. Gli italiani vanno a Monaco
VALENCIA – Come il resto del motorsport, anche la Formula E conta sui volontari. Che sono migliaia ogni anno. «Ne abbiamo fra i centocinquanta e i trecento a seconda delle gare e dei circuiti», spiega Pablo Martino, il delegato responsabile del mondiale elettrico per conto della Federazione Internazionale dell'Automobile (Fia). In linea con la visione del campionato, che vuole essere un punto di riferimento per la sostenibilità ambientale e per la parità di genere, il manager catalano spiega che le donne coinvolte sono in aumento. «Non ho numeri precisi, ma credo che adesso siamo attorno al trenta per cento, con una tendenza a salire – chiarisce – Di sicuro tutti quelle si rendono disponibili, investendo il loro tempo libero e talvolta anche prendendosi ferie, sono persone che hanno una grande passione per il motorsport. E fare il volontario è uno dei modi per vivere le gare in un modo differente».

La selezione avviene solitamente grazie al coordinamento con le autorità sportive nazionali, anche perché il personale deve essere formato. Le figure che servono sono molte e diverse, con le donne principalmente impegnate in ambito sanitario, ma anche a bordo pista. A ogni “angolo” dei circuiti servono almeno tre persone pronte ad intervenire, anche se è lungo la pit lane che è necessario il maggior numero di volontari (non meno di una quarantina), tra osservatori, verificatori, “sbandieratori” e altre figure specializzate, incluse quelle che controllano cosa succede ai box e chi vi accede.

«Facciamo la formazione prima, durante e anche dopo ogni prova – insiste Martino – perché anche se la Formula E è un campionato particolare ci sono disposizioni che servono anche in altre classi del motorsport». E, soprattutto, come anticipato nei giorni scorsi a proposito della sicurezza, vengono svolte esercitazioni sulla “estrazione” dai veicoli e sulle diverse procedure che devono venire seguite e che vengono poi trasferite anche a livello nazionale.

Per molti essere presenti ad un mondiale è una “promozione” rispetto alle attività svolte in rassegne minori o nazionali. E costituisce una sorta di gratificazione. «Abbiamo commissari che sono con noi da oltre vent'anni», sorride Martino. E ci sono volontari che si spostano da una nazione all'altra, in caso di bisogno: spesati, ma non pagati. Quelli che arrivano dall'Italia, ad esempio, vanno principalmente a Monaco, adesso che il Belpaese non compare più nel calendario del mondiale elettrico. Per ragioni varie, anche di dimensioni del circuito, lungo alcuni tracciati i volontari sono in numero maggiore. Il primato spetta a Jeddah, il compendio che ospita anche la Formula 1, dove reclutare personale è particolarmente semplice, anche per via delle attività di promozione svolta dalla federazione locale.




