Giancarlo Minardi: «Zanardi unico e immortale». Il costruttore lanciò Alex in F.1: «Si ripeterà il fenomeno Senna, è stato d'esempio per tanta gente»
«Un uomo fantastico». Non ha mezzi termini Giancarlo Minardi, nome storico dell’automobilismo italiano, nel descrivere Alex Zanardi. «Un grande sportivo ma prima ancora un uomo meraviglioso che ha contribuito a rendere più serena la vita di tante persone. Motivandole e facendo loro da esempio di come superare le avversità».
Minardi, che di piloti giovani ne ha messi in macchina e allevati tanti, ha avuto tra le file della sua squadra F1 anche Alex Zanardi.
Nel lontano 1992. Un’apparizione fugace quella di Zanardi sulla Minardi F1, ma sufficiente nel far conoscere a Minardi le grandi doti umane di Alex. Come arrivò a lui?
«Lo seguivo da tempo, fin dalla F3 e F3000 e mi aveva impressionato perché con le sue sole forze, senza essere un pilota con la valigia, come venivano soprannominati quelli con tanti mezzi alle spalle, era riuscito ad arrivare alla Formula Uno nel 1991. Io nel 1992 mi sono trovato nella necessità di sostituire temporaneamente uno dei miei piloti, Christian Fittipaldi, che si era infortunato. Alex era fermo e ho pensato a lui. Gli ho offerto la mia macchina e ha disputato quattro corse con la Minardi»
Il suo bilancio con lui?
«Purtroppo era un’annata disastrata per il nostro team: eravamo appena passati dai motori Ferrari ai Lamborghini, soffrivamo di problemi tecnici e Zanardi non ha neanche avuto modo di allenarsi per bene con la nostra vettura. Per cui non sono usciti grandi risultati. A fine stagione ha avuto l’opportunità di andare con la Lotus F1, poi nel 1996 decise di trasferirsi negli Stati Uniti per gareggiare nelle serie americane dove ha stravinto diventando un idolo negli States. Dopo il grande incidente in Germania e l’amputazione è iniziata la sua nuova vita dove si è rivelato al mondo per quell’uomo formidabile e generoso che era, come io sapevo già. Un uomo eccezionale oltre che un’atleta eccezionale per vincere le tante medaglie olimpiche e la maratona di New York».
Qual era la sua dote migliore?
«L’entusiasmo. La generosità. È stato un uomo fantastico ma soprattutto un uomo che ha contribuito a rendere più serena la vita di tante persone: lui diceva di essere fortunato perché poteva permettersi certe cure che erano fondamentali nella sua condizione. Ma ha anche fatto tanto per aiutare i suoi simili che avevano le stesse disabilità e non avevano i mezzi che aveva lui. Ha generato un’enorme eco attorno al mondo della disabilità e ha contribuito, nella sua maniacale perfezione, a migliorare gli strumenti che questi ragazzi sfortunati devono usare. Ha fondato un’associazione benefica per aiutare le persone nelle sue condizioni, e ironia del destino, l’ultimo terribile incidente, nel 2020, gli è capitato proprio mentre era mobilitato per un’attività di solidarietà per la sua associazione.
Che ricordo le resterà di Alex?
«Di un ragazzo che sapeva affascinarti con i suoi racconti. E che era capace di scherzare sulla propria situazione superando imbarazzi e luoghi comuni. Una volta al Mugello, a una corsa, si divertì a mostrarci come riusciva senza protesi a muoversi con la rapidità di un gatto arrampicandosi solo a forza di braccia sul tetto del suo motor home».
Che eredità lascia Zanardi?
«Io credo si ripeterà il fenomeno che è successo per Senna. Sabato 1 maggio Imola era piena di gente che ricordava con affetto Ayrton a 32 anni dalla morte. Onoravano la sua figura sportiva ma anche quella di uomo impegnato nella beneficenza. Tante persone che neppure l’hanno visto correre, erano lì a onorare il suo nome e la sua figura. Credo che Alessandro genererà lo stesso effetto. Perché lascia un ricordo di un uomo che ha saputo affrontare avversità incredibili superandole e facendo da esempio per la gente. Credo che ogni 1 maggio ci troveremo di fronte a un grande momento mediatico di amore e passione verso due campioni».




