Il bilancio di Sandbichler (Hankook): «Quattro anni in Formula E senza alcun danno ad una gomma»
LONDRA – Commozione sì, lacrime no. Manfred Sandbichler, direttore del motorsport di Hankook, l'azienda coreana che ha fornito gli pneumatici monomescola per le monoposto Gen3 della Formula, è a Londra per le gare dell'addio: dalla prossima stagione, la numero 13, è previsto il subentro da parte della giapponese Bridgestone.
Il bilancio dopo quattro anni?
«È molto semplice: quattro anni senza un danno alle gomme e anche senza problemi con le scuderie. I nostri ingegneri hanno lavorato sempre bene con tutte le squadre in questo lasso di tempo e la divisione marketing è contenta per via del ritorno sull'investimento in Formula E».
C'è altro?
«Personalmente voglio aggiungere che sono stati quattro anni con degli amici, alcuni nuovi e altre amicizie sono state consolidate: questo rende il congedo ancora più difficile. In definitiva un bilancio molto più che positivo: Hankook e Formula E sono stati una squadra molto forte. Siamo orgogliosi di aver fatto parte di questa competizione».
Allora come mai il sodalizio è durato “solo” quattro anni?
«Sai come funziona nel motorsport... Ci sono delle gare di appalto: alle volte le vinci, alle volte no. Avremmo proseguito volentieri, che era la nostra intenzione, ma occorre essere degli sconfitti “sportivi”: adesso tocca agli altri dimostrare quello che sanno fare».
Ci riproverete?
«Analizziamo ogni bando, questo è ovvio. Se guardiamo le prescrizioni per la Gen4, ci sono dei grandi passi in avanti rispetto alla Gen3: è naturale che la Formula E progredisca e quindi in tempi relativamente brevi vedremo cosa fare. In generale, siamo aperti e interessati».
La Formula E è considerato un laboratorio: è stato così anche per voi?
«È un laboratorio su ruote, anche per noi sì, sostanzialmente come tutte le altre serie. Noi testiamo in condizioni estreme quello che i nostri ingegneri sviluppano nei vari centri in giro per il pianeta. Nelle competizioni andiamo al limite e anche oltre, ma questo non significa che se oggi una cosa funziona, già domani questa venga trasferita nella produzione di serie».
Cosa succede allora?
«Ci sono tante piccole innovazioni, dalle materie prime alle combinazioni di materiali, che possono venire adottate nella fase di produzione. La Formula E ci è servita soprattutto sul versante della mobilità elettrica, che è sempre più esigente. Le auto diventano più pesanti e potenti e necessitano di pneumatici in grado di supportarle. Da questo punto di vista il mondiale è stato un centro di sviluppo ottimale».
In cifre: quante gomme avete venduto in più e quanti nuovi clienti vi siete guadagnati?
(sorride) «Se fossi in grado di rispondere a queste domande sarei il guru planetario del marketing. Non sono in grado di dirtelo e credo che nessuno possa farlo».
Quindi?
«Sarebbe troppo bello se al termine di un fine settimana di gara in cui tutto è andato tutto bene ci fosse la gente in coda dai gommisti per chiedere le Hankook: non funziona così. Quello che sappiamo e vediamo è che l'andamento della nostra azienda è positivo e pertanto non deve essere troppo sbagliato quello che facciamo».
Adesso vi concentrate sul mondiale di rally...
«Solo in Europa ci occupiamo di altre trenta serie: adesso le seguirò più da vicino, tornando ad incontrare altri amici. Alcune le seguo da almeno quindici anni: è tempo che torni a farmi vedere anche in quelle, ma non significa che dietro le quinte smettiamo di lavorare a un possibile ritorno».
Il più bel ricordo in Formula E?
«Facilissimo, anche se ogni evento è particolare per me. Ero con il mio amministratore delegato dell'epoca a Valencia, alla vigilia della presentazione della nuova monoposto Gen3. Eravamo nel parco di un albergo dove è arrivata la dirigenza della Formula E al gran completo, che si è accomodata a qualche tavolo di distanza. Dopo cinque minuti è arrivato Alberto Longo e ci ha invitati a sederci con essa: “Siete parte della famiglia, adesso”. Non lo dimenticherò».




