Hamilton, un ritorno in grande stile: «La Ferrari mi dà ottime sensazioni»

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L’immagine più bella è quella dell’abbraccio fra Lewis Hamilton e Kimi Antonelli sul podio. Perché il ferrarista ha sempre avuto una simpatia speciale per il bolognese. Avevano condiviso un anno in squadra assieme, Hamilton nell’ultima stagione con le frecce d’argento e Antonelli come pilota di riserva; Lewis si è sempre sentito come il fratello maggiore del giovane bolognese: gli ha dato consigli, lo ha cresciuto e formato. La vittoria di Andrea Kimi in Cina perciò ha reso più dolce il podio di Hamilton e illuminato il suo sorriso. Per Hamilton è il primo vero podio con la tuta rossa dopo quindici difficili mesi da ferrarista. È vero che Lewis aveva vinto la gara Sprint proprio in Cina l’anno scorso, ma quella non fa testo per le statistiche della F1 e soprattutto fu un fatto più unico che raro perché la Ferrari dell’anno scorso era nervosa e instabile. La SF-26 di quest’anno invece sì che va forte: Hamilton la sente sua, ha fiducia nella macchina e questo lo porta a dare tutto se stesso in gara. Non gli era mai accaduto di duellare così intensamente con Leclerc, ruota a ruota ma con correttezza, e avere la meglio sul compagno di squadra.

Un duello che Fred Vasseur ha riassunto così: «La battaglia tra le nostre due auto è stata esaltante per il team, per l’intera F1 e per tutti i nostri fan. Meno per il mio cuore che ha raggiunto pulsazioni altissime! Però hanno duellato correttamente fra loro. Ordini di scuderia? Non ci ho mai pensato, ho preferito lasciarli liberi di lottare piuttosto che congelare le posizioni. Mi fidavo di loro». Il terzo posto per Hamilton, e soprattutto l’aver sopravanzato alla fine il compagno, è un’enorme iniezione di fiducia e di autostima per l’inglese. «La battaglia con Leclerc è stata grandiosa e durissima in pista. La macchina mi ha dato grandi sensazioni in pista». Leclerc, pur deluso, da gran signore qual è, ha accettato con sportività la sconfitta: «Mi sono davvero divertito in gara e abbiamo dato tutto. Accetto il risultato perché Lewis andava più forte di me; per tutto il week end cinese è stato più rapido».
La Ferrari però è riuscita a dare battaglia alle Mercedes soltanto per una ventina di giri, poi le frecce d’argento si sono involate come avevano già fatto in Australia. «Ne avevamo avuto un assaggio a Melbourne, ma qui sono state devastanti», ha ammesso Leclerc. Quindi la domanda adesso è: quanto è lontana la Ferrari dalle Mercedes? E come si può colmare il divario? La prima risposta la dà il cronometro: Hamilton ha finito la corsa a 25” dal vincitore Antonelli, mentre in Australia la Ferrari era arrivata a 15” dal primo. Vasseur ammette: «Realisticamente hanno ancora circa 5 decimi di vantaggio al giro su di noi». Cos’è invece che fa la differenza? Stavolta è Hamilton a inquadrare il problema: «Il motore. Hanno maggiore potenza e riescono a sviluppare una velocità superiore in rettilineo. Non so se è dovuto al fatto che dispongono di un turbo più grande, però di fatto le Mercedes hanno più potenza di noi e in rettifilo, quando ci sorpassano, sembrano volare via. È tutta lì la differenza fra noi e loro perché invece nelle curve noi siamo forti quanto loro». Ma qual è la soluzione allora? Lavorare, lavorare e… aspettare. Perché questo nuovo regolamento prevede che dopo sei gare entri in vigore una nuova regola (chiamata “Aduo”) che consentirà ai team con motori meno potenti di apportare modifiche ai propulsori. Per avvicinare le prestazioni e rendere le gare più combattute.



