Ford, ecco la hypercar per riportare a Le Mans la sfida alla Ferrari con un V8 aspirato dal sound americano

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Ford, ecco la hypercar che la casa americana ha messo per la prima volta in pista il 5 agosto scorso sul tracciato del Paul Ricard, a Le Castellet, a pochi passi dalla Oreca, lo specialista che ha sviluppato l’ennesima variante del suo telaio dopo aver fatto altrettanto per Acura, Alpine e Genesis.

La LMDh (Le Mans Daytona hybrid) a stelle e strisce è stata svezzata da Matt Campbell e Logan Sergeant e i prossimi giorni toccherà a Tom Blomqvist e Mike Rockenfeller prenderne le misure, in attesa che facciano lo stesso Nick Yelloly e Sebastian Priaulx, ovvero gli altri due piloti arruolati per i due terzetti che il prossimo anno saranno al volante delle due vetture schierate da Ford nel WEC.

Come è noto infatti, il costruttore americano ha scelto di partire dal campionato mondiale di durata invece che dall’IMSA dove dovrebbe presentarsi invece nel 2028, ma non c’è ancora la conferma. L’obiettivo di Ford è confrontarsi nel campionato che le permetterà di tornare alla 24 Ore di Le Mans sfidando la Ferrari lì dove riuscì a batterla per 4 volte consecutive dal 1966 al ’69.

La LMDh della quale sono state diffuse alcune foto insieme ad un breve reel mostrano un prototipo le cui camuffature proteggono ancora le luci e le parti grafiche, con le quali le case riescono a caratterizzare anche le vetture da corso secondo i propri canoni stilistici, ma non possono fare altrettanto con le forme fondamentali che rivelano alcuni particolari interessanti.

Il frontale è basso e affilato come quello di Ferrari, Toyota e le altre sorelle che ne condividono la base telaistica ed aerodinamica, ma una forma meno complessa e la presenza di due coppie di baffi. Lo stesso dicasi per le fiancate mentre la pinna ricorda la Porsche 963 e la parte superiore la Alpine con tutto il suo reticolo di sfoghi. Originali invece gli attacchi dell’ala posteriore, che si appoggiano sui passaruota come sulle LMP1.

Ma la parte più gustosa del debutto in società della Ford LMDh è sicuramente quella acustica. Si è finalmente sentita la voce del V8 aspirato Coyote in tutta la sua estensione mentre un mese fa fu possibile ascoltarne la prima accensione (fire up, in gergo) poi due sgasate e nulla di più. L’attesa tuttavia non è andata delusa: il V8 ha un sound davvero americano, gutturale e rabbioso.

Del resto erano V8 aspirati anche quelli con cui la GT40 vinse quattro edizioni consecutive della Le Mans, anche se avevano l’albero motore a 90 gradi e non piatto come il Coyote. Sarà inevitabile il confronto con l’altro V8 americano, il V8 5.5 della Cadillac, anche se hanno una nota leggermente diversa: più cupo e regolare quello dell’Ovale Blu, più borbottante e selvaggio quello della Cadillac.

In ogni caso, le corse di durata avranno un motivo di interesse in più. E non sarà il solo: nel 2027 infatti vedremo l’arrivo della McLaren con la sua hypercar, una LMDh più italiana che inglese vito che avrà telaio Dallara e motore V6 2.9 biturbo sviluppato dalla Autotecnica Motori. La britannica ha però già il nome MCL-HY mentre la LMDh Ford non ha ancora una denominazione. Si accettano scommesse.




